Un «fidei donum» ambrosiano descrive la manifestazione spontanea di protesta per le difficili condizioni socio-economiche della popolazione. Tra i partecipanti molti giovani, la Chiesa cerca di mediare

di don Ezio BORSANI
Fidei donum ambrosiano a Cuba

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Un momento delle manifestazioni di protesta

Un carissimo saluto. Domenica scorsa, mentre da voi si festeggiava la vittoria calcistica agli Europei, qui invece la gente scendeva in strada e in piazza a protestare. Praticamente per tutta Cuba. Cosa inedita. Qualcuno mi ha chiamato per avere notizie, anche una radio locale lombarda. Alcuni amici non sapevano niente. Vi raggiungo con qualche notizia, se si riesce, visto che è stata bloccata prima internet, e poi, ristabilita la possibilità di connessione, è stato bloccato WhatsApp. É comunque difficile capire subito il significato e la consistenza reale di questa protesta popolare. Ieri, lunedì, ci siamo ritrovati con il vescovo e i preti, e soprattutto con la condivisione con i preti cubani ho avuto qualche luce su quanto accade. Però bisognerà aspettare, vedere l’evoluzione della cosa.

I fatti sono che a migliaia sono scesi in strada a protestare, ovunque, in molti posti anche con scontri violenti con la polizia, con arresti: si parla di alcuni morti, ma nessuna informazione ufficiale. Anche qui da me a Contramaestre ci sono stati scontri, con feriti. Il governo sta facendo una maratonica trasmissione televisiva per spiegare alla gente che è tutta opera di infiltrati, orchestrata dagli Usa, invocando la fine dell’embargo e delle sanzioni statunitensi. La realtà è che la situazione ultimamente si era fatta molto pesante, per mancanza di generi di prima necessità, prezzi alti (altissimi al mercato nero), mancanza di medicine, di benzina, la pandemia esplosa terribilmente nelle ultime settimane, la luce tolta dalle quattro alle sei ore al giorno…

La protesta riflette sicuramente il fatto che la gente non ne può più. Però si tratta di capire quanto consistente è questa protesta, nel senso che, tra la gente in strada, erano più i curiosi che filmavano col telefonino quello che succedeva che i contestatori del governo. Si tratta anche di vedere quanta influenza hanno avuto coloro che sono legati ai gruppi anticastristi di Miami e quanto invece è espressione della protesta spontanea della gente. Questa opposizione che si è manifestata spontaneamente domenica non è organizzata in un movimento, non ci sono quindi rappresentanti che possano interloquire con il governo, non si capisce come sarebbe possibile un dialogo. Anche perché qui c’è un partito unico, e nessun tipo di aggregazione politico sociale che possa veicolare una critica al governo. Come risposta alla contestazione, il presidente ha chiamato i rivoluzionari e gli aderenti al partito a scendere a loro volta in piazza e in strada per fare una contro-manifestazione. Il pericolo di scontri violenti quindi non è solo con la polizia.

E la Chiesa (cattolica)? Penso che potrebbe giocare un importante ruolo di mediazione. Negli interventi su argomenti scottanti della vita del Paese in questi ultimi tempi, le dichiarazioni della Conferenza dei vescovi mi è sembrato che arrivassero sempre un po’ tardi, alla fine, dopo che si erano dichiarati tutti, le altre Chiese e confessioni (ma è una mia impressione molto parziale, conoscendo poco della complessa relazione Stato – Chiesa a Cuba). In questo caso, invece, proprio oggi è apparsa subito una nota dei vescovi che invitano all’ascolto, al dialogo, alla tolleranza, evitando di lasciarsi guidare dalla violenza, e riconoscendo da una parte il diritto alla protesta e all’aspirazione di una vita migliore che anima la gente, e dall’altra l’immobilismo del governo che risponde con gli argomenti di sempre, senza dare soluzioni concrete ai problemi.

In conclusione direi due cose. Anzitutto un dato che mi sembra degno di essere tenuto in conto: a scendere in strada a protestare c’erano tanti giovani. Seconda cosa: tutto questo dice che c’è un cambio nella testa della gente, e cioè che “si può” protestare e si ha il diritto a farlo, e infatti il grido che più si è sentito in strada era «no tenemos miedo» (non abbiamo paura). Vedremo come si evolverà la situazione, contiamo sulla vostra preghiera e vicinanza.

Un forte abbraccio.

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