I colori di Huacho nelle processioni della Settimana Santa: dalla domenica delle Palme a Pasqua, dalla Vergine dei sette dolori alla Madre del Risorto


Redazione

18/03/2008

di Antonio COLOMBO
prete ambrosiano "fidei donum" in Perù

«Oggi, permettetemi, di iniziare la predica con un grazie a Dio. L’anno scorso non avevo celebrato la Messa di questa domenica delle Palme. Me ne stavo dalla vostra parte, come ammalato, su una carrozzina, con il femore rotto. Dall’ospedale in Italia, ora sono qui in questo di Huacho, in piedi a fare gli auguri a voi: si può guarire e camminare per le strade del Vangelo!». Con questa gioia nel cuore ho celebrato oggi, 16 marzo 2008, riaprendo la Cappella di un ospedale, dopo venti anni di abbandono. I libri trovati in sacrestia sono tutti in latino!

A PASQUA SEI PROCESSIONI SI INCROCIANO
Il primo a muoversi è stato l’asinello con in groppa Gesù e il discepolo Giovanni come accompagnatore. Era solo una prova quella di giovedì 13 marzo. Appoggiato su un carrettino con quattro ruote, Gesù sull’asinello ha cominciato a visitare la periferia della città, verso il mare e le case povere della Bandurria, dormendo qua e là.
Venerdì mattina alle 8,30 si è messa in cammino la Madonna delle sette spade, su un trono decorato da sette pannelli e portato a spalla da 18 uomini forti. Ben 16 ore per le strade della cittadina per rientrare in Cattedrale a mezzanotte. Tutti stanchi, ma già con il pensiero ad altre due camminate nella settimana Santa. Nella terza processione cambierà vestito, passando dal nero al bianco per l’incontro con suo Figlio che risorgerà. Il colore nero aveva impressionato una bambina a cui non piaceva vedere la Madre soffrire.

Alla base di queste processioni ci stanno le Confraternite (hermandad) formate da uomini, donne e giovani che da anni si raggruppano nel nome di una figura religiosa, incarnata in una statua. Sono gruppi con statuto proprio, con un valore civile e un riconoscimento da parte del Vescovo e del parroco, a cui fanno riferimento. Nei miei pochi mesi in Perù ho seguito la confraternita della Santissima Vergine dei Dolori, fondata a Huacho il 9 aprile 1943.
L’effigie si venera nella Cattedrale. Il programma di quest’anno è iniziato il 5 marzo per concludersi a Pasqua 23 marzo. La confessione e il ritiro parrocchiale hanno posto le basi spirituali per il solenne settenario, con i suoi sette giorni di preghiera per approfondire i sette dolori della Vergine Maria. Sette sere con il Santo Rosario e la Santa Messa, partecipando con le divise nere e cordone bianco, mettendo ogni sera un’intenzione diversa. Ho celebrato la Messa del quarto dolore (incontro sulla via del Calvario) per le mamme che soffrono nel mondo. Spontaneamente ho parlato della sofferenza di una mamma africana a cui muore la figlia di 7 anni per la malaria celebrale, perché il centro medico più vicino era a 30 chilometri, percorsi a piedi in una notte di pioggia.

Venerdì 14 marzo la Cattedrale è quasi piena alle 7 della mattina per la Messa solenne e poi la Madonna è uscita per le strade della città, con l’accompagnamento di una banda musicale, le donne in nere con candele e turiboli di incenso profumato, mentre agli uomini restava il compito di alternarsi a portare la “anda”. Qui sta la Vergine, come una Regina sul suo trono di dolore.
Tutto è vivo, dal volto sereno al pizzo bianco che sostiene la corona a raggiera della sua testa, alle sette spade argentate che dolcemente si inseriscono nel suo cuore, alle mani raccolte nel dolore e coperte da una tovaglietta nera ricamata in oro, al suo lungo manto nero con rose dorate, con la stola, sempre nera e ricamata, che scende fino ai piedi. Sette candele decorate sono accese davanti a Lei, quattro angeli in legno scuro stanno inginocchiati ai quattro lati e sul basamento che raccoglie il tutto ci sono intarsiati in bassorilievo le scene dei sette dolori. Tutto è armonico come un’opera di intagliatori brianzoli… I fiori freschi danno un altro tocco di vita, mentre il baldacchino è sostenuto da otto stanghe dorate, con la copertura sempre di tela nera, ricca di simboli ricamati in oro, sempre ispirati alle sette spade. Un’armonia di colori e di arte che esprimono già devozione e amore: si tratta di una Vergine viva che vuole incontrare i suoi figli e sogna anche Lei di abbandonare i colori del lutto per indossare un completo bianco da Resurrezione. Tutto è già pronto, opera di ricamatori locali, con il sostegno dei devoti della hermandad.

LA DOMENICA DELLE PALME
Alle sette di mattina era già pronto Gesù con il suo asinello, su una anda (portantina) in una piazza della città. Tutto è solenne oggi anche se c’è il “disturbatore”, rappresentato da un piccolo diavoletto collocato su una pianta vicino a Gesù. Padre Saverio con la sua chitarra dà il via ai primi canti di gioia e poi benedice le palme nelle mani dei fedeli che aumentano di numero lungo la processione, fino all’entrata trionfale alla Cattedrale alle ore 9. Più solenne ancora la ripartenza per continuare a ricevere l’omaggio di tutta la città fino alle ore 23, non senza aver incontrato un’altra processione della Madonna dei dolori (senza spade).
Cosa si saranno detto? Forse si sono già dato l’appuntamento per domenica di Pasqua alle 4 di mattina, quando tutte e due, dopo aver già superato le altre processioni di Gesù Nazareno condannato, del Cristo giacente, del Santo Sepolcro, potranno incontrarsi felici. Sarà un festival di gioia, con Gesù Risorto che aspetta la Vergine vestita di bianco e di oro, mentre arriveranno di corsa San Pietro e San Giovanni, sempre portati a spalle da ‘cargatori’ felici.

Tutti mi dicono: “Padre Antonio, vedrà che bello e quanta gente alle quattro della notte di Pasqua!”
Gesù vivo cammina così per le strade del Perù, ricco delle sue tradizioni con i colori dell’oceano Indiano, delle montagne delle Ande e delle foreste della zona amazzonica.

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