Stefania Perduca, coordinatrice dei progetti dell’Associazione Ohana per la promozione del benessere psicologico: «Molti gli adolescenti a rischio di sviluppare una possibile dipendenza»

di Pino NARDI

Stefania Perduca

«Alle famiglie e ai docenti direi di rivolgersi allo psicologo scolastico per segnalare ragazzi che suscitano preoccupazioni. Ricordando che se le situazioni di dipendenza sono poche, molte sono le situazioni di adolescenti con forte fragilità emotiva e quindi a rischio di sviluppare una delle possibili dipendenze che la nostra società generosamente offre». Lo sostiene Stefania Perduca, psicoterapeuta, coordinatrice dei progetti dell’Associazione Ohana per la promozione del benessere psicologico.

Da recenti dati emerge che è altissimo il numero di adolescenti forti consumatori di alcool, tabacco e cannabis. Come si può spiegare questa diffusione così ampia in una fascia di età sempre più bassa?
Si tratta di sostanze percepite come meno pericolose, alcune di queste anche socialmente accettabili e legali. Gli adolescenti sembrano oggi essere maggiormente informati sui rischi gravi delle sostanze “pesanti” mentre su altre pensano di poter mantenere il controllo. Perché le usano? Quando ci raccontano le loro storie sembra che i momenti di sballo o di stacco dalla realtà siano l’unico modo che trovano per tollerare fatiche interiori, emozioni troppo intense o le prime prove della vita. Poi ovviamente va distinto un consumo occasionale da un abuso.

È necessario un intervento culturale ed educativo per prevenire queste dipendenze. Quali strade percorrere?
Credo che continuare la prevenzione nelle scuole attraverso incontri sia sulle dipendenza in senso stretto sia più in generale sulle life skills sia fondamentale: ormai associazioni e cooperative che operano nelle scuole non si limitano a dire cosa fa male, ma cercano di spiegare ai ragazzi come si può stare bene nella vita, con se stessi e con gli altri. Anche la nostra associazione viene contattata per parlare di dipendenza da internet o da sostanze o del caso di bullismo; la nostra équipe cerca sempre di allargare lo sguardo alla complessità dell’essere umano, in un’ottica bio-psico sociale, sviluppando appunto quelle che l’Oms chiama le life Skills, abilità cognitive, emotive e relazionali di base che ci permettono di affrontare le sfide della vita. Ne cito alcune: consapevolezza di sé, gestione delle emozioni, senso critico, prendere decisioni, creatività… Riascoltiamo la canzone di Gaber Non insegnate ai bambini, che ci ricorda di avere uno sguardo sulle cose fondamentali e aprire alla vita.

Evidentemente spesso le famiglie ignorano i problemi dei figli. Quali consigli dare ai genitori di adolescenti di fronte questi fenomeni?
Siate curiosi, non paurosi. Quando le famiglie, comprensibilmente provate, ci parlano di una difficoltà del figlio sembra che sparisca l’individuo e resti la difficoltà: «Ho un figlio che va male a scuola, ho un figlio che si fa le canne»… I genitori hanno paura, iniziano a irrigidirsi, controllare tutto, diventare giudicanti. Entrate nei mondi dei vostri figli e provate ad ascoltarli; se ci spaventiamo di un comportamento – per quanto errato e pericoloso – rischiamo di chiudere la comunicazione. I ragazzi poi confidano a noi di non parlare coi genitori perché si vergognano di averli delusi. Ovvio che è importante mettere al corrente i nostri figli dei rischi, ma su questo i genitori di oggi sono già preparati».

E le altre agenzie educative (scuola, parrocchia, associazioni…) cosa possono fare?
Non si può pensare di educare un minore da soli, solo la famiglia o se la famiglia è assente o problematica solo la scuola o solo i servizi. Lavorando anche con gli educatori spesso ci sentiamo dire che sono preoccupati per un ragazzo, ma non sanno se dirlo alla famiglia e viceversa. Lavorare in rete significa poter incrociare più sguardi sul ragazzo, la visione del genitore magari deluso per voti scolastici negativi, la visione del docente che nota isolamento in classe e quella dell’educatore dell’oratorio che ne raccoglie i segreti. Entrare nei mondi dei ragazzi insieme, utilizzare le risorse che oggi ci sono a disposizione, come – davvero figura importante – lo psicologo scolastico che è disponibile in quasi tutte le scuole sia per i ragazzi sia per gli adulti e può facilitare la prevenzione primaria o secondaria di queste situazioni.

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