Questo il dato più significativo che emerge dal Settimo rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano presentato ieri da Caritas Ambrosiana


Redazione

01/10/2008

Uomini separati che non riescono a mantenere i figli e a pagare con un solo stipendio il monolocale. Giovani coppie che non guadagnano abbastanza per permettersi l’affitto. Famiglie che non ce la fanno a sostenere le rate del mutuo, diventate troppo pesanti per redditi già schiacciati dal carovita. Stranieri che non possono dare una sistemazione dignitosa ai familiari che li hanno raggiunti dal Paese di origine. Sono gli “abitanti precari” della Milano del 2008. Persone diverse che hanno tutte, con gradi diversi, lo stesso problema: la casa.

Di loro si parla, in particolare, nel “Settimo rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano”, presentato ieri durante un convegno organizzato da Caritas Ambrosiana. L’indagine è stata condotta dall’“Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse” su un campione di quasi 16 mila persone incontrate per lo più nel corso del 2007 in 61 centri di ascolto presenti in altrettante parrocchie della diocesi e agli sportelli dei 3 servizi della Caritas Ambrosiana: Sai, Sam e Siloe. Nel corso di 34.294 colloqui, sono stati registrati 24.186 bisogni e 40.999 richieste.

Tra i bisogni emergenti, il rapporto mette in luce proprio il disagio abitativo legato non solo a situazioni di grave emarginazione, ma anche a condizioni sociali ben più ordinarie. Insieme alle altre forme di precariato, dunque, sembra affermarsi, anche quella legata alla casa.

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