Un impegno che continua dopo le elezioni amministrative

di Paolo BUSTAFFA

Giovani

Una pioggia di analisi e commenti, come di consueto, è caduta e continua a cadere sui risultati delle elezioni amministrative. Un’acqua benefica, anche se a tratti mista a grandine, per un riarso terreno politico. Ora, guardando a prospettive più ampie, si aspettano segnali di cambiamento in vista della prova elettorale del prossimo anno. Tra questi il più atteso, anche se fuori da strategie di schieramento, riguarda i giovani che si erano presentati numerosi nelle liste dei canditati alle elezioni comunali. Non è la prima volta che si verifica questa partecipazione come non è la prima volta che un po’ troppo frettolosamente è stata messa fuori dai riflettori. Raramente si è incontrata, sia in campagna elettorale che dopo il voto, una riflessione sulla disponibilità dei giovani a occuparsi del bene comune nel loro territorio. Anche il richiamo alla nuova generazione di politici è andato spegnendosi oppure è stato imprigionato nella strategia dell’acquisto voti. Il richiamo certamente ritornerà – in momenti meno tumultuosi – nei pronunciamenti, nei documenti, nei convegni. I giovani hanno ben compreso e sono comunque scesi in campo consapevoli di dover giocare la partita con le proprie forze, le proprie competenze, i propri progetti. Alcuni sono arrivati ai consigli comunali e provinciali: molti non si siederanno ai banchi delle sale consiliari ma neppure staranno alla porta. Agli uni e agli altri un ringraziamento e un incoraggiamento.

La riconoscenza è per una testimonianza che, pur con diverse colorazioni, ha offerto e offre un segnale di speranza tanto più forte quanto più esprime un’alternativa di pensiero politico dentro e fuori gli attuali schieramenti. L’incoraggiamento è perché, dopo il ballottaggio, questi e altri giovani non si ritirino dalla fatica del pensare e dell’agire in politica. Soprattutto non vivano passivamente la condizione di ‘orfani’ in cui si trovano per la fragilità o per l’assenza dei padri. Questa è per i giovani la sfida più grande e la risposta non passa dalla rimozione degli adulti, da una sorta di parricidio politico, ma dalla consapevolezza che con il patrimonio culturale e morale delle diverse età si può restituire alla politica la sua nobiltà. I giovani, in questo travagliato rinnovamento, devono realisticamente già “pensarsi padri”. Come accade in una famiglia quando irrompono eventi così drammatici da costringere al cambiamento radicale di vita e all’assunzione di inedite responsabilità.

La politica è in analoga sofferenza, la crisi che da tempo la attraversa – confermata anche dalle recenti elezioni – è arrivata a un punto decisivo. I giovani ben lo sanno. Quanti di loro si sono giocati nelle elezioni amministrative hanno dato una risposta da “adulti” anche con la presa di distanza dall’antipolitica – presente più nei seggi elettorali che nelle piazze – e dalla confusione che si è fatta tra la stessa antipolitica e la critica incandescente a incoerenze e inconcludenze. I giovani avvertono la responsabilità di andare oltre e questo è già uno stare in politica “pensandosi padri”.

In questa prospettiva lo “specifico contributo” della Chiesa , con l’inesauribile sorgente della dottrina sociale, sarà sostegno grande a un laicato che, senza inutili aggettivi, sceglie ogni giorno nella sua autonomia responsabile, di stare con amore nella storia. Un messaggio forte viene dal Concilio ma altrettanto forte è quello che viene dalla testimonianza di statisti e uomini di governo che, da cattolici, vissero il “rischio laicale” con altissimo senso di responsabilità.

Un rischio che non è azzardo , avventatezza, presunzione ma è l’inquietudine di chi, anche in politica, è guidato nel suo agire da una coscienza illuminata dalla fede e dalla storia. È il rischio di “pensarsi padri” anche in un’ora difficile come è l’attuale. Un rischio a misura di giovani.

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