Ma per Giuseppe Milano di Greenaccord, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), presentato da Draghi alla Camera, «fa fatica a emergere un piano d’insieme». L’esperto spiega punti di forza e criticità

Palazzo_Montecitorio_Roma

«È stato importante l’appello di Papa Francesco per la Giornata mondiale della Terra in cui ha ribadito la sua attenzione per l’interdipendenza tra l’uomo e la natura e per l’ecologia integrale in cui tiene insieme gli aspetti sociali e ambientali, mettendo l’uomo al centro di ogni modello di sviluppo e di progresso, espressioni ribadite anche nel suo saluto al Summit organizzato dal presidente americano Biden. È necessario che la voce profetica e carismatica del Papa ci richiami sempre su questi aspetti». Lo dice Giuseppe Milano, segretario generale di Greenaccord, lunedì 26 aprile nel giorno in cui il premier, Mario Draghi, presenta alla Camera dei Deputati il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per il Recovery Plan. L’ultima versione del Pnrr concerne la “rivoluzione verde” e la “transizione ecologica”. Al riguardo, «ci sono tre punti di forza e alcune criticità», sostiene Milano, che giudica positivamente «l’impiego di idrogeno come ulteriore fonte rinnovabile per il trasporto pubblico, visto che oggi i massimi trend di spostamento, circa il 75%, avvengono su scala territoriale. Investire sull’idrogeno è, quindi, una grande opportunità». Altri due aspetti positivi sono «l’ulteriore implementazione delle energie rinnovabili per favorire la decarbonizzazione entro il 2050 nel sistema industriale» e «l’aumento della quantità almeno minima di edifici che possono essere interessati da processi di riqualificazione energetica». E, precisa il segretario generale di Greenaccord, «questo è un bene perché, oltre a incentivare il lavoro, porta con sé l’idea di recepire istanze dell’Europa sull’economia circolare e, quindi, tutto il discorso sui materiali naturali e riciclabili». Al contrario, osserva Milano, «mi lascia perplesso l’idea che il gas possa essere trattato come una sostanza naturale equiparata all’eolico e al fotovoltaico perché dal punto di vista fisico parliamo di due elementi diversi. Ad esempio, il metano è più inquinante dell’anidride carbonica come gas serra clima-alterante».

Inoltre, «si parla di cambiamento climatico, di energie di rinnovabili, ma manca una visione omogenea e organica sulle città, sulla rigenerazione e riqualificazione urbana, sul contrasto al consumo di suolo. Tra l’altro, in Italia la legge fondamentale dell’urbanistica risale al 1942, non riusciamo ad approvare una legge sul consumo di suolo e, benché l’economia circolare si riferisca ad alcuni progetti industriali riguardanti ad esempio la bioplastica, in città si fa fatica a creare filiere del riuso, della raccolta, quindi non si costruisce un beneficio economico distribuito valorizzando le eccellenze locali». Per l’esperto, «al Sud si devono costruire degli impianti di compostaggio e di gestione anaerobica perché altrimenti l’organico, che potrebbe servire come biogas o compost, continuerà a finire nelle discariche private e non pubbliche, perché queste ultime sono già sovraccariche e sotto sequestro». In generale, «l’ultima versione del Pnrr è sicuramente migliore, più pulita, più ordinata, più ragionata e accurata, essendo stati tolti alcuni strafalcioni ed elementi contraddittori, ma è come se fossero tessere di un mosaico che non creano un disegno definito, fa fatica ad emergere una visione omogenea d’insieme. Sicuramente, è un documento di una complessità inaudita, guarda al 2026 in un Paese che, da sempre, fa fatica a pensare al futuro».

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