Venerdì 18 luglio: il cardinale Tettamanzi diventa cittadino onorario di Sayan, dove la missionaria più efficace è una bambina. Bagno di folla nei quartieri poveri

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Redazione Diocesi

22/07/2008

di don Umberto BORDONI

Lasciata la costa di Huacho, la Jeep del cardinale Dionigi Tettamanzi si inoltra verso l’entroterra e inizia a salire lungo la valle del Huaura. Distese di canna da zucchero, alte fino a cinque metri, contrastano con le prime alture, immancabilmente brulle: dove non arriva acqua solo polvere e deserto, eppure il fascino delle Ande inizia subito a farsi sentire.
La parrocchia di Sayan, la città del sole come orgogliosamente  la chiamano i suoi abitanti, si estende per più di duemila chilometri quadrati, accoglie 30.000 abitanti e arriva a lambire i 4000 metri di altitudine. Non solo grandi dimensioni, ma anche tre ambienti umani ben diversi per la vita e anche la pratica religiosa: la "sierra" con i suoi puebli arroccati sulle montagne, il "campo" con le attività agricole e le grandi coltivazioni, e la "città”: l’abitato di Sayan che ne costituisce il centro.

Ad occuparsi della cura pastorale di questo territorio è una equipe composta da due sacerdoti ambrosiani, quattro suore Serve di Gesù Cristo e una coppia di sposi fidei donum con la loro piccola figlia. Dicono che anche lei è missionaria e contribuisce sensibilmente ad aprire molte porte.
Visitata l’antica chiesa parrocchiale, appena restaurata, il Cardinale dedica la mattina ad ascoltare il racconto dell’equipe. Una religiosità semplice, fatta di molte devozioni popolari ma autentica segna la vita, per molti aspetti faticosa, di questa gente. La cura pastorale chiede di percorrere molta strada, di coltivare pazientemente collaborazioni laicali, di far lievitare una fede solida. L’obiettivo di questi anni è quello di creare in ogni luogo delle vere comunità parrocchiali.

A metà pomeriggio, terminati i colloqui personali, si esce per il "paseo": la passeggiata attraversa alcuni dei quartieri più poveri e disagiati di Sayan. Gruppi di ragazzi, con le bandierine italiane e peruviane, attendono il Cardinale per salutarlo. Le suore lo accompagnano nelle case di alcuni malati per poterli benedire. Tutti salutano con rispetto, molti si avvicinano, sorridono, chiedono preghiere. Le condizioni di vita sono davvero miserabili. La parrocchia investe molto per la promozione umana, ha istituito un servizio di assistenza sociale, si prende cura dei disabili, appoggia lo sviluppo economico delle comunità della Sierra.
Davanti agli occhi del Cardinale sfilano i volti, le storie, le parabole di vita del Barrio Catalino e poi del Bella Vista. Quando arriva al Portachuelo ormai le luci del tramonto si sono spente e Giove gia’ occhieggia sopra le montagne. Davanti alla Cappellina del Senor de Los Milagros si recita il Padre nostro con alcune persone del quartiere e sembra di toccare con mano il cuore del Vangelo.

A sera la celebrazione della Messa riempie all’inverosimile la chiesa parrocchiale. C’e’ silenzio vero, orgoglio quando il parroco parla del cammino fatto dalla comunità, attenzione grande per le parole del Cardinale: misericordia voglio e non sacrificio! L’emozione si legge sui volti, sfilano solenni i molti doni dell’offertorio e alla fine nessuno si muove, fino a quando non termina l’ultimo canto.
La Plaza de Armas, ancora oggetto di febbrili lavori durante la giornata, è pronta per l’inaugurazione. Come da copione il Cardinale viene insignito della cittadinanza onoraria, poi procede solennemente a benedire la fontana centrale e i lavori di riqualificazione. I fedeli ancora lo attendono nel cortile parrocchiale per un momento di festa e qualche simpatico dono. La croce del sud brilla luminosa sul cielo di Sayan quando la giornata si chiude, mentre in piazza la festa continua a tutto volume con l’orchestra che suona a ritmi latinoamericani.

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