Dopo l’ultima ondata di sbarchi sulle coste siciliane, il direttore don Roberto Davanzo spiega: «Facciamo la nostra parte, ma serve un coordinamento»

don roberto davanzo

Dopo l’ultima ondata di sbarchi sulle coste siciliane, nuovi profughi stanno arrivando anche a Milano e nel territorio della diocesi. Caritas è in prima linea nell’accoglienza.

La situazione più critica si registra a Milano dove dopo l’arrivo in massa alla stazione centrale nel fine settimana di 400 siriani, la struttura di via Fratelli Zoia, affidata dal Comune alla cooperativa Farsi Prossimo della Caritas Ambrosiana ha superato la capacità di accoglienza. Nel fine settimana il numero degli ospiti è arrivato a 253, ben oltre i 150 posti disponibili. I volontari della vicina parrocchia di Sant’Elena e gli operatori della cooperativa hanno lavorato senza sosta per garantire una sistemazione comunque dignitosa alle famiglie e ai 66 bambini che al momento vi sono alloggiati. In poche ore sono sonno state montate le brande offerte della Protezione civile, e sono stati distribuiti biancheria e generi di prima necessità. Ieri notte, lunedì, il numero degli ospiti è sceso a 193. Ma la situazione resta critica.

Nel frattempo Caritas e la Diocesi di Milano sono impegnate nell’accoglienza anche fuori del capoluogo lombardo. Centri e strutture ecclesiali complessivamente ospitano 47 persone tra Lecco e Monza, delle 400 arrivate in Lombardia negli ultimi giorni e assegnate dalle Prefetture alle strutture convenzionate in caso di emergenza. Sono nigeriani, maliani, pakistani, yemeniti e nepalesi giunti sulle coste italiane in seguito agli sbarchi della scorsa settimana e poi trasferiti dalle autorità in aereo da Comiso alla volta di Malpensa. «A Lecco – raccontano i volontari della Caritas di Lecco– sono arrivati venerdì notte in pigiama e ciabatte, stremati e affamati su un pullman messo a disposizione dal Comune. 18 (15 nigeriani e 3 maliani) sono stati ospitati al Coe di Barzio, 5 (tutti nigeriani) negli appartamenti della parrocchia di Villa Vergano a Galbiate. «Sono giovani, scolarizzati, sono stati identificati della autorità ma al momento non hanno ancora chiesto asilo nel nostro Paese e non è chiaro cosa vogliano fare», dicono gli operatori della cooperativa Arcobaleno di Caritas Ambrosiana. Nella Provincia di Monza, coinvolto nell’accoglienza in questi giorni anche il Centro Botticelli di Lissone della Fondazione La Vincenziana.

«Ancora una volta, in questa ennesima emergenza che ha coinvolto il territorio della nostra Diocesi il volontariato ha dato una grande prova di sé. Ma occorre il coinvolgimento di tutti i livelli di governo e un maggiore coordinamento», sostiene il direttore di Caritas Ambrosiana, don Roberto Davanzo. «Poiché l’Italia non è la destinazione finale di questi flussi migratori, ma solo una terra di passaggio, occorre un’intesa in Europa affinché a queste persone sia riconosciuto il diritto di chiedere asilo e protezione dove desiderano. Ciò vale in special modo per i siriani che potrebbero ottenere facilmente lo status di rifugiato nel nostro Paese, ma non si lasciano nemmeno identificare dalle autorità italiane, perché non vogliono la protezione e l’accoglienza che possiamo offrirgli, desiderando raggiungere i paesi del Nord Europa. Per questo è il governo centrale che deve affrontare la questione e far sentire al sua voce a Bruxelles », conclude Davanzo. 

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi