Antonio ed Elisabetta seguono da vicino la vita dei loro figli: Giulia è già sposata, Tommaso diventerà prete il 7 giugno, mentre Marta e Luca studiano ancora


Redazione

03/06/2008

di Luisa BOVE

Sarà un’occasione di festa per la famiglia Nava l’ordinazione sacerdotale del figlio Tommaso, 25 anni compiuti e una grande gioia nel cuore. Sabato 7 giugno in Duomo sarà consacrato dal cardinal Tettamanzi insieme ad altri 22 compagni. Ma la sua non è l’unica vocazione che papà Antonio e mamma Elisabetta hanno accompagnato.

La primogenita Giulia infatti si è sposata nel 2006, ha una bambina e ora è in attesa del secondo figlio. In casa restano Marta, che ha compiuto 18 anni e studia ancora, e Luca, che frequenta il primo anno professionale ed è in affido alla famiglia Nava da quando ne aveva 5. «I figli vanno aiutati a crescere, ma poi le scelte devono essere loro – dice Antonio -, noi offriamo solo gli strumenti, poi loro decidono. Questo l’abbiamo vissuto in particolare con i più grandi».

I due coniugi si sono sempre confrontati sulle scelte educative, «anche in passato, quando Giulia e Tommaso erano piccoli». Entrambi hanno frequentato la scuola di Maria Ausiliatrice a Lecco dove «era molto vivo il rapporto scuola-famiglia sull’educazione dei figli e si organizzavano tanti incontri». Il metodo era quello di Don Bosco. «Già allora – continua il padre – si diceva che i figli devono seguire il progetto che Dio ha su di loro. Non è giusto infatti che noi interferiamo».

«Con Giulia abbiamo avuto, nel periodo della giovinezza, anche qualche diversità di veduta», ma non è mai mancato il confronto e non hanno mai imposto nulla. Dopo alcuni anni di esperienza scout «ha optato per la vita dell’oratorio» perché diceva: «È inutile che stia a dividermi su due fronti». A 18 anni ha smesso di frequentarlo e ha fatto nuove amicizie, abbandonando lo sport per la danza, «ma ha sempre mantenuto i principi cristiani». Ora è maestra presso un asilo nido e con suo marito frequenta un gruppo familiare.

La scelta di don Tommaso
Tommaso ha fatto un lungo cammino prima di arrivare alla grande decisione. «I primi segni si sono manifestati presto», racconta il padre, alla fine delle elementari. «La sua maestra, una suora di Maria Ausiliatrice, ci diceva che Tommaso andava spesso in chiesa a dire una preghiera». Quando si è trattato di iscriverlo alle medie la scelta è andata su una scuola statale che aveva anche la sezione musicale, Tommaso infatti voleva imparare a suonare la tromba. Una passione che non ha mai abbandonato.

Intanto i coniugi Nava hanno chiesto aiuto al sacerdote di pastorale giovanile della loro parrocchia, «per capire che cosa significavano questi “segnali”». Tommaso iniziava a rivolgere ai genitori alcune domande «anche se non sempre erano chiare». Chiedeva per esempio «come pregare» o «come stare con il Signore» e in modo indiretto poneva qualche interrogativo sul sacerdozio. Così Antonio ed Elisabetta hanno chiesto al prete della parrocchia di seguire il loro figlio dal punto di vista spirituale. «L’anno successivo – spiega il padre – ci ha indirizzato al Seminario di Venegono, che per la prima volta organizzava l’itinerario vocazionale “Se tuo figlio ti chiede un pane…”». Erano 6 o 7 incontri in un anno condotti dall’Arcivescovo di allora, il cardinal Martini. «Tommaso aveva 11 anni e insieme abbiamo partecipato all’iniziativa: si rifletteva sul progetto di Dio e sul futuro della vita di ciascuno. Un percorso che ci ha aiutato molto».

Nei due anni successivi, oltre a frequentare la scuola media, Tommaso andava una volta al mese in Seminario per partecipare a una giornata insieme ad altri ragazzi e tra le diverse vocazioni veniva presentata loro anche quella del sacerdote. Per le superiori Tommaso, ormai adolescente, ha deciso di andare in Seminario, a Venegono. «I cinque anni di liceo sono stati di discernimento vocazionale, in quarta ginnasio erano in 23 e solo 3 di loro ora diventano preti», dice Nava. «Questo significa che il percorso ha dato la possibilità ai ragazzi di capire se effettivamente quella del sacerdozio poteva essere la loro strada».

Ma il grande “salto” per Tommaso è venuto dopo. «Il passaggio in Teologia è stato chiaramente espressione di una scelta, perché se durante il liceo c’era il dubbio e il desiderio di capire, in seguito Tommaso era molto più sicuro». Il suo cammino di seminarista negli ultimi anni è stato quindi lineare, «ora è davvero felice e questo ci lascia molto sereni», assicurano Antonio e sua moglie. Certo quest’anno hanno avuto poche occasioni di vedere il loro figlio, perché per quattro giorni alla settimana va in parrocchia a Cassano Magnago (destinazione precedente, riconfermata dall’Arcivescovo il 7 ottobre scorso in occasione dell’ordinazione diaconale, ndr), dove collabora con un sacerdote per la pastorale giovanile.

«Lo vediamo poco e sempre di sfuggita – ammette il padre -, per questo cerchiamo di stare uniti nella preghiera, dal punto di vista spirituale». Anche la parrocchia di Acquate è molto vicina a Tommaso e lo segue con la preghiera, a maggio è stata organizzata anche una settimana vocazionale con incontri per ragazzi e adulti. L’ordinazione di un giovane è sempre un’occasione importante anche per promuovere altre iniziative perché, «come dice l’Arcivescovo, oggi la prospettiva della vocazione al sacerdozio rimane spesso in ombra, gli stessi genitori non la vedono come una scelta da favorire e neppure ne parlano».

Antonio ed Elisabetta si sentono responsabili e sono sempre stati vicini ai figli, «anche se è chiaro che le scelte sono loro. Diciamo sempre che noi ci siamo, qualunque cosa abbiano bisogno, per quello che possiamo…». Giulia per esempio ha potuto contare sull’aiuto della madre, che si è presa cura in questi anni della piccola Sofia e a settembre andrà alla scuola materna.

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