Il quaresimale «fa bene» perché «aiuta a recuperare il sacerdozio battesimale»,�dicono al gruppo�di ascolto di una parrocchia�di Milano�

Luisa BOVE
Redazione

Uno dei gruppi di ascolto della parrocchia milanese di Santa Maria Beltrade (diventata Comunità pastorale con San Gabriele), si incontra a casa di Fermo Bizzini che ha il ruolo di coordinatore del gruppo. In pensione da quasi 10 anni, lavorava in fabbrica e faceva il sindacalista di base. «A vivere la mia fede qualche problema l’ho trovato – ammette -, ma oltre alle difficoltà c’erano anche opportunità e per tanti ero un riferimento». Il suo gruppo di ascolto è nato 15 anni fa, anche se c’è stato un ricambio. Oggi sono circa una decina di persone, alcune del caseggiato altre della zona.
Martedì scorso a seguire la seconda catechesi quaresimale dal titolo «Non c’è fede senza prova» erano pochi, con qualche defezione per malattie e impegni. «L’esperienza dei gruppi di ascolto – spiega Bizzini – è iniziata con il parroco precedente che li caldeggiava. Io ero catechista degli adulti e mi ero reso disponibile». In passato i gruppi erano 6, nati in modo diverso, per esempio dai laici che andavano nelle case per le benedizioni natalizie. Ma torniamo alla catechesi di martedì e soprattutto al confronto che c’è stato tra i partecipanti. «L’Arcivescovo diceva che ci sono difficoltà di rapporti anche all’interno delle comunità cristiane – racconta il coordinatore – e in un momento di cambiamento come quello che stiamo vivendo…».
Sicuramente il passaggio da parrocchia a Comunità pastorale non è stato indolore, ma l’incontro dell’altra sera è stata l’occasione per riflettere «sul senso dei cambiamenti avvenuti», sottolineando «gli aspetti belli, ma anche le fatiche». Rispetto ai mutamenti l’approccio può essere differente, dipende dal coinvolgimento personale con la comunità: c’è chi coglie anche «i cambiamenti strutturali» e chi frequentando solo la Messa della domenica nota «semplicemente qualche faccia nuova». Il discorso si è poi spostato «sulle prove della vita»: malattie, problemi in famiglia, preoccupazioni per una figlia… «I richiami dell’Arcivescovo ci hanno fatto pensare», continua Bizzini. E aggiunge: «È stato bravo, pur parlando dall’Istituto dei tumori non si è soffermato sul problema delle malattie terminali. Mentre lo ascoltavo mi chiedevo che cosa potessero pensare gli operatori sanitari e i malati presenti…». La catechesi quaresimale «fa bene», conclude, «aiuta a recuperare il sacerdozio battesimale e a ridirsi cosa significa essere battezzati». Uno dei gruppi di ascolto della parrocchia milanese di Santa Maria Beltrade (diventata Comunità pastorale con San Gabriele), si incontra a casa di Fermo Bizzini che ha il ruolo di coordinatore del gruppo. In pensione da quasi 10 anni, lavorava in fabbrica e faceva il sindacalista di base. «A vivere la mia fede qualche problema l’ho trovato – ammette -, ma oltre alle difficoltà c’erano anche opportunità e per tanti ero un riferimento». Il suo gruppo di ascolto è nato 15 anni fa, anche se c’è stato un ricambio. Oggi sono circa una decina di persone, alcune del caseggiato altre della zona.Martedì scorso a seguire la seconda catechesi quaresimale dal titolo «Non c’è fede senza prova» erano pochi, con qualche defezione per malattie e impegni. «L’esperienza dei gruppi di ascolto – spiega Bizzini – è iniziata con il parroco precedente che li caldeggiava. Io ero catechista degli adulti e mi ero reso disponibile». In passato i gruppi erano 6, nati in modo diverso, per esempio dai laici che andavano nelle case per le benedizioni natalizie. Ma torniamo alla catechesi di martedì e soprattutto al confronto che c’è stato tra i partecipanti. «L’Arcivescovo diceva che ci sono difficoltà di rapporti anche all’interno delle comunità cristiane – racconta il coordinatore – e in un momento di cambiamento come quello che stiamo vivendo…». Sicuramente il passaggio da parrocchia a Comunità pastorale non è stato indolore, ma l’incontro dell’altra sera è stata l’occasione per riflettere «sul senso dei cambiamenti avvenuti», sottolineando «gli aspetti belli, ma anche le fatiche». Rispetto ai mutamenti l’approccio può essere differente, dipende dal coinvolgimento personale con la comunità: c’è chi coglie anche «i cambiamenti strutturali» e chi frequentando solo la Messa della domenica nota «semplicemente qualche faccia nuova». Il discorso si è poi spostato «sulle prove della vita»: malattie, problemi in famiglia, preoccupazioni per una figlia… «I richiami dell’Arcivescovo ci hanno fatto pensare», continua Bizzini. E aggiunge: «È stato bravo, pur parlando dall’Istituto dei tumori non si è soffermato sul problema delle malattie terminali. Mentre lo ascoltavo mi chiedevo che cosa potessero pensare gli operatori sanitari e i malati presenti…». La catechesi quaresimale «fa bene», conclude, «aiuta a recuperare il sacerdozio battesimale e a ridirsi cosa significa essere battezzati».

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