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Un voto per il futuro dell’Europa

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Verso il voto/1

Unità nella diversità, un credibile progetto per il domani dell’Europa

Gianni Borsa, presidente dell’Azione cattolica diocesana: «Le elezioni dell'8 e 9 giugno occasione per far sentire la nostra voce. L’Ac si è mobilitata sul territorio per arrivarci con consapevolezza»

di Gianni BORSAPresidente diocesano Azione cattolica ambrosiana

30 Maggio 2024

L’Europa comunitaria è un progetto che viene da lontano, immaginato anzitutto per riportare la pace fra le nazioni del continente dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale. L’Unione europea è l’erede di quel “cantiere aperto”, una “casa comune” per affrontare insieme le sfide che la storia pone oggi a 27 Stati, con 440 milioni di cittadini, che hanno deciso di camminare insieme. Ma, allo stesso tempo, l’Europa «non è – non è mai stata – un dato di fatto, un presupposto, una ovvietà, perché il senso dell’integrazione europea è solo nell’essere un progetto per il futuro, l’immaginazione di un percorso nuovo rispetto alla politica e alle istituzioni come la storia ci hanno consegnate. Questo progetto può recuperare il suo slancio vitale solo costruendo con pazienza il consenso necessario» (Guido Formigoni, Prefazione al volume Scegliere l’Europa, domande e risposte, Ave-In dialogo, 2024).

Proprio in tal senso la Chiesa ha sempre sostenuto il processo di integrazione europea. In questa direzione si possono leggere recenti autorevoli pronunciamenti provenienti dal mondo cattolico. Basterebbe citare la “Lettera all’Europa” firmata dal card. Matteo Zuppi (Cei) e da monsignor Mariano Crociata (Comece, Commissione degli episcopati dell’Unione europea); oppure il documento diffuso dal Consiglio pastorale diocesano di Milano, con alcune dense righe introduttive dell’Arcivescovo; o, ancora, il “decalogo” europeista firmato da 25 aggregazioni laicali – tra cui l’Azione cattolica – che compongono Retinopera, dal significativo titolo La nostra Europa

Ebbene l’Ac ambrosiana si colloca con convinzione in questo solco, ritenendo il cammino verso l’“unità nella diversità” (motto Ue) non solo una possibile risposta ai grandi temi – politici, economici, sociali, ambientali… – della nostra epoca, ma anche un credibile ed efficace progetto per il domani. L’Unione europea si presenta come una complessa architettura istituzionale (certamente necessaria di riforme per essere più efficiente e più vicina ai cittadini), un adeguato livello di governance per far fronte a problemi più grandi della capacità di risposta degli Stati nazionali: il cambiamento climatico, le migrazioni, le diffuse sacche di povertà sociale, la rivoluzione digitale, i conflitti e la sicurezza, la concorrenza economica e commerciale, le prepotenze della finanza e delle multinazionali, solo per fare qualche esempio.

Siamo convinti che l’Europa possa essere, come diceva David Sassoli, un “faro” di democrazia, di pace (quanto ce n’è bisogno nel nostro continente e nel mondo intero!), dei diritti; un esempio di politica fondata sulla solidarietà, l’esatto contrario dei nazionalismi, che seminano zizzania guardando al passato, e dei populismi, che enfatizzano le paure.

Per queste ragioni l’Azione cattolica ambrosiana ha promosso nei mesi scorsi, e tuttora sta proponendo, una trentina di appuntamenti sul territorio diocesano, anche in collaborazione con altre realtà laicali, per la formazione e il dibattito. Perché al diritto di voto, che ci impegnerà l’8 e 9 giugno per il rinnovo del Parlamento europeo, corrisponde un dovere d’informarsi, per giungere a una espressione di voto consapevole. Così si sono mobilitati giovani e adulti, gruppi Ac parrocchiali e decanali; si è aderito a iniziative di altre associazioni e movimenti; sono stati diffusi testi per l’approfondimento; sono stati ascoltati docenti esperti, giovani della “generazione Erasmus”, soci che hanno deciso di vivere in altri Paesi Ue per ragioni di lavoro.

In tutte queste occasioni sono fra l’altro emerse insistenti domande sull’impegno della comunità ecclesiale per la formazione all’impegno sociale e politico (con una grande tradizione nella Chiesa ambrosiana), che certamente riguarda il voto europeo, ma richiama più complessivamente la presenza dei cristiani nella “città dell’uomo”, l’impegno a testimoniare i valori evangelici anche nello spazio pubblico. Lumen Gentium 31 e la visione conciliare aiutano a riconoscere le realtà temporali, tessuto quotidiano della vita dei laici, lo spazio della loro missione e luogo teologico della loro santificazione. Cristiani, dunque, che guardano con simpatia questo mondo, questo tempo e, ugualmente, questa Europa.

Il voto dell’8 e 9 giugno ci fornirà ancora una volta l’occasione per far sentire la nostra voce, secondo lo slogan coniato dall’Europarlamento per le imminenti elezioni: «Usa il tuo voto, altrimenti altri decideranno per te».