Pubblichiamo gli estratti di alcuni interventi di don Caccia negli ultimi mesi: dalla gratitudine per l'accoglienza ricevuta all'incoraggiamento a un cammino di comunione, al senso del ministero come servizio del sacerdozio comune

Mauro COLOMBO
Redazione

Senza alcuna enfasi, ma esprimendo sentimenti autentici. Così don Silvano Caccia si è rivolto ai suoi parrocchiani di Giussano nei pochi mesi in cui ha guidato la Comunità pastorale San Paolo.
Nella Lettera di Natale alle famiglie, per esempio, scriveva: «Queste festività sono capaci di aprire i nostri cuori a sentimenti nuovi, che aiutano a vivere con più profondità l’apertura, l’accoglienza, la condivisione, la collaborazione (…) perchè nel Natale facciamo memoria del gesto di Dio che in Gesù è venuto tra noi: ha accettato di condividere la nostra vita per insegnarci ad amare con verità, con gratuità, con infinita dedizione». E sottolineava: «Sono proprio questi gli atteggiamenti che abbiamo trovato in voi in questi primi mesi della nostra presenza a Giussano. Cogliamo l’occasione per esprimere il nostro ringraziamento per tutto ciò che avete fatto per favorire l’inizio del nostro ministero nella comunità che ora sentiamo anche nostra. Ci auguriamo che questo patrimonio di valori possa crescere sempre più e costituisca un punto d’appoggio stabile per il cammino della nostra comunità civile ed ecclesiale».
Sempre in prossimità del Natale, nel notiziario parrocchiale del 21 dicembre, annotava: «L’augurio (…) che rivolgiamo a tutti i parrocchiani e alla comunità di Giussano vorrebbe esprimere tanti altri significati. (…) Innanzitutto la gratitudine per come Giussano ha accolto la nostra nuova presenza, dopo aver salutato con riconoscenza don Franco e don Eugenio per il ricco e prezioso ministero vissuto tra noi. E nello stesso tempo il giusto riconoscimento che i momenti della vita ecclesiale sono proseguiti con continuità e intensità, anche dopo il comprensibile iniziale smarrimento dovuto ai cambiamenti, e sono stati vissuti grazie alla disponibilità di molti che sentono prioritario il servizio e l’edificazione di tutta la Chiesa. Così ci siamo trovati immediatamente coinvolti nella vita della comunità (…). Con sincerità riconosciamo di aver sperimentato rispetto e pazienza anche a fronte di nostre esitazioni e sbagli, ma di aver pure percepito il desiderio di renderci partecipi di una storia buona e costruttiva che la comunità può far sperimentare (…). È augurarsi che tutto questo patrimonio di bene possa alimentarsi alla pace che Gesù viene a donare. E possa trovare nella buona volontà degli uomini il punto di forza per saperlo continuare anche oggi, anche di fronte a rischi o pericoli che possono verificarsi nei nostri contesti e nei giorni che ci troviamo a vivere».
E infine, nell’omelia della messa di inaugurazione della Comunità pastorale (25 gennaio): «Il nostro essere sacerdoti altro scopo non ha che essere a servizio del sacerdozio comune di tutti i fedeli. Trova qui radice la nostra disponibilità al vescovo per vivere il ministero sacerdotale a servizio dei fedeli battezzati, dove lui ci chiama. Così in questo momento rivolgiamo un ricordo riconoscente a don Franco e don Eugenio, a don Virginio, a don Mauro e a don Franco. E con la stessa intensità vi ringraziamo per come avete accolto la presenza di noi nuovi sacerdoti nella comunità che andiamo a costruire, assieme alle religiose, alle famiglie e a tutti gli altri fedeli, nel servizio di quel sacerdozio comune che nasce dal battesimo». Senza alcuna enfasi, ma esprimendo sentimenti autentici. Così don Silvano Caccia si è rivolto ai suoi parrocchiani di Giussano nei pochi mesi in cui ha guidato la Comunità pastorale San Paolo.Nella Lettera di Natale alle famiglie, per esempio, scriveva: «Queste festività sono capaci di aprire i nostri cuori a sentimenti nuovi, che aiutano a vivere con più profondità l’apertura, l’accoglienza, la condivisione, la collaborazione (…) perchè nel Natale facciamo memoria del gesto di Dio che in Gesù è venuto tra noi: ha accettato di condividere la nostra vita per insegnarci ad amare con verità, con gratuità, con infinita dedizione». E sottolineava: «Sono proprio questi gli atteggiamenti che abbiamo trovato in voi in questi primi mesi della nostra presenza a Giussano. Cogliamo l’occasione per esprimere il nostro ringraziamento per tutto ciò che avete fatto per favorire l’inizio del nostro ministero nella comunità che ora sentiamo anche nostra. Ci auguriamo che questo patrimonio di valori possa crescere sempre più e costituisca un punto d’appoggio stabile per il cammino della nostra comunità civile ed ecclesiale».Sempre in prossimità del Natale, nel notiziario parrocchiale del 21 dicembre, annotava: «L’augurio (…) che rivolgiamo a tutti i parrocchiani e alla comunità di Giussano vorrebbe esprimere tanti altri significati. (…) Innanzitutto la gratitudine per come Giussano ha accolto la nostra nuova presenza, dopo aver salutato con riconoscenza don Franco e don Eugenio per il ricco e prezioso ministero vissuto tra noi. E nello stesso tempo il giusto riconoscimento che i momenti della vita ecclesiale sono proseguiti con continuità e intensità, anche dopo il comprensibile iniziale smarrimento dovuto ai cambiamenti, e sono stati vissuti grazie alla disponibilità di molti che sentono prioritario il servizio e l’edificazione di tutta la Chiesa. Così ci siamo trovati immediatamente coinvolti nella vita della comunità (…). Con sincerità riconosciamo di aver sperimentato rispetto e pazienza anche a fronte di nostre esitazioni e sbagli, ma di aver pure percepito il desiderio di renderci partecipi di una storia buona e costruttiva che la comunità può far sperimentare (…). È augurarsi che tutto questo patrimonio di bene possa alimentarsi alla pace che Gesù viene a donare. E possa trovare nella buona volontà degli uomini il punto di forza per saperlo continuare anche oggi, anche di fronte a rischi o pericoli che possono verificarsi nei nostri contesti e nei giorni che ci troviamo a vivere».E infine, nell’omelia della messa di inaugurazione della Comunità pastorale (25 gennaio): «Il nostro essere sacerdoti altro scopo non ha che essere a servizio del sacerdozio comune di tutti i fedeli. Trova qui radice la nostra disponibilità al vescovo per vivere il ministero sacerdotale a servizio dei fedeli battezzati, dove lui ci chiama. Così in questo momento rivolgiamo un ricordo riconoscente a don Franco e don Eugenio, a don Virginio, a don Mauro e a don Franco. E con la stessa intensità vi ringraziamo per come avete accolto la presenza di noi nuovi sacerdoti nella comunità che andiamo a costruire, assieme alle religiose, alle famiglie e a tutti gli altri fedeli, nel servizio di quel sacerdozio comune che nasce dal battesimo».

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