Il primo bilancio del terremoto: oltre 3 mila sfollati, 7 morti, numerose chiese ed edifici storici danneggiati

Chiese inagibili, patrimonio artistico andato distrutto, abitazioni evacuate, 7 morti e oltre 50 feriti, più di tremila persone che hanno dovuto lasciare la propria casa. È il bilancio del terremoto che dalla notte del 19 maggio sta scuotendo l’Emilia. Ferrara-Comacchio, Modena-Nonantola, Carpi e Bologna le diocesi i cui territori sono stati maggiormente colpiti, mentre danni si sono registrati pure in Lombardia, nel Mantovano. La scossa più forte sabato notte, alle 4.04, con magnitudo 6.0; al momento in cui scriviamo, però, sono state 75 le scosse di assestamento, la più forte delle quali, alle 15.18, è arrivata a 5.1 di magnitudo e ha provocato il ferimento di un pompiere. Epicentro del sisma nei Comuni modenesi di Finale Emilia e San Felice sul Panaro, e in quello mantovano di Sermide.

La preghiera della Chiesa

Le vittime del terremoto sono state ricordate, questa mattina, nella messa per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali celebrata a Roma dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco.
Vicinanza, preghiera e solidarietà li ha rivolti l’arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, in un messaggio a monsignor Roberto Busti, vescovo di Mantova, zona che ha registrato seri danni per il terremoto. «Mentre insieme a tutta la Chiesa ambrosiana – ha scritto Scola – affido al Signore le vittime del sisma che ha colpito le popolazioni dell’Emilia Romagna, i loro familiari e tutti coloro che sono nella prova, voglio esprimere la mia vicinanza, la preghiera e la solidarietà a te e alla gente della tua diocesi che in questa circostanza ha subito gravi danneggiamenti». «In questa ulteriore prova, che sopraggiunge in un periodo già segnato dalla crisi economica – afferma Scola -, sono certo che lo Spirito Santo, dono che invochiamo dal Risorto, saprà animare i cristiani che non mancheranno di dare testimonianza della propria fede e del legame di solidarietà che li unisce».
A Bologna l’arcivescovo, cardinale Carlo Caffarra, portando in processione l’immagine della Beata Vergine di San Luca, l’ha invocata chiedendole di essere «“di speranza fontana vivace” per chi sta soffrendo a causa del terremoto, per le chiese distrutte e per le case rese inospitali, per i luoghi di lavoro rasi al suolo» e di concedere «il riposo eterno alle vittime e la forza di risorgere a quelle comunità».

Il messaggio della diocesi di Modena

Dalla diocesi di Modena-Nonantola, invece, in una nota, il vescovo monsignor Antonio Lanfranchi e tutta la Chiesa modenese «si stringono alle persone colpite dal sisma» e «in particolare assicurano la propria vicinanza alle comunità di San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Medolla, Cavezzo e San Biagio quelle più duramente colpite, e a tutte le altre, ferite nell’intimo e colpite nelle strutture». «La Chiesa modenese – prosegue la nota – considera preziosa l’opera svolta da chi ha portato i primi soccorsi, dai tecnici della Protezione civile e da quanti da subito si sono impegnati per garantire la totale sicurezza dei cittadini, attraverso le verifiche sull’agibilità degli edifici pubblici e privati». Vicinanza anche da parte delle Chiese di Ferrara-Comacchio e di Carpi, che in queste ore stanno facendo la conta dei danni nei luoghi di culto e affrontando le esigenze della popolazione. A tal proposito, l’Ufficio beni culturali della diocesi di Modena ha deciso di mettere a disposizione gli spazi del Museo benedettino e diocesano di arte sacra di Nonantola «per accogliere e custodire, fino a quando sarà necessario, le opere d’arte delle chiese danneggiate dal sisma».

Edifici danneggiati e tremila sfollati

Tra queste vi è pure il duomo di Nonantola, mentre a Carpi non si sono tenuti i festeggiamenti (peraltro già annullati in segno di lutto per l’attentato a Brindisi), né la processione per la festa patronale. Qui, secondo alcune informazioni, è inagibile il Duomo e vaste aree del centro storico sono state chiuse per precauzione; chiuse pure gran parte delle chiese nella bassa mirandolese, mentre è crollata la chiesa di San Martino Carano, nel Comune di Mirandola.
Situazione seria pure nel Ferrarese, con molte chiese danneggiate nella zona che va da Ferrara a Bondeno (vicina all’epicentro), tra cui alcune da poco restaurate, e l’ordine della Prefettura di non entrare per precauzione in tutte le chiese.
In diocesi di Bologna, danni seri alla chiesa di Sant’Agostino Ferrarese, dove la parte superiore del campanile è crollata su una sala annessa all’edificio di culto; anche qui si registrano molte chiese con lesioni gravi nella provincia (nessuna, però, in città) ed è praticamente rasa al suolo quella di Mirabello. Palpabile è la paura per la terra che continua a tremare, e non si sa ancora se il peggio sia passato.

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