A livello artistico sono stati rappresentati molti santi, per il beato don Luigi Monza non esiste quasi nulla, la speranza è che qualche artista si metta di impegno...


Redazione

30/10/2008

di Luigi MEZZADRI
docente di storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e postulatore della causa di canonizzazione del beato Monza

Non è facile rappresentare un santo. È come catturare la luce che è in lui. Per questo solo un santo o un uomo spirituale potrebbe osare di rappresentare col pennello o lo scalpello il volto di un santo. Nella tradizione iconografica per questo si chiede che prima di affrontare la scrittura delle sante icone ci si sottometta a digiuno e preghiera. Comunque per il popolo di Dio la rappresentazione di questi amici di Dio resta pur sempre un bisogno. E come ogni epoca ha i suoi santi, così ogni epoca vuol rappresentare i suoi santi.

A livello popolare si ricorre a elementi di facile riconoscimento. S. Giorgio non può non essere a cavallo. S. Lucia ha gli occhi su un piatto. S. Ignazio è riconoscibile dall’aria seria e severa. I martiri hanno la palma e i missionari il crocifisso. In epoca barocca si è cercato di esprimere la santità dall’interno, come incontro di estasi. Per questo molti santi avevano gli occhi rovesciati verso l’alto, le mani frementi e le vesti svolazzanti. All’epoca dell’invasione mistica i santi erano visti così. Ci sono però anche altri santi che giustamente dovevano trovare posto nelle chiese. Pertanto i vescovi sono stati rappresentati con la mitra, i santi della carità con i bambini, i predicatori sul pulpito e le sante religiose in pose affettate che dovevano portarci a imitazione.

Quando si tratta di commissionare la realizzazione di un’immagine scattano diversi complessi. I santi li si vuole somiglianti, senza pensare che altro è la creazione artistica, altro la fotografia. Altre volte si pretende che i santi trasmettano un messaggio. Se un santo è morto in tarda età, allora si pretende che sia rappresentato come un patriarca vecchio e seggio. Questo per inculcare nelle giovani leve quelle virtù di prudenza, la capacità di autocontrollo che i giovani non hanno. Per le donne ci si guarda bene da rappresentare la bellezza. Il corpo è nascosto, gli occhi sono bassi e quasi mai le labbra ci donano un sorriso. In fondo nella tradizione degli ultimi due secoli si è ricordata la lettera a Lentulo, in cui l’apocrifo scrittore disse che Cristo pianse parecchie volte, ma non rise mai.

Poste queste premesse, è chiaro che ben poco delle rappresentazioni dei santi di questi ultimi secoli sia artisticamente valida. La maggior parte non ci dicono nulla, non ci comunicano nulla. Sono morti. Non sono molto diversi dai ritratti funerari. Anni fa per un centenario, proposi di far eseguire un ritratto moderno di una fondatrice da una pittrice. Alla fine esso non piacque. Era troppo bella… Alcuni santi e sante sono fortunati. La produzione è immensa. Tutte le epoche, tutte le scuole, tutte le tecniche si sono sfidate su S. Benedetto o S. Francesco, su S. Scolastica e S. Chiara. Per il beato Luigi Monza c’è poco, per non dir nulla. Speriamo che qualche artista ci si metta d’impegno e tenti di darci non un ritratto che assomigli al beato, ma un ritratto che emani un po’ della luce del beato. È troppo?

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