Giovedì 23 ottobre apertura dell'anno accademico della Facoltà Teologica con la messa celebrata dall'Arcivescovo. Il preside, monsignor Franco Giulio Brambilla, presenta il programma dell'istituzione tesa a diventare polo culturale che passa dal «raccoglimento» allo «slancio missionario», fornendo «strumenti adeguati e adatti all'epoca»


Redazione

21/10/2008

di Luisa BOVE

I corsi della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale sono già iniziati, ma giovedì 23 ottobre alle 18 sarà inaugurato solennemente il nuovo anno accademico con una messa nella Basilica di San Simpliciano presieduta dal cardinale Tettamanzi, che riveste il ruolo di Gran Cancelliere.

«Chi passa oggi dalla Facoltà in piazza Paolo VI o via dei Cavalieri del Santo Sepolcro – spiega il preside, monsignor Franco Giulio Brambilla – non si accorge che dietro a questo lungo muro ci sono due chiostri, uno del ’400 e l’altro del ’500». Ma se da una parte «la teologia sembra ritrarsi in un luogo claustrum (chiuso) nel cuore della grande città indaffarata e produttiva», rischiando di rimanere separata dalla «normale prassi degli uomini e delle donne e dalla vita della Chiesa», dall’altra «si riserva un tempo per riflettere».

Allora «il nostro sforzo – chiarisce Brambilla – è quello di far intuire che questo claustrum è solo un momento di un dinamismo più profondo che prevede poi un’uscita». Usa l’immagine dei «chiostri aperti» per spiegare che dal «raccoglimento» si deve poi passare allo «slancio missionario». In una parola «la teologia fornisce alla missione strumenti adeguati e adatti all’epoca».

Qual è la novità maggiore dei “chiostri aperti”?
È l’accesso degli alunni di quest’anno. Abbiamo notato che in prima teologia e nell’Istituto superiore di Scienze religiose (Issr) c’è un ingresso di giovani iscritti come “ordinari”. Tradizionalmente la nostra Facoltà aveva quasi il 60% di uditori, perché il programma ordinario esigeva un grande impegno che doveva avere un esito professionale sicuro. Ma questo non essendo certo (a parte l’insegnamento della religione) portava ad avere sempre un basso numero di ordinari, a fronte di numerosi “uditori” che tuttavia confermava l’interesse per la proposta teologica. Adesso il numero degli iscritti si sta riequilibrando: abbiamo infatti sia nell’Istituzionale sia nella Specializzazione l’aumento degli ordinari e la contrazione degli uditori.

E continuate a offrire un progetto di qualità…
La teologia è proposta nella Facoltà di Milano che è la sede centrale di una “rete” di 9 Istituti teologici affiliati (prevalentemente collocati nei seminari), di tre sezioni parallele (Venegono, Torino e Genova) e di 15 Istituti superiori di Scienze religiose collegati istituzionalmente da un paio d’anni con la Facoltà, anche se ognuno ha il suo corpo docenti e un direttore. La Facoltà ha un compito di “regia accademica”. Aiutiamo a riflettere sul rapporto ragione e fede secondo l’approccio della teologia fondamentale, però intendiamo la teologia anche come “glossa”. Glossa, che è anche il nome della nostra casa editrice, vuol dire nota a margine, commentario della Parola di Dio. La teologia non vuole sostituirsi alla Parola, ma essere umilmente una nota a margine, per un apporto alle domande e alle istanze della cultura, ma soprattutto delle forme della vita di oggi.

Cosa può dire della collaborazione tra Facoltà teologica e Istituto superiore di Scienze religiose?
Quest’anno giunge a compimento la sinergia tra Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale (con oltre 600 alunni) e Istituto superiore di Scienze religiose di Milano (300 alunni) per i primi tre anni di teologia. Ciò significa che tutti i corsi comuni sono realizzati insieme dal mercoledì al venerdì. La teologia ha creato un grande accesso ai laici e il panorama delle prime tre classi è davvero giovanile, per il grande afflusso di coloro che si sono iscritti a Scienze religiose. Per loro la prospettiva è l’insegnamento della religione o eventuali nuovi ministeri laicali come beni culturali, bioetica e pastorale della famiglia su cui potrebbero specializzarsi nei due anni successivi. Con l’Issr si è infatti introdotto il 3+2, valido per tutte le facoltà europee.

Tra gli iscritti sono aumentati i preti giovani…
Sì, sono una quarantina. La Formazione permanente ha indirizzato i sacerdoti, soprattutto quelli dei primi anni di ministero, allo studio in Facoltà secondo tre soglie di ingresso. La prima è quella di una coltivazione personale iscrivendosi a uno o due corsi; la seconda (più frequentata) degli “uditori”: i preti scelgono da tre a cinque corsi di Specializzazione in vista di un eventuale approdo come alunni ordinari. L’ultima soglia è di chi si iscrive già come ordinario. I preti giovani si possono iscrivere anche al Centro studi di spiritualità e alla Scuola pratica di accompagnamento spirituale, che ha due obiettivi: arricchire la “cassetta degli attrezzi” perché la direzione spirituale è un’arte che si acquisisce dentro un rapporto assiduo di benevolenza e presenza, oltre che lasciandosi accompagnare dal Signore; il secondo è di non legare a sé le persone, ma di costruire figure di vita cristiana matura e autonoma.

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