Attivo anche a Milano il “baratto amministrativo”, modello di economia sociale e di condivisione introdotto dal Decreto Sblocca Italia

di Gemma DELL’ACQUA

operaio al lavoro

Da qualche giorno anche a Milano è attivo il “Baratto amministrativo”, un nuovo esempio di social & share economy (economia sociale e di condivisione), resa possibile dal Decreto Sblocca Italia del novembre 2014.

Quando si parla – e scrive – di nuovi stili di vita si fa principalmente riferimento a comportamenti del singolo cittadino o della famiglia, raramente a quelli delle istituzioni. Con il baratto amministrativo, invece, qualcosa sta cominciando a cambiare anche negli Enti locali.

Il Decreto introduce – solo per i morosi incolpevoli, cioè per esempio per chi non ha potuto saldare il proprio debito per aver perso il lavoro – una nuova forma di pagamento “in natura” con la cessione di manodopera: pulizia, manutenzione, abbellimento di aree verdi, piazze e strade, ovvero con interventi di decoro urbano, di recupero e/o riuso, con finalità di interesse generale e pubblico.

Il concetto di fondo è quello dello scambio: là dove non arriva il portafoglio, arrivano le braccia e la donazione del proprio tempo. Il cittadino taglia erba, imbianca aule o aiuta i netturbini e in cambio riceve uno sconto o una parte di esenzione sulla tassa dei rifiuti, sull’Imu, sulle rette scolastiche di bus e mensa o sull’affitto nelle case popolari. Possono richiederlo sia singoli cittadini, sia associazioni locali e naturalmente sconti o esenzioni sono solo per un periodo limitato. In base al tipo di intervento svolto dal cittadino spetta poi al Comune decidere se ridurre del tutto o in parte alcune tasse locali.

Una misura innovativa, questa, che possiede interessanti risvolti anche da un punto di vista sociale. Con il “baratto amministrativo” non solo si saldano i debiti dovuti al Comune, che finora erano stati scoperti e lo sarebbero rimasti ancora, ma in un certo senso si risarcisce anche l’intera comunità, rendendosi utile con lavori di manutenzione o ristrutturando aree e beni immobili inutilizzati che il Comune non era mai riuscito a prendere in carico. Inoltre, e forse soprattutto, si scardina il granitico assioma che è solo con il denaro che si può avere tutto.

Il baratto amministrativo, quindi, non introduce solo una nuova formula di pagamento di “restituzione alternativa”, ma anche un diverso rapporto basato sulla fiducia e un nuovo legame reciproco tra chi vive nella città e gli spazi pubblici messi a sua disposizione. Giocando in prima persona per un nuovo stile di vita “circolare”, che, stavolta, vede finalmente promotrice la Pubblica Amministrazione.

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