Dopo la vittoria elettorale di Hollande su Sarkozy

di Maria Chiara BIAGIONI
Sir Europa

Francois Hollande
Socialist party (PS) newly elected president Francois Hollande waves as he arrives on stage to give a speech after the results of the second round of the presidential election on May 6, 2012 in Tulle, southwestern France. Francois Hollande was elected France's first Socialist president in nearly two decades today, dealing a humiliating defeat to incumbent Nicolas Sarkozy and shaking up European politics. AFP PHOTO / PHILIPPE DESMAZES

La Francia volta pagina. Dopo 17 anni, il nuovo presidente della Repubblica francese è un socialista: François Hollande. Secondo i risultati ufficiali ha raggiunto il 51,7% dei voti, mentre Nicolas Sarkozy ha ottenuto il 48,3%.

«Vorrei dire al presidente della Repubblica: avrete bisogno di tutti. Mi auguro che possa avviare realmente un lavoro di coesione. Lavoro di coesione che è assolutamente atteso». Lo ha detto monsignor Bernard Podvin, portavoce della Conferenza episcopale francese, rispondendo al giornale radio di Rcf andato in onda stamane. Non si tratta di «una dichiarazione ufficiale sulle elezioni presidenziali” – tengono a precisare dalla Conferenza episcopale francese -, ma più semplicemente di «una risposta a un’intervista».

Riguardo alle posizioni manifestate dal presidente Hollande sul matrimonio gay e la questione dell’accompagnamento del fine-vita, monsignor Podvin ha detto: «Occorre dibattere e la Chiesa cattolica non ha mai nascosto ciò che pensa rispetto ad alcune posizioni manifestate da colui che è diventato presidente della Repubblica. Occorre discuterne in maniera più profonda». Sull’esito delle elezioni, ecco l’opinione di Jean-Dominique Durand, storico e professore dell’Università Jean Moulin-Lyon 3.

Con la vittoria di Hollande, quale segnale ha dato la Francia?
Non credo sia giusto parlare di segnale. Francamente bisogna osservare dapprima che la vittoria di Hollande su Sarkozy è molto stretta. Mi sembra poi che più che un’adesione ad Hollande, il voto di ieri esprima un rigetto del presidente Sarkozy, costretto a una campagna molto difficile. Occorre a questo proposito tenere conto che Sarkozy è un presidente uscente e come dappertutto in Europa, i governi uscenti si sono confrontati con problemi elettorali perché di fronte alla crisi sono stati costretti a prendere misure impopolari. Ha inoltre giocato contro anche la personalità stessa di Sarkozy che non è stato mai popolare in Francia. Quindi penso che questo risultato più che un messaggio manifesti un rigetto del suo predecessore.

Che futuro si prospetta ora per Hollande?
Hollande si presenta con grande prudenza. E anche i capi del suo partito lo sono. Perché sanno bene che la loro è stata una vittoria stretta e ne conoscono bene le ragioni: sanno anche che se Sarkozy avesse lasciato il suo posto ad altro leader della destra come Alain Juppé, probabilmente sarebbe stato eletto. Sono stato colpito dalla prudenza delle prime dichiarazioni e dei primi commenti. D’altra parte sanno bene che la situazione economica è terribile e che la situazione in Europa è altrettanto difficile. E anche se durante la campagna elettorale hanno detto che il tema della crisi era sovrastimato, ora che sono al potere dovranno fare i conti con la situazione reale. Non dimentichiamoci poi che adesso nel nostro sistema la battaglia non è completamente finita perché abbiamo le elezioni per il Parlamento il 10 e il 17 giugno. I sondaggi di questa mattina danno la destra e la sinistra ancora sullo stesso filo, per cui non si sa cosa succede alle legislative.

La parola vincente di queste elezioni è stata “crescita”…
Sì, il tema della crescita è stato molto importante, ma il problema è sapere che la crescita è un fatto economico, non si decide quindi a tavolino né si ottiene miracolosamente. Insomma, non sarà possibile che dall’oggi al domani la Francia diventi un’economia in crescita. Hollande ha già annunciato delle spese pubbliche pesanti. Non sono un economista ma non sono sicuro che la crescita sia compatibile con spese economiche importanti o con il reclutamento di nuovi funzionari. Temo che la questione della crisi economica sarà più presente che la crescita.

E i cattolici?
I cattolici hanno già espresso un po’ di preoccupazione per diversi progetti del nuovo presidente a livello delle questioni bioetiche e di costume come i matrimoni gay e l’eutanasia. Durante la campagna elettorale Hollande ha fatto dichiarazioni abbastanza dure verso la scuola cattolica. Sono tutti temi che in qualche modo preoccupano perché stanno a cuore alla Chiesa cattolica.

L’asse Sarkozy-Merkel si è rotto. Hollande come si porrà?
L’asse di cui parla è l’asse Francia-Germania, Berlino-Parigi che fu sancito già al tempo di Adenauer e Schumann, poi è continuato con il generale De Gaulle e poi con Mitterrand e Khol e Chirac e Schröder. È una tradizione consolidata per la costruzione dell’Europa e quindi continuerà perché sarebbe una follia romperlo. Hollande ha già annunciato che appena s’insedierà ufficialmente all’Eliseo, si recherà subito a Berlino per incontrare la Cancelliera tedesca.

Come ne esce la Francia?
Non abbiamo l’eccitazione che abbiamo conosciuto con le elezioni di Mitterrand. La situazione è molto diversa. La questione più importante adesso è sapere cosa lui farà delle promesse che ha fatto durante la campagna elettorale.

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