Il "documento preparatorio" dell'appuntamento di Reggio Calabria


Redazione

«L’Italia ha bisogno di riprendere a crescere». Lo afferma il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani nel “documento preparatorio” – presentato il 10 maggio a Roma – in vista della 46ª Settimana Sociale (Reggio Calabria, 14-17 ottobre), che ha per tema “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”. «L’Italia ha bisogno di riprendere a crescere». Lo afferma il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani nel “documento preparatorio” – presentato il 10 maggio a Roma – in vista della 46ª Settimana Sociale (Reggio Calabria, 14-17 ottobre), che ha per tema “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”. Italia unita di fronte alla globalizzazione Il documento, che si propone di offrire «alcune buone ragioni perché proceda l’opera di discernimento necessaria alla declinazione, oggi, in Italia, della nozione di bene comune», parte da un accenno alla crisi socio-economica, per uscire dalla quale è necessario «un uso coraggioso e innovatore dei nuovi assetti e delle opportunità che la globalizzazione ha prodotto».Il Comitato definisce l’Italia «media potenza declinante» di fronte a un processo di globalizzazione che «procederà (o invertirà il suo cammino) anche senza attendere il contributo del nostro Paese, e magari anche grazie a contributi di sue singole espressioni locali o d’interesse. Tuttavia, ciò non esclude che l’Italia unita in questo passaggio critico potrebbe giocare un ruolo che nessuna sua singola componente potrebbe svolgere da sola». Flessibilità e sicurezza nel lavoro Andando a declinare i punti dell’agenda, il documento parte dal riconoscimento che «nel nostro Paese c’è ancora una riserva di capacità di lavoro e d’impresa» ed esorta a spingere il mercato del lavoro verso «una combinazione di flessibilità e sicurezza (flexicurity), necessariamente declinata in funzione delle caratteristiche e dei vincoli specifici del contesto italiano». Il testo denuncia «ritardi e limiti strutturali» nel sistema produttivo e «criticità relative al funzionamento del mercato del lavoro», nonché un «dualismo» tra «un’area di occupazione protetta» e «un’altra priva di tutele o con tutele diseguali».Combinare flessibilità e sicurezza, sottolinea il «documento preparatorio», richiede «strumenti di sostegno al reddito e di supporto della ricerca del lavoro da parte di chi ne è privo, così come il superamento di ogni tipo di “rendita di posizione” e d’irresponsabilità», «politiche attive a favore dei soggetti in difficoltà» e «un equo, trasparente e sostenibile sistema di sussidi di disoccupazione». Il documento, inoltre, denuncia «l’iniquità» delle politiche fiscali e sociali verso la famiglia, «abbandonata a se stessa proprio nei momenti in cui avrebbe più bisogno di aiuto». Scuola, famiglia e associazionismo per educare Poi, tra le priorità vi è la questione educativa, poiché «l’emergenza educativa si manifesta come grave crisi di bene comune». Il Comitato fa presente la «sfida educativa» a cui sono sottoposti oggi gli insegnanti, «assai più impegnativa di quella affrontata dai loro colleghi di qualche decennio fa», e più in generale riconosce che «la crisi della famiglia e della scuola accompagna quella dell’autorità e ne è a un tempo causa ed effetto».Riguardo al «corpo docente», il documento invita a far leva su «formazione» e «motivazione». Nell’azione educativa, inoltre, si sottolinea la necessità del «riconoscimento pubblico» dell’associazionismo, «realtà esposta più di altre alla crisi e al ripiegamento egoistico», che «non può essere difesa professionalizzandola, mitizzandola né semplicemente conservandola», ma «va aiutata a produrre innovazione anche nei processi educativi». Cittadinanza alle seconde generazioni In terzo luogo, «l’Italia è tornata a essere un Paese d’immigrazione» e «vivissima è la coscienza diffusa dei rischi e delle opportunità che comporta l’intensificarsi dei flussi migratori». Di fronte a questa affermazione, il documento preparatorio riconosce che «nella società di domani i figli degli immigrati giocheranno un ruolo importante», e «li attendono numerose difficoltà comuni a tutti i giovani in Italia, più una: quella di riuscire a riconciliare la loro quotidianità italiana con un’identità costruita nel dubbio di non vedersi riconosciuta la cittadinanza». Pertanto «il riconoscimento della cittadinanza da parte dello Stato italiano è solo una condizione, certo necessaria ma non sufficiente, per una piena interazione/integrazione delle seconde generazioni nella società italiana». Occupazione e transizione politica Sul fronte dell’occupazione, invece, il documento invita ad «abbattere le barriere» che impediscono «la crescita piena» dei giovani, «la mobilità sociale» e «il traffico dei talenti». Attenzione viene rivolta pure allo stato dell’università in Italia, la cui «insufficiente autonomia» e l’«insufficiente contributo alla ricerca» rappresentano «un’emergenza tanto grave quanto disattesa». Infine, la spinta alla partecipazione e all’innovazione politica: il testo sottolinea che «le istituzioni politiche devono completare il passaggio a un modello più competitivo» e richiama come «l’adesione alla prospettiva del bene comune» porti «a riconoscere come prioritario il problema di una concezione e di una prassi coerentemente sussidiaria del federalismo».

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