Si è concluso a Orvieto il 45° Incontro nazionale con l’intervento finale del presidente Andrea Olivero

di Lorena LEONARDI
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andrea olivero

Un piano straordinario per il lavoro, lotta alla povertà, cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, tagli alla politica e una nuova legge elettorale. Sono queste alcune delle «proposte Acli per il bene comune» avanzate dal presidente nazionale Andrea Olivero alla politica nella giornata conclusiva del 45° Incontro nazionale di studi, che quest’anno si è tenuto il 14 e 15 settembre a Orvieto e ha avuto come tema “Cattolici per il bene comune. Dall’irrilevanza al nuovo protagonismo”.

Le richieste per il bene comune
«Vi chiediamo un piano straordinario sull’occupazione giovanile», di «combattere la povertà», «cambiare l’assistenzialismo della social card» e di garantire «la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia», ha detto Andrea Olivero, invitando a «ridurre i costi della politica» e “rinnovare la classe dirigente con persone oneste e preparate». Se quella intercettata è «una delusione grande», non c’è ancora, secondo il presidente Acli, «una chiusura all’impegno: i cattolici in particolare vi chiedono di assumervi l’impegno della schiettezza. Siamo pronti a rischiare con voi, solo vi chiediamo di non usare tattica ma coraggio».

Innestati nella vita
«La vostra bandiera sia una triplice fedeltà: al mondo del lavoro, alla Chiesa, alla democrazia», ha raccomandato mons. Benedetto Tuzia, vescovo di Orvieto-Todi: «La crescita della caduta di attenzione alla cosa pubblica presente nel mondo cattolico è preoccupante. Ma il desiderio e la scelta prendono il largo verso nuove forme di protagonismo orientato al bene comune. Verso un salto di qualità della presenza di cattolici politici cui i cittadini chiedono onestà e attenzione per la famiglia, il lavoro, i poveri». Un incontro, quello di Orvieto, che si è mosso «su di un tracciato che risente del vocabolario conciliare: dallo “sguardo al bene comune” al “coraggio della scelta”, dal “rinnovato impegno ecclesiale del laicato” al “rigetto della tentazione della sfiducia”». Lo sguardo a Cristo «non ci tira fuori ma ci innesta ancora di più nella vita», ha proseguito mons. Tuzia, invitando «a mantenere l’ispirazione della dottrina espressa nel Vangelo da tradurre in termini laici. È questa l’impegnativa ma necessaria missione da compiere».

Un welfare da rivedere
Una riflessione sullo stato sociale in Italia e in Europa l’ha proposta Luigi Campiglio, docente di politica economica all’Università Cattolica di Milano, individuando i «peccati capitali» del welfare nell’acronimo “s.i.n.s.”: solidarietà, ineguaglianza, necessità e sicurezza. «Occorre – ha aggiunto – riprogrammare lo stato sociale e il reddito disponibile delle famiglie». Della persona come «portatrice di capacità e talenti che possono essere messi a disposizione della comunità» ha parlato Gregorio Arena, presidente del Laboratorio per la sussidiarietà: «Il volontariato mostra una diversa forma di cittadinanza capace di dare essa stessa risposta ai bisogni. Non basta chiedere ai politici di cambiare, dobbiamo farlo pure noi». Si è concentrato sul passaggio «dalla società del rischio alla società della crisi» Mauro Magatti, preside della facoltà Sociologia all’università Cattolica di Milano, che ha individuato tre obiettivi da raggiungere: «ricostruire la capacità plurale di ridefinire significati, obiettivi e sensi che attivano risorse buone», «rinegoziare rapporti in positivo, scambiandosi doni» e «tornare a fare economia, perché quella degli ultimi vent’anni è stata drogata».

Un nuovo linguaggio
Dodici parole, che insieme formano il nuovo “lessico politico” targato Acli, sono quelle presentate dal presidente provinciale della Acli di Brescia,Roberto Rossini, e “partorite” dai laboratori frutto della collaborazione con esperti di sociologia, politica sociale e diritto pubblico. «Tra parentesi» è la prima espressione appartenente al nuovo lessico: «Non siamo in una fase tra parentesi, è terminato un assetto e siamo in una fase evolutiva», ha spiegato Rossini. C’è, poi, la «sfiducia democratica», nutrita dai cittadini, che costringe a ripensare lo stato sociale alla luce dei «peccati del mercato», e delle nuove parole chiave: «sussidiarietà», «solidarietà», «generatività» e «innovazione». Da «democratici e cristiani», dobbiamo ispirarci al Concilio, per testimoniare che il laicato cattolico deve «essere anima di questo mondo», e alla “civicness”, che invita a «non chiamarsi fuori». Assieme al «pensare politicamente», non bisogna disperdere la passione per la democrazia che si può annidare nell’“antipolitica”. È «vedere», ha concluso Rossini, l’ultima parola del nuovo lessico politico: «Ci vuole l’intenzione di vedere, prima e dopo: si vede prima, in termini di intenzione, e dopo, come risultato».

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