L'esperienza nata nel 1998 oggi coinvolge soprattutto ragazzi italiani seguiti nei compiti da una trentina di volontari


Redazione

27/05/2008

di Maria Teresa ANTOGNAZZA

Non più solo stranieri, ma ragazzi di diverse età, tutti "italianissimi", con alle spalle situazioni familiari di fragilità, genitori separati o con problemi lavorativi o affettivi piuttosto pesanti. È questa la fotografia del doposcuola parrocchiale di Masnago, nel comune di Varese, una delle realtà più significative fra quelle gestite dalla Caritas della zona pastorale.

«In zona seguiamo il coordinamento di un gran numero di doposcuola parrocchiali – spiega il responsabile Caritas, Mario Salis -, curando la formazione dei volontari, ma di alcune realtà, come Masnago, abbiamo la gestione diretta, attraverso la presenza di personale professionalmente preparato, della cooperativa Le Querce di Mamre».

Accanto all’esperienza della parrocchia varesina, la Caritas ha in carico Malnate, dove vengono seguiti 55 ragazzi e Madonna in Campagna, con un’altra cinquantina di presenze. Poi ci sono altre realtà importanti, come Tradate, Mozzate, Varese, Angera, Cardano al Campo.

«L’esperienza di Masnago – spiega la responsabile del doposcuola, Sofia Groppelli, 26 anni – ènata nel 1998, da un’intuizione del prete dell’oratorio, ed è via via cresciuta nel tempo. Io la seguo per conto della cooperativa della Caritas dal 2005, occupandomi della gestione e del coordinamento di 30 volontari».

Negli anni i volti dei ragazzi sono cambiati. «Oggi – spiega sempre Sofia – gli stranieri si contano sulle dita di una mano: abbiamo una cinese, un brasiliano, un figlio di peruviani e un rumeno. In totale i ragazzi che vengono sono una trentina, 18 delle medie e 8 delle elementari e la maggior parte sono figli di italiani. Provengono da situazioni che chiedono soprattutto supporto affettivo, anche nei confronti dei genitori, che spesso prendono gli educatori e i volontari come i loro punti di riferimento».

Tra compiti e sostegno il pomeriggio passa presto, ma si trova sempre il tempo per fare quattro chiacchiere e scoprire i vissuto dei bambini, i loro problemi e le loro fatiche. «Abbiamo anche colloqui con gli insegnanti – dice la responsabile – e, anche se non vogliamo mai sostituirci ai genitori, spesso veniamo a conoscenza dei problemi che esistono e li facciamo presenti a mamma e papà oppure consigliamo di rivolgersi al consultorio».

La richiesta di sostegno è molto forte: «Alcuni ci chiedono di poter frequentare tutti i pomeriggi, da martedì a venerdì e ci sono persino ragazzi che vengono al sabato, se i volontari sono disponibili». Una presenza importante per il territorio e per le famiglie più fragili: «Abbiamo mamme che lavorano tutto il giorno e che ci pregano di tenere qui i ragazzi, perché rappresentiamo un porto sicuro, rispetto al caos della strada».

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