Rozzano negli ultimi anni ha cambiato volto, con i nuovi insediamenti abitativi la popolazione è raddoppiata. Nella parrocchia di S. Ambrogio sono nate diverse iniziative per genitori e figli e di accoglienza verso le nuove famiglie.


Redazione

Rozzano negli ultimi anni ha cambiato volto, con i nuovi insediamenti abitativi la popolazione è raddoppiata. Nella parrocchia di S. Ambrogio sono nate diverse iniziative per genitori e figli.

di Luisa Bove

11/01/2008

E’ arrivato quattro anni fa don Carlo Mantegazza nella sua nuova parrocchia di Rozzano. Da allora la città è molto cambiata: «Ci sono stati grandi insediamenti abitativi sia a Quinto Stampi sia nella parrocchia centrale di S. Angelo – dice il sacerdote -, ma il fenomeno più eclatante si è verificato da noi a S. Ambrogio. Siamo infatti passati da 3500 abitanti a poco più di 7 mila». Sono stati costruiti circa 1200 appartamenti, subito occupati dai milanesi che abitavano nei quartieri vicini (Gratosoglio e Barona), ma anche da persone che vivevano nelle case popolari fin dagli anni Sessanta e Settanta, i cui figli sposandosi sono costretti a cambiare zona.

Ci sono anche stranieri?
Da noi sono una presenza ancora marginale. Abitano soprattutto nelle case più vecchie, ma i numeri non sono significativi, almeno non nel nostro quartiere. Rispetto ad altre realtà nella periferia di Milano, da noi non rappresentano un problema. Ci sono una trentina di nazionalità, pari al 6,1% dell’intera popolazione di Rozzano (dati aggiornati al 31 dicembre 2006, ndr): vengono da Albania (0,77%), Ecuador (0,67%), Marocco (0,61%), Egitto (0,59%) e Filippine (0,46%). C’è poi un discreto incremento di cinesi e rumeni, mentre a sud di Milano, non solo da noi, sono numerosi gli ecuadoregni. Tra i nostri stranieri ce ne sono anche di ben integrati: lavorano, hanno una casa e qualcuno si è anche sposato. In quartiere vivono una quindicina di famiglie filippine, a Milano 3 c’è una grande comunità, per questo soltanto una mamma ha iscritto i figli alla catechesi di iniziazione cristiana nella nostra parrocchia.

Che cosa fate per accogliere le nuove famiglie?
Le prime iniziative risalgono a dieci anni fa, il parroco precedente don Gennaro Prinza aveva già colto diverse esigenze. Lavorava insieme a una religiosa di origine brasiliana delle Suore del Divin Salvatore rimasta in parrocchia per molti anni. La sua esperienza pastorale (le comunità di base dell’America Latina, ndr) ha aiutato molto la comunità. Oggi le religiose presenti sono impegnate in altri ambiti, una è assistente spirituale all’Istituto Clinico Humanitas e l’altra alla casa di riposo aperta alcuni anni fa a Rozzano.

Ora come continua il lavoro pastorale?
In questi anni sono già state realizzate diverse iniziative, lavorando in due direzioni. Negli anni scorsi c’è stato un boom di battesimi, nel 2001 ne abbiamo avuti 140. Abbiamo sfruttato questa occasione per incontrare i genitori ed entrare in relazione con le famiglie. Questo ha richiesto uno sforzo notevole che ha coinvolto il parroco di allora, le religiose che erano qui e alcune famiglie. Oggi per la pastorale familiare non abbiamo più la presenza di suore, ma tante famiglie impegnate in parrocchia danno garanzie, non abbiamo paura di rimanere senza risorse perché è maturata in questi anni una buona corresponsabilità.

E la seconda prospettiva?
La seconda iniziativa ha in qualche modo anticipato quella che sta diventando la proposta diocesana. Ci siamo detti che la scelta cristiana ha senso se anche i genitori si “mettono in gioco”. Così, mentre i bambini frequentano la catechesi, mamme e papà compiono un percorso parallelo rispetto ai figli. Una volta al mese teniamo incontri per mamme e papà perché siano preparati a trasmettere la fede ai loro figli, anche loro infatti hanno un ruolo importante da svolgere. Inoltre promuoviamo incontri con genitori e figli. Tutte queste iniziative sono state realizzate già prima che io arrivassi, ma è un’impostazione che ho molto condiviso.

Che cosa fate per genitori e figli?
C’è un incontro celebrativo all’inizio del percorso di catechesi e uno alla fine dell’anno. Lo chiamiamo “Domenica insieme”: prima c’è la messa, poi iniziative separate per genitori e figli, al termine le famiglie che lo desiderano possono fermarsi a pranzo. I gruppi della catechesi dell’iniziazione cristiana in questi anni sono i più numerosi. Solo al primo anno sono un’ottantina e a questi incontri domenicali partecipano 65-70 ragazzi.

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