Un modello di sviluppo e di crescita sostenibile e rigenerativa in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le materie vengono costantemente riutilizzate. Anche l’Europa lo sostiene

di Gemma DELL’ACQUA

economia circolare

Da rifiuto a risorsa.  Lo slogan non è nuovo, ma in questo momento storico in cui la popolazione mondiale aumenta e le risorse naturali diminuiscono, l’economia circolare non è più solo una concezione modaiola per pochi intellettuali e economisti ma sempre più una necessità. Oggi occorre più che mai adottare un nuovo modello strategico di crescita e di gestione efficiente delle risorse, che porti a una forma di sviluppo e di crescita sostenibile e rigenerativa. In tutti i settori.

Come? La risposta potrebbe arrivare proprio dall’economia circolare, che prevede un modello di sostenibilità del sistema in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le materie vengono costantemente riutilizzate. Praticamente si tratta di un sistema opposto a quello definito “lineare”, che parte dalla materia e arriva al rifiuto. Mentre l’economia tradizionale guarda all’ambiente come a una voce di costo, nell’economia circolare l’abbattimento dell’impatto ambientale diventa un moltiplicatore di profitti ecosostenibili.

In questo senso, il settore del riciclo può dare un forte contributo, non solo all’ambiente, ma anche allo sviluppo di nuove possibilità occupazionali, promuovendo la competitività e l’innovazione, stimolando il nascere di nuovi modelli imprenditoriali e l’adozione di nuove tecnologie. Ecco perché è necessario aumentarne la capacità di innovazione e perché il Parlamento Europeo, lo scorso luglio, con 394 voti favorevoli, ha approvato la risoluzione sull’economia circolare curata dall’eurodeputata Sirpa Pietikainen.

Nel documento le risorse naturali tornano al centro del dibattito politico europeo come basi per lo sviluppo dell’intero continente. Si legge infatti che un aumento del 30% della produttività delle risorse naturali, finora mandate al macero, potrebbe aumentare il Pil europeo di quasi l’1% e creare 2 milioni di nuovi posti di lavoro “verdi” già entro il 2030.

«Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma sistemico, nonché di una nuova opportunità economica. Ma sarà possibile vederla solo sviluppando un nuovo ecosistema di business – ha dichiarato Pietikainen – con concrete azioni legislative, informative, economiche, di cooperazione e soprattutto educative. Termini come riparabilità, riutilizzabilità e riciclabilità dovranno diventare la cartina di tornasole di tutte le nostre future decisioni in ambito di sviluppo e di comportamento. A partire dal nostro appartamento, dal nostro quartiere, dalla nostra città. In caso contrario questa risoluzione resterà l’ennesimo documento fantasma».

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