«Un nuovo umanesimo: il futuro della Lombardia» è il tema dell’intervento che l’Arcivescovo di Milano ha tenuto questa mattina nell’aula del Consiglio regionale lombardo. «L’umanesimo che ci ha generato ha bisogno di essere non soltanto trasmesso, ma immesso nella nuova cultura»

di Annamaria BRACCINI

scola consiglio regionale

La crisi economica che tutti viviamo e che, tuttavia, stentiamo a comprendere come più complessivo travaglio di civiltà all’inizio del Terzo Millennio. E, ancora, la necessità, nell’attuale meticciato di civiltà, di «equilibrate politiche di integrazione nel rispetto della legalità», la promozione «del bene comune e della pace sociale», l’opzione preferenziale per i poveri, ribadita con forza.

Su invito della Presidenza del Consiglio regionale della Lombardia, il cardinale Angelo Scola è nella storica Aula Consiliare al Grattacielo Pirelli per l’incontro con i consiglieri regionali, i membri della Giunta e il personale, che l’accolgono con un applauso. Il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo, nel suo indirizzo di saluto, parla di «concordia, sussidiarietà, lavoro, ognuno con i propri compiti e responsabilità in vista del bene condiviso». Il governatore Roberto Maroni, richiamando il Discorso di Sant’Ambrogio 2013, sottolinea la grande occasione rappresentata da Expo «per ripensare la centralità dell’uomo, il suo pieno ruolo e i suoi legami alla base della società». Da parte sua, l’opposizione, attraverso l’intervento di Umberto Ambrosoli (assente per un grve impedimento personale) letto dal consigliere Paolo Micheli, evidenzia quanto la Chiesa ambrosiana e le parole dell’Arcivescovo siano di sprone per una «rigenerazione della grammatica valoriale» di chi si occupa laicamente della cosa pubblica.

«Questo incontro è un gesto di amicizia civica con cui viene riconosciuto l’apporto che la Chiesa ambrosiana vuole offrire alla società plurale che caratterizza oggi anche la nostra regione», dice l’Arcivescovo aprendo il suo intervento, dal titolo “Un nuovo umanesimo: il futuro della Lombardia”. Un domani che, nella complessa società attuale fatta di “schegge”, seppure “di diamante” perché ricche di straordinarie potenzialità, non permette semplificazioni o soluzioni parziali ai problemi. Il pensiero è per l’immigrazione. «In Lombardia – spiega infatti Scola – ci troviamo di fronte al paradosso di un’apertura crescente alla dimensione internazionale per quanto riguarda la crescita economica e la realtà dell’export, insieme alle forti perplessità, quando non a vere e proprie resistenze, con cui talora affrontiamo la realtà, destinata a crescere, dell’immigrazione nelle nostre terre. Mentre lo sviluppo delle esportazioni mostra la capacità di andare incontro a mercati lontani e culturalmente differenti, tale capacità sembra venir meno quando si tratta di affrontare equilibrate politiche di integrazione, nel rispetto della legalità. Gli immigrati rappresentano quindi una potenzialità, ma se non ci decidiamo a tradurre questo processo di meticciato di civiltà in una possibilità effettiva, il nostro futuro sarà più difficile».

Grande l’allarme anche per le insufficienti politiche familiari, specie di fronte al «costante incremento delle famiglie in condizione di povertà assoluta o di vulnerabilità». Il monito è per quella che il Cardinale chiama «la sproporzione tra le grandi potenzialità e le effettive possibilità», evidente in molti altri contesti sociali, occupazionali, culturali, educativi, di un territorio, come la Lombardia, pur tradizionalmente forte per strutture e risorse.

Da qui «la frustrazione e il disagio palpabile», che diviene «disagio di civiltà» se solo si amplia lo sguardo oltre le fin troppo diffuse logiche particolari e particolaristiche, la frammentazione degli stili di vita narcisistici, la cultura dei “compartimenti stagni” – delle “schegge”, appunto -, di un mondo dove impera la “tecnocrazia” e non la visione dell’integralità dell’uomo. Per questo vi è urgente bisogno «di un nuovo umanesimo», di rileggere «l’unità dell’esistenza dell’uomo che è sempre esperienza di un io in relazione con un tu». Alla base di tutto si ripropone insomma – e il Cardinale lo indica con chiarezza -, la questione «di una comune grammatica dell’umano».

«Su questo contenuto decisivo dell’umano convivere la Chiesa ambrosiana è interessata ad approfondire o a instaurare un confronto e a operare insieme in tutti i modi opportuni e rispettosi delle debite distinzioni. L’apertura a un ininterrotto paragone circa il bene sociale rappresentato dal fatto che dobbiamo in ogni caso vivere insieme, domanda la decisione di scelte politiche che lo rendano un bene ricercato e voluto, tanto più nel contesto contemporaneo di pluralismo inedito e di identità problematiche. La verifica di tale indomabile impegno è la costruzione di una società civile che valorizzi tutte le realtà in campo, favorendo con regole che esaltino la libertà il confronto pubblico». «In questa prospettiva di vita buona la Chiesa parla di opzione preferenziale per i poveri, dando a questa categoria una valenza teologica, prima che culturale, sociologica, politica e filosofica. Partire dai poveri significa riconoscere che essi sono “obbligati” a quella necessaria unificazione essenziale di vita che noi ricchi, grazie alle nostre possibilità, possiamo permetterci di rimandare. Dalla loro esperienza possiamo imparare molto».

E tutto in un panorama di autentica laicità, nel quale ciò che comunque condividiamo, per il semplice fatto di essere donne e uomini, porti a realizzare una prospettiva in cui la Chiesa «non entra in concorrenza o in contenzioso con nessuno», ma propone e annuncia una buona notizia, comprensibile a ognuno: quella che, per i cristiani, è la Buona notizia del Vangelo.

Dare la precedenza ai processi – rispettando, quindi, il peso del tempo -, far prevalere l’unità sul conflitto e la realtà sull’idea, il bene del tutto su quello della parte – usando le parole di papa Francesco in Evangelii Gaudium, citate in conclusione dal Cardinale – identifica «il dovere di ogni Istituzione politica», ed Expo 2015 ne sarà «uno straordinario banco di prova».

Alla fine della mattinata, in un clima di estrema cordialità, c’è ancora tempo per salutare il personale e, uno a uno, tutti i membri della Giunta e dell’Assemblea consiliare, compresi gli esponenti del Movimento 5 Stelle che, pur avendo abbandonato l’Aula come annunciato, hanno seguito dai loro uffici l’intero intervento dell’Arcivescovo.

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