Non sono “padri materni”, ma uomini con nuove relazioni e un accresciuto senso di responsabilità

di Andrea CASAVECCHIA

Famiglia

C’è un nuovo modo di vivere la paternità. Aumenta l’attenzione degli uomini verso i propri figli: tradotta in tempo dedicato alla cura, al gioco, alla verifica della condotta scolastica. Il dato emerge ormai in numerose ricerche. Alcuni parlano di condivisione educativa, altri di parità nella divisione dei compiti intrafamiliari, altri ancora di assunzione di un ruolo materno dei padri. Probabilmente si potrebbe leggere la novità alla luce della crescita del senso di responsabilità dei giovani adulti verso la loro prole, forse sarebbe anche più semplice.

In ordine cronologico l’ultima ricerca italiana sugli high care daddies (etichetta che si potrebbe tradurre con papà impegnati nella cura) è dell’Isfol. Dall’analisi traiamo alcune caratteristiche interessanti: l’età dei padri più coinvolta dal fenomeno ruota tra i 31 e i 35 anni, oltre il 60% vive al Centro Nord e il 47% – meno della metà – di loro ha un alto titolo di studio. In gran parte (l’88%) questi nuovi papà lavano, vestono accompagnano a scuola i piccoli. Nella ricerca si scopre che sono anche impegnati nella divisione dei compiti domestici all’interno della coppia: per il 68% fanno la spesa, il 42% cucina il 37% si impegna nelle pulizie. Ne emerge una nuova figura maschile rispetto a quella tradizionale.

Cosa è successo? Alcune trasformazioni sociali che veicolavano una maggiore parità tra uomini e donne si sono riversate all’interno dei rapporti di coppia. Il ruolo maschile è stato messo in discussione in vari campi: non è più l’unico percettore di reddito per la famiglia, anche le donne lavorano e a volte (in rari casi per la verità) guadagnano più dei loro partner; non è neanche il più istruito in casa: il livello di istruzione femminile è cresciuto, ha colmato il divario con quello maschile e tende a superarlo; ha perso in autorevolezza e autorità nelle relazioni. Tutti i cambiamenti hanno portato effetti sul rapporto di coppia e su quello genitoriale. Tra le reazioni, in un primo tempo, la forma prevalente è stata la ritirata: si passava dal padre autoritario al padre assente. Questo però comportava una perdita di ruolo all’interno della famiglia e uno schiacciamento dell’uomo sulla sfera lavorativa e sociale.

Oggi le ricerche mostrano una nuova forma che emerge dalla richiesta di aiuto del mondo femminile nella condivisione dei compiti, ma anche dalla ricerca di nuove modalità di comportamenti capaci di offrire significato alla vita. Così invece di parlare di padre materno, come titolano in modo subdolo alcuni quotidiani, sarebbe opportuno sottolineare un nuovo posizionamento dei padri che prendono coscienza del loro ruolo e cercano di delineare il proprio spazio in relazione con la partner.

 

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