Dieci anni fa l’avvio dell’esperienza del Servizio civile internazionale da parte di Caritas Ambrosiana. Un’apertura al mondo a 360 gradi, concretizzatasi in tanti progetti realizzati e condivisi con le realtà locali

di Claudio URBANO

Sergio Malacrida
Sergio Malacrida

Nato dall’esperienza degli obiettori di coscienza che portavano il loro impegno «non armato» in zone di conflitto, il Servizio civile internazionale è diventato negli anni una sorta di Erasmus del volontariato su scala globale. In prima fila c’è anche la Caritas Ambrosiana, che in questi giorni ha festeggiato il decennale dell’invio dei primi volontari in diversi Paesi del mondo. Finora a partire con Caritas sono stati 113 giovani, inseriti negli speciali bandi del Servizio civile nazionale dedicati ai progetti all’estero. Nicaragua, Bolivia, Kenya, ma anche Libano, Bulgaria, Moldova sono alcuni tra i Paesi dove la Caritas diocesana ha avviato alcuni progetti col prezioso sostegno di chi ha deciso di investire un anno del proprio tempo nel Servizio civile all’estero.

«Un’esperienza che per i giovani è occasione di scambio concreto con le comunità locali, come concreto è l’aiuto che i volontari portano», sottolinea Sergio Malacrida, responsabile dei programmi di Servizio civile all’estero di Caritas Ambrosiana. Come in Nicaragua, dove Caritas cura un centro per l’assistenza ai disabili e uno per le donne a rischio di violenza nell’ambito familiare: qui i volontari sono impegnati, oltre che nell’assistenza, anche nella sensibilizzazione della popolazione locale, insegnando per esempio a superare una cultura di stampo «machista».

Per questi progetti su cui la Caritas è impegnata a lungo termine – gli stessi per i quali si raccolgono fondi in Avvento o Quaresima, o che in estate vedono impegnati moltissimi ragazzi nei campi di lavoro proposti dalla stessa Caritas – la presenza per un anno intero di un giovane del Servizio civile diventa fondamentale, consentendo di dare continuità all’esperienza e di progettare gli interventi insieme alla comunità locale. «Sono gli stessi giovani ad avere un’aspettativa alta, spinti anche dal desiderio di mettersi alla prova su ciò che hanno studiato – osserva Malacrida -: dalle scienze sociali alla psicologia, alla cooperazione internazionale». E spesso riescono a incidere realmente sulla realtà locale. È il caso della Moldova, un vero e proprio «laboratorio» (così lo definisce Malacrida), dove ormai da otto anni Caritas ha aperto una casa per accompagnare alla vita autonoma le ragazze che a sedici anni escono dagli orfanotrofi. «Fino a pochi anni fa, in un Paese dove si è più abituati a istituti di assistenza collettiva, la possibilità di aprire una struttura semiresidenziale come questa non esisteva: sarebbe stato più facile continuare a chiedere i soldi per i bambini rimasti orfani, piuttosto che per queste ragazze – spiega Malacrida -. Tutto è nato dall’intuizione di una nostra volontaria, in risposta però a un’esigenza locale. In nessun caso abbiamo voluto esportare un modello, c’è piuttosto l’intenzione di costruire qualcosa insieme».

Oltre che per i giovani, l’esperienza del Servizio civile internazionale è un’opportunità di arricchimento per la stessa Caritas. «L’inserimento nel piano nazionale ci consente per esempio di far arrivare le nostre proposte anche a chi non proviene da un’esperienza ecclesiale, e dunque difficilmente avrebbe avuto altre occasioni per conoscerci – sottolinea Malacrida -. Molti giovani sono entrati in contatto con noi per la prima volta attraverso la lettura dei bandi e sono nate così occasioni di collaborazione e di amicizia. Il 40% dei volontari ha continuato a collaborare con noi; c’è chi, ormai in forma professionale, ma naturalmente portando avanti lo stesso spirito di servizio, si occupa dei progetti internazionali appena avviati (ad Haiti e in Congo, per esempio), chi lavora in organizzazioni internazionali, e chi, come i volontari dell’associazione Animondo, ora racconta i temi della mondialità nelle scuole e negli oratori».

Progetti per il futuro? Malacrida si augura che l’investimento dello Stato nel Servizio civile internazionale diventi costante (nel 2014, per esempio, non è stato pubblicato alcun bando, e i nuovi volontari partiranno nel prossimo luglio), consentendo una programmazione stabile. «È un’esperienza di apertura al mondo a 360 gradi», conclude Malacrida. Tanto più significativa nell’attuale scenario internazionale, in cui una rinnovata attenzione per i temi globali sembra davvero urgente.

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