I funerali del Presidente dell’Europarlamento, presieduti dal cardinale Zuppi: «Ci aiuta a guardare il cielo, lui che lo ha cercato sempre»

David Sassoli (foto Sir/European Parliament)
David Sassoli (foto Sir/European Parliament)

«Ci stringiamo ad Alessandra, che con David ha camminato mano nella mano dai banchi di scuola, a Livia e Giulio, ai suoi fratelli e sorelle e ai tanti che lo consideravano “uno di noi”, quasi istintivamente, per quell’aria priva di supponenza, di alterità, empatica, insomma un po’ per tutti un compagno di classe». Così il cardinale Matteo Zuppi nell’omelia della Messa per l’ultimo saluto a David Sassoli, presidente del Parlamento europeo scomparso all’inizio della settimana.

Le esequie sono state officiate dall’Arcivescovo di Bologna e concelebrate dall’Arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, dal Vicario generale per la diocesi di Roma, cardinale Angelo De Donatis, dal segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Paul Gallagher, da mons. Massimiliano Boiardi e da padre Francesco Occhetta. Presenti i familiari e gli amici di Sassoli, il presidente della Repubblica Mattarella, il premier Mario Draghi e le più alte cariche europee (Von Der Leyen e Michel). All’inizio della celebrazione monsignor Gallagher ha letto in inglese un messaggio del Papa.

«Fiducioso nell’amore di Dio»

«David ci aiuta a guardare il cielo – a volte così grande da spaventare, che mette le vertigini -, lui che lo ha cercato sempre, da cristiano in ricerca eppure convinto, che ha respirato la fede e l’impegno cattolico democratico e civile a casa, con i tanti amici del papà e poi suoi, credenti impetuosi e appassionati come Giorgio La Pira o Mazzolari, come David Maria Turoldo, del quale porta il nome – ha detto Zuppi -. Credente sereno, ma senza evitare i dubbi e gli interrogativi difficili, fiducioso nell’amore di Dio, radice del suo impegno, condiviso sempre con qualcuno, come deve essere, perché il cristiano come ogni uomo non è un’isola, ma ha sempre una comunità con cui vivere il comandamento dell’amatevi gli uni gli altri: gli scout, il gruppo della Rosa Bianca con Paolo Giuntella».

«La politica per il bene comune»

«Il Vangelo ci parla di Beatitudine. Attenzione, queste beatitudini non sono diverse dalla felicità umana, anzi è proprio felicità piena, proprio quella che tutti cerchiamo. La beatitudine del Vangelo non è una sofferta ricompensa ultima per qualche sacrificio, ma libertà dalle infinite caricature pornografiche di una felicità del benessere individuale a qualsiasi prezzo. Non c’è gioia da soli! La gioia del Vangelo unisce, non divide dagli altri, e noi cerchiamo non una gioia d’accatto, ma vera e duratura», ha affermato il cardinale Zuppi, che ha quindi proseguito: «Debbo dire che vedendo quanto amore si è stretto in questi giorni intorno a David e alla sua famiglia capisco con maggiore chiarezza che la gioia viene da quello che si dona agli altri e che poi, solo dopo averla donata, si riceve, sempre, perché la gioia è nell’essere e non nell’avere, nel pensarsi per e non nel cercare il proprio interesse o di qualcuno».

«Domandiamoci cosa dobbiamo dare agli altri perché essi siano felici, perché la mia felicità è la loro. È proprio vero, come qualcuno ha detto con saggezza, che dobbiamo vedere la vita sempre con gli occhi degli altri. Per questo ringraziamo il Signore per David. È stato beato anche nell’afflizione, durante la sua malattia che ha accolto con dignità, senza farla pesare, spendendosi fino alla fine, invitando tutti a guardare lontano, vivendo con la forza dei suoi ideali e dell’amore che tanto lo ha circondato e accompagnato. Ecco, la beatitudine piena che oggi David vive e con la sua vita ci ricorda e ci consegna. David era un uomo di parte, ma anche uomo di tutti, perché la sua parte era quella della persona. Per questo per lui la politica era, doveva essere per il bene comune e la democrazia sempre inclusiva, umanitaria e umanista».

Il Cardinale ha aggiunto: «Ecco perché voleva l’Europa unita e con i valori fondativi, che ha servito perché le sue istituzioni funzionassero, che ha amato perché figlio della generazione che aveva visto la guerra e gli orrori del genocidio e della violenza pagana nazista e fascista, dei tanti nazionalismi, lui figlio della Resistenza e dei suoi valori, quelli su cui è fondata la nostra Repubblica e che ha ispirato i padri fondatori dell’Europa. È da quella immane sofferenza che nasceva il suo impegno. Non ideologie, ma ideali; non calcoli, ma una visione perché anche l’Europa non può vivere per se stessa, perché il cristianesimo non è un’idea, ma una persona, Gesù, che passa attraverso le persone e nella storia».

Zuppi ha quindi citato alcuni brani del messaggio di Sassoli per lo scorso Natale. Infine ha letto parole di David Maria Turoldo: «Dio della vita, sei tu che nasci, che continui a nascere in ogni vita. Voce per chi muore ora: perché non muore, non muore nessuno: niente e nessuno: niente e nessuno muore perché Tu sei. Tu sei e tutto vive, è il Tutto in te che vive: anche la morte!». Il cardinale ha concluso: «Gesù ti abbracci nella sua grande misericordia. Buona strada. Riposa in pace e il tuo sorriso ci ricordi sempre di cercare la felicità e a costruire la speranza, Fratelli tutti».

Amici e parenti: «In te accoglienza e solidarietà»

«Ringrazio il buon Dio per averti donato a noi. Sei sempre stato disponibile per noi e per le nostre situazioni. Mai ti sei tirato indietro. Voglio ricordare la tua forza, la tua coerenza». Al termine dell’omelia sono stati letti alcuni messaggi e pensieri da parte di amici e parenti del presidente del Parlamento europeo. Una sorella ha affermato: «Hai sempre dimostrato a tutti che vale la pena essere sempre se stessi. Da lassù ti darai ancora da fare per la tua famiglia ora ancora più numerosa. Fratello mio, ti abbraccio forte».

Un’altra sorella di Sassoli ha affermato: «Quando ha scoperto la malattia, David pregava Dio che gli desse coraggio per portarla avanti. E Dio, caro David, Dio te lo ha concesso e lo hai dimostrato nel continuare malgrado le difficoltà e nell’andare avanti malgrado la situazione a volte fosse difficile. In te abbiamo visto l’accoglienza, l’ascolto, ma soprattutto il coraggio e la solidarietà nel guardare e nell’avere attenzione verso gli ultimi. Dal Signore abbiamo ricevuto te e adesso noi chiediamo a Dio la forza per andare avanti ora che tu sei in cielo».

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