L’“apostolato delle chiamate” nella parrocchia latina al sesto giorno di bombardamenti

 

Mentre sembra farsi più insistente la notizia di una possibile tregua, nonostante alcune «distanze incolmabili» tra Israele e il movimento islamico Hamas, alle porte di Gaza incombe l’offensiva di terra dell’esercito con la stella di Davide che potrebbe scattare anche come forma di ulteriore pressione sui palestinesi che, a loro volta, continuano a lanciare missili contro Israele, Tel Aviv, Gerusalemme e le città del Sud, oltre mille da mercoledì.

Il premier israeliano Netanyahu non si accontenta della fine dei lanci di razzi da Gaza e chiede che Hamas, che controlla la Striscia, cessi di procurarsi armi e accetti la creazione di una “zona cuscinetto” lungo il confine, dentro il territorio di Gaza, larga un chilometro, proibita a tutti i palestinesi. Condizione rifiutata da Hamas, che invece chiede la fine del blocco di Gaza e la rinuncia di Israele ai cosiddetti “omicidi mirati” di esponenti militari e politici della fazione islamica.

A fianco della battaglia diplomatica si gioca quella più crudele delle armi che lascia a terra numerose vittime civili, a oggi oltre novanta, molte delle quali sono bambini. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha lanciato un appello per “il cessate-il-fuoco” dicendosi «profondamente addolorato» per le morti di civili nella Striscia di Gaza e «allarmato per i continui lanci di razzi contro le città israeliane». Richiesta di tregua anche dal presidente Usa, Barack Obama. Ma l’operazione israeliana Cloud Pillar (colonna di nuvole), che richiama il libro dell’Esodo, al capitolo 13 – dove si legge che Dio ha protetto così il suo popolo dal nemico egiziano, consentendogli di passare indenne il Mar Rosso – prosegue così come il lancio di missili da parte di Hamas.

La parrocchia latina

Nella Striscia di Gaza la vita continua, nella paura, anche nella piccola comunità cristiana, 2.500 fedeli, 200 dei quali cattolici della parrocchia latina. Ieri, al quinto giorno di bombardamenti, è rientrato il parroco, padre Jorge Hernandez, che si trovava in Argentina per motivi familiari. È tornato dai suoi parrocchiani «per non lasciarli soli un giorno in più», riferisce il Patriarcato latino di Gerusalemme, che pubblica la testimonianza di un collaboratore del parroco, padre Pablo De Santo, dell’Istituto Verbo Incarnato. La data è di ieri, 18 novembre. «Grazie a Dio, stiamo tutti bene; la notte tra sabato e domenica, credo sia stata la più difficile, fino ad ora – racconta il religioso -. Anche se si era sentito parlare di una tregua, i missili hanno iniziato a fischiare alle 23, e hanno continuato fino alle 7 del mattino. Questa volta, i missili sono caduti anche vicino a dove viviamo. Non ci sono stati danni materiali alla parrocchia o alle case delle suore».

L’apostolato delle chiamate

Da sabato pomeriggio, è il racconto di padre De Santo, «le suore hanno iniziato “l’apostolato delle chiamate”: hanno cercato di raggiungere telefonicamente i parrocchiani per chiedere loro come stavano e se avevano bisogno di qualcosa, mettendosi a loro disposizione. La maggior parte delle persone si trova in casa e cerca di uscire il meno possibile. Quelli con cui abbiamo parlato sono molto spaventati e non riescono a dormire la notte. Oggi, domenica (18 novembre), ho potuto celebrare la Messa, alla presenza delle suore e di quattro parrocchiani, nostri vicini di casa. Abbiamo pregato e preghiamo per la pace e la giustizia. Nell’omelia, ho ricordato le parole di san Paolo: “Chi potrà separarci dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada (la guerra, i missili)?… In tutto questo noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati”. E io ho detto che non dobbiamo dimenticare la forza della preghiera che cambia i cuori e può cambiare gli eventi del mondo. Alla fine abbiamo ringraziato Dio per il ritorno di padre Jorge Hernandez, il parroco di Gaza, che era in Argentina per motivi familiari; ha avuto uno scambio con monsignor William Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme che si è detto molto preoccupato per la situazione e gli ha assicurato di portare tutti nella sua preghiera». La testimonianza si chiude con le parole del Vangelo di Giovanni: “Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo”.

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