La denuncia dei “Giornalisti senza frontiere” nel rapporto annuale del 2021. Anche se il nostro resta «il continente più favorevole» per il lavoro di informazione, in diversi Paesi, tra cui Germania, Francia e Italia, aggressioni e querele sono quasi raddoppiate

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Per trovare l’Italia nella classifica mondiale della libertà di stampa nel 2021 pubblicata martedì 20 aprile dai “Giornalisti senza frontiere” bisogna scendere al 41° posto, come nel 2020. Durante la pandemia, che su scala globale ha reso più complesso il lavoro di informazione, i media italiani sono riusciti a continuare il loro impegno, anche se con maggiore fatica, nonostante il decreto Cura Italia, che ha limitato l’accesso ai documenti di estrema urgenza. Nella “top ten” della classifica mondiale sono Norvegia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Costa Rica, Paesi Bassi, Giamaica, Nuova Zelanda, Portogallo e Svizzera. Al fondo della lista dei 180 Paesi del mondo scrutinati invece si trovano Cina, Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea. «L’Europa resta il continente più favorevole alla libertà di stampa, nonostante un aumento della violenza contro i giornalisti», mostra il rapporto annuale del 2021, che però critica la lentezza dei «meccanismi per la protezione delle libertà fondamentali messi in atto dall’Ue» nel «contrastare la morsa del regime di Viktor Orbán sui media» o «rallentare le misure liberticide in alcuni altri Paesi dell’Europa centrale».
Le aggressioni e le querele contro i giornalisti sono quasi raddoppiate in Germania, Francia, Italia, Polonia, Grecia, Serbia e Bulgaria. Il cosiddetto “modello nordico” si conferma il più solido e resta in testa alla classifica, ormai da alcuni anni; la Germania ha perso due posizioni per le aggressioni alla stampa da parte di manifestanti negazionisti ed estremisti. «Repressione dalle dimensioni senza eguali» quella che si è abbattuta sui giornalisti della Bielorussia (al 158° posto), mentre la Russia (al 150°) quest’anno si è vista impegnata nel reprimere e limitare la copertura mediatica legata a Alexeï Navalny. Sulla cartina di rsf.org, in nero i Paesi dove la situazione è molto grave (11,88%), in rosso “difficile” (28,71%), arancione “problematica”, con il giallo sono colorati i Paesi dove la libertà è “piuttosto buona” (19,80%) e giallo chiaro “buona” (6,93%), una fetta che è calata dell’1% negli ultimi 12 mesi.

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