Presentato il Rapporto di Caritas Migrantes da cui emerge che il flusso monetario verso Cina e Filippine supera i 3 miliardi di euro

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L’Asia è l’area di destinazione della maggior parte delle rimesse mondiali, il cui flusso nel 2010 è tornato a crescere. Anche le rimesse in partenza dall’Italia (oltre 6,5 miliardi di euro) si dirigono per quasi la metà verso un Paese dell’Asia (3,2 miliardi di euro, per lo più verso la Cina e le Filippine, con invii pari, rispettivamente, a 1,8 miliardi e 743 milioni di euro). Sono i dati contenuti nel volume “Asia-Italia. Scenari migratori”, curato dalla Caritas e dalla Migrantes presso le Edizioni Idos e co-finanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione.

Si tratta di flussi monetari che esercitano un forte impatto sulle economie dei Paesi di origine dei migranti, incidendo per il 35% sul Pil del Tajikistan (il valore più alto nella graduatoria mondiale) e per oltre un quinto sul Pil del Nepal (23%) e del Libano (22%). Filippine e Bangladesh, a loro volta devono alle rimesse oltre un decimo del Pil (12%), quota cui si avvicina anche lo Sri Lanka (8%).

Questi scenari sono destinati a mutare nel futuro, in un contesto in cui l’Asia, pur continuando a far registrare notevoli flussi in uscita (che però rimarranno per lo più all’interno del continente), si candida a diventare il maggiore mercato di sbocco dei flussi migratori intercontinentali (e l’Africa la principale area di partenza). Andando a considerare la carenza strutturale di forze lavoro come fattore che determina i flussi, si candidano a diventare Paesi di immigrazione (o a sperimentare un aumento nell’afflusso di migranti) la Cina, il Giappone, la Thailandia, la Corea del Sud, mentre le Filippine e anche l’India, per i prossimi decenni, continueranno verosimilmente a essere innanzitutto un polo di partenza.

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