Da monsignor Gianni Ambrosio, vice presidente della Comece, un monito all’Unione Europea

Monsignor Ambrosio col presidente della Commissione europea José Manuel Barroso

La questione dell’invecchiamento attivo e la solidarietà intergenerazionale «costituisce un’occasione opportuna per riflettere sul presente e sul futuro delle nostre società. Vorrei soffermarmi in particolare sul ruolo della famiglia come risorsa sociale», che è «il punto di partenza per affrontare la crisi non solo demografica» che sta attraversando il “vecchio continente”. Monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, è uno dei quattro vicepresidenti della Comece, Commissione degli episcopati della Comunità europea. Il 12 luglio ha partecipato, a Bruxelles, all’incontro tra i vertici dell’Ue (Commissione, Parlamento, Consiglio) e i rappresentanti delle Chiese e Comunità religiose d’Europa. Il tema dell’appuntamento annuale tra i politici e le guide spirituali era connesso al 2012, proclamato appunto Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni.

Molti gli interventi durante il meeting, sia da parte dei rappresentanti cristiani sia da parte di quelli delle altre religioni. Monsignor Ambrosio ha affermato: «Ritengo che l’Ue e gli Stati membri dovrebbero lucidamente mettersi al servizio della famiglia e avere il coraggio di sostenerla come soggetto sociale: così le nostre società potranno beneficiare pienamente del contributo della famiglia in termini di relazioni, di solidarietà, di slancio progettuale. Perché la famiglia è il fondamentale ambito di cura della persona e di condivisione dei bisogni, sia materiali che immateriali, e rappresenta la prima rete di solidarietà su cui la società può contare». Per cui «l’impegno di valorizzare la famiglia non nasce dall’intenzione di difendere un patrimonio della tradizione, ma dalla convinzione che essa è garanzia di un futuro vivibile per le nostre società».

Monsignor Ambrosio ha quindi specificato: «Parlando di famiglia, intendo riferirmi alla famiglia aperta alla vita, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. È questa l’identità propria della famiglia come “luogo” ove le relazioni e la solidarietà intergenerazionali vengono acquisite e favorite. Il futuro dei nostri Paesi e dell’Ue non è immaginabile senza il sostegno forte alla famiglia, come ambito di crescita e di maturazione in cui ciascuno viene riconosciuto nel suo valore di persona e nel contempo è richiamato alle proprie responsabilità e ai propri doveri».

Il vescovo ha ricordato che «nessun altro tipo di relazione può essere equiparato alla famiglia»; e se essa «venisse privata del suo ruolo centrale» o se fosse posta «in condizione di non poter svolgere il suo compito, la complessiva relazionalità sociale diventerebbe fragile in quanto è soprattutto la relazione familiare a generare un clima caratterizzato da fiducia, da cooperazione, da reciprocità. In questo clima possono crescere le virtù personali e sociali».

Poco oltre il vice presidente della Comece ha puntualizzato: «Sappiamo che in alcuni Paesi sono stati realizzati buoni passi in avanti per superare la scarsa propensione alla procreazione. Si tratta di interventi a livello delle politiche fiscali in favore della famiglia, di creazione di strutture di assistenza per l’infanzia, di misure volte a conciliare vita lavorativa e vita familiare. In questo contesto, mi permetto di sottolineare l’importanza del giorno settimanale comune di riposo. Specialmente per la famiglia, per la vita spirituale dei suoi membri e per le relazioni umane, sia quelle intrafamiliari sia quelle con i parenti e gli amici, il riposo domenicale comune è di fondamentale importanza».

A questo punto monsignor Ambrosio ha rilanciato l’“Alleanza per la domenica”, iniziativa che sta raccogliendo su scala europea numerosissime adesioni di associazioni, comunità religiose, sindacati, ong, e che intende sollecitare una presa di posizione chiara, anche sul piano legislativo, da parte dell’Ue, affinché in linea di principio la domenica sia dichiarato “giorno libero dal lavoro” in tutti gli Stati membri dell’Unione.

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