Le parole pronunciate da Benedetto XVI in Australia a proposito dei preti pedofili: il dolore per gli abusi commessi da alcuni sacerdoti, la richiesta di giustizia, la solidarietà nei confronti delle vittime


Redazione

22/07/2008

di Marco DOLDI

Durante lo svolgimento della Gmg taluni organi di informazione hanno dato molta importanza a un tema, certamente grave: quello degli abusi sessuali, compiuti da sacerdoti e religiosi su minori. Se, da una parte, il Papa non si è sottratto al dovere del giusto intervento, da un’altra, il rimarcare per giorni il tema ha condotto a porre in secondo piano lo svolgersi degli eventi ecclesiali.

Tuttavia, ora che la Giornata Mondiale della Gioventù è terminata, è possibile ritornare con serenità ed equilibrio su quanto Benedetto XVI ha detto e ha fatto. Nel lungo volo che lo portava nel continente australiano, c’è stato il consueto dialogo con i giornalisti. Un membro della televisione australiana, Auskar Surbakti, ha espressamente chiesto a Benedetto XVI se avrebbe parlato degli abusi sessuali compiuti da sacerdoti.

Con amarezza il Papa ha ricordato che il problema in Australia è fondamentalmente analogo a quello negli Stati Uniti. Per questo si sentiva di intervenire, così da condurre la Chiesa a riconciliare, a prevenire, ad aiutare e anche a riconoscere le colpe di chi ha commesso simili abusi. Inoltre, ha introdotto alcuni aspetti fondamentali per affrontare in modo adeguato e incisivo il problema.

Il primo tocca l’insegnamento morale della Chiesa: «Deve essere chiaro ed è sempre stato chiaro fin dai primi secoli che il sacerdozio, essere un sacerdote, è incompatibile con questo comportamento, perché il sacerdote è al servizio di Nostro Signore, e Nostro Signore è la Santità in persona».

Inoltre ha ricordato che anche idee sbagliate fanno vittime. Purtroppo negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta si è affermato il “proporzionalismo etico”, secondo cui non esiste una cosa cattiva in sé, ma sempre proporzionalmente ad altre. Così, si pensava che alcune cose, anche la pedofilia, potessero in una certa proporzione essere buone.

«Ora – ha affermato Benedetto XVI – la dottrina cattolica non ha mai fatto sua questa idea. Esistono cose che sono sempre cattive, e la pedofilia è sempre cattiva». Bisogna ripartire dalla formazione nei Seminari per aiutare i sacerdoti a essere veramente vicini a Cristo, per imparare da Lui come la pedofilia sia fare male a quanti sono affidati alle cure della Chiesa.

La pedofilia è una vergogna. Così ha continuato, qualche giorno dopo, nell’omelia alla concelebrazione con i vescovi australiani nella cattedrale di St. Mary a Sydney. «Desidero – ha detto il Santo Padre – riconoscere la vergogna che tutti abbiamo sentito a seguito degli abusi sessuali sui minori da parte di alcuni sacerdoti e religiosi in questa Nazione».

Benedetto XVI si è detto profondamente dispiaciuto per il dolore e la sofferenza che le vittime hanno sopportato e ha assicurato che condivide la loro sofferenza. Nello stesso tempo ha chiesto di superare ogni omertà o falsa prudenza umana: questi misfatti, che costituiscono un così grave tradimento della fiducia, devono essere condannati in modo inequivocabile. Essi hanno causato grande dolore e hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa.

«Chiedere scusa» significa anche che «i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia». Parole esigenti, ma senza le quali non è possibile promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani, non è possibile compiere un cammino di conversione e di purificazione, secondo la fedeltà sempre più grande alle esigenze morali del Vangelo.

E, prima di ripartire, come già avvenuto negli Stati Uniti, il Papa ha desiderato incontrare alcune vittime come gesto concreto per esprimere i sentimenti da lui già manifestati più volte negli interventi sul dramma degli abusi sessuali. Al mattino dell’ultimo giorno, nella piccola cappella della Cathedral House di Sydney dove il Papa ha abitato in questi giorni, ha celebrato la messa, presenti quattro persone e il sacerdote incaricato della pastorale di sostegno. Al termine, il Papa ha ascoltato le loro storie e li ha consolati. Assicurando la sua vicinanza spirituale, ha promesso di continuare a pregare per loro, per le loro famiglie e per tutte le vittime.

L’incontro si è svolto in un clima di rispetto, di spiritualità e di intensa commozione. Una nota: a differenza di quanto avvenuto negli Stati Uniti, l’incontro si è svolto al termine del viaggio papale; quasi a ricordare a certi organi di informazione che il motivo specifico del viaggio è stata e resta la Giornata Mondiale della Gioventù.

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