Arriva il voucher pari a 500 euro: un prezioso aiuto alla formazione continua

di Alberto CAMPOLEONI

scuola digitale

«Una scuola più dinamica, autonoma per davvero, aperta al territorio e al futuro, dotata di risorse (umane e finanziarie) che consentano a presidi e insegnanti di scrivere il loro Piano dell’offerta formativa»: così il ministero della Pubblica istruzione ha presentato, in una nota, il disegno di legge che ha appena avuto il via libera dal Consiglio dei ministri. E in proposito il ministro Giannini, dopo la riunione dell’esecutivo, ha commentato: «È una giornata storica per l’Italia. Abbiamo elaborato un nuovo modello di scuola in cui i dirigenti scolastici e gli insegnanti avranno gli strumenti per realizzare quell’autonomia che finora è rimasta solo sulla carta».

In effetti, molta parte del progetto sulla “Buona scuola” punta sugli insegnanti. E non solo per l’annunciato piano di assunzioni. Tra le diverse previsioni del disegno di legge ce n’è una, in particolare, che costituisce una novità assoluta rispetto al passato: arriva la “Carta per l’aggiornamento e la formazione dei docenti”, un voucher di 500 euro per ogni docente da utilizzare per l’aggiornamento professionale attraverso l’acquisto di libri, testi, strumenti digitali, iscrizione a corsi, l’ingresso a mostre ed eventi culturali. L’orizzonte di riferimento è quello della formazione in servizio, che nelle intenzioni della Buona scuola “diventa obbligatoria e coerente con il Piano triennale dell’offerta formativa della scuola”.

Qualche anticipazione era filtrata, ma l’attenzione sulla riforma era soprattutto sulle assunzioni e sull’aspetto della valutazione dei docenti. Così il “tesoretto” personale per la formazione, una misura concreta e apprezzabile, un bonus «per andare al cinema o comprare un libro» – come ha suggerito il premier Renzi – è arrivato quasi a sorpresa. Una bella sorpresa, viene da dire.

Sorpresi, in primis, i docenti che possiamo immaginare, sorridendo, alle prese con qualche pensiero in più. E qualche timore. Il primo è quello del “sarà proprio vero?”. A qualcuno verrà in mente la “mitica” social card, quella del ministro Tremonti, con i 40 euro da spendere al supermercato e che sembrò ai più un grande flop. La carta digitale da ricaricare alle casse tornava indietro… «E se vado in libreria e al momento di pagare i soldi non ci sono? Che figura!». Il “sarà vero” traduce anche la possibile incredulità di una categoria piuttosto bistrattata che adesso si vede riconoscere ufficialmente – con la prof card – bisogni e consumi culturali necessari alla propria professionalità. Gli insegnanti allora “lavorano” anche quando leggono un libro o vanno al cinema – per restare all’esempio di Renzi -. E entrare in un museo non è un optional, ma un’attività necessaria e meritoria. Attività – come le spese in libreria, a teatro e chi più ne ha più ne metta – da sempre sostenuta in proprio.

Superata la sorpresa, messe da parte le preoccupazioni e le incredulità, magari qualcuno prenderà carta e penna per stilare una singolare lista della spesa: in libreria, probabilmente, il primo step. Immaginando poi la stagione di prosa o il fine settimana in trasferta per vedere l’imperdibile mostra dell’artista immortale. Con un sorriso di soddisfazione dipinto sul volto. Attenuato solo un po’ dalla improvvisa consapevolezza/paura che, usciti dalla libreria, e forse arrivati fino al cinema in centro, il bonus della mitica card potrebbe essere già virato sul rosso. Un’ombra di un istante. Poi via di nuovo come prima, come sempre (magari con più entusiasmo).

 

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