Con una firma nella dichiarazione dei redditi si può dare un grande sostegno al no-profit. Ne abbiamo parlato con Lino Lacagnina, presidente del Centro servizi per il volontariato di Milano e provincia

di Pino NARDI
Redazione

Una realtà in continua crescita: quest’anno le organizzazioni che potranno ricevere il 5 per mille sono passate da 36 a 42 mila. Sempre più questa modalità diventa una fonte di entrata, spesso decisiva, che mantiene il volontariato italiano. E al contribuente non costa neanche un euro in più. Stiamo parlando del 5 per mille che i cittadini possono destinare al momento della dichiarazione dei redditi a favore del no-profit (un binario parallelo all’8 per mille che è un’altra cosa). Una possibilità in più per i contribuenti per dare un sostegno a quel vasto mondo del volontariato, così importante per la qualità della vita. Ne parliamo con Lino Lacagnina, presidente del Centro servizi per il volontariato di Milano e provincia.

Che valore ha il 5 per mille per il cittadino e per il no-profit?
Credo che gli italiani ne abbiano capito il valore, perché c’è stato un aumento notevole delle persone che sono sensibilizzate e firmano: il cittadino ha capito che in qualche modo riesce a contribuire per le associazioni no-profit a partire da quelle di volontariato. Queste godono la maggior fiducia degli italiani: gli ultimi dati mettono ancora il volontariato in testa alla classifica. Quindi il fatto che sia così cresciuta la partecipazione dei cittadini vuol dire che si sentono utili e responsabili di dare un sostegno a chi fa azioni che aiutano il Paese ad avere una maggiore coesione sociale e un’attenzione al territorio. C’è stata una crescita anche delle richieste da parte delle organizzazioni di volontariato: siamo passati da 36 mila domande nel 2009 a 42 mila nel 2010. Quindi c’è una forte crescita anche da questo punto di vista, ma ci ritroviamo davanti però a diverse difficoltà.

Quali sono i problemi che presenta la gestione del 5 per mille?
Tutti gli anni va presentata la domanda, la tempistica scelta è veramente "strozzante" e mette le associazioni in difficoltà. Il tempo a disposizione da quando escono le linee guida alla scadenza dell’iscrizione è pochissimo: quest’anno sono uscite il 23 aprile ed entro il 7 maggio andava fatta l’iscrizione. Con questo limite temporale è molto difficile riuscire ad avere tutto a posto. Anche se quelli che l’hanno già fatto nel passato sono più preparati.

Allora c’è il forte rischio di venire esclusi?
Certo, c’è il rischio di non avere il riconoscimento. In quel caso i soldi raccolti dall’organizzazione rimangono allo Stato, non vanno devoluti in altri modi. L’anno scorso come Centri servizi del volontariato siamo intervenuti per far riconsiderare molte associazioni che erano state escluse. Dopo un contenzioso siamo riusciti a ottenere una riapertura che ha permesso il recupero di ben 8 milioni di euro. Inoltre, il passaggio successivo è l’iscrizione telematica: l’Agenzia delle Entrate pubblica un primo elenco con i dati di chi si è iscritto, ciascun ente deve controllare i propri dati e ha potuto modificarli entro ieri. In questo ambito sono maggiormente sfavorite le organizzazioni piccole rispetto a quelle grandi più strutturate, che fanno anche la pubblicità. Poi c’è una seconda fase dove serve l’invio di una dichiarazione sostitutiva con gli appositi materiali, anche questa in un tempo breve (entro il 30 giugno). Perciò è davvero facile incorrere in errori formali.

C’è poi la questione di quando c’è l’effettivo versamento dello Stato…
Intanto c’è un ritardo nella pubblicazione degli elenchi definitivi di chi ha diritto: dovrebbe essere pubblicato tra settembre e ottobre, ma per lo più questa scadenza non è mai rispettata, si scivola sempre. Nel 2009 infatti sono stati pubblicati gli elenchi definitivi del 2007, in ritardo di due anni e mezzo. E i versamenti quindi arrivano anche più tardi.

Quanto il volontariato si basa sulle risorse del 5 per mille?
Sta diventando una voce importante. Le grandi organizzazioni puntano a evidenziare per cosa li usano, in genere per grandi progetti piuttosto impegnativi. Le realtà più piccole invece utilizzano di più questi fondi per spese di servizio che consentono loro lo svolgimento dell’attività ordinaria. Se analizziamo i dati vediamo che a parità di soldi ottenuti abbiamo una differenza notevole di numero di contribuenti, in base al reddito di chi firma: alcuni con molto meno firme ottengono cifre molto più significative. Anche le associazioni infatti puntano a un certo tipo di contribuente piuttosto che a un altro, c’è un target di riferimento.

Milano e la Lombardia sono generose?
Sì, come al solito. Così come siamo tra i primi nella raccolta differenziata, lo siamo pure nel 5 per mille. Milano c’è, con il più alto numero di volontari presenti percentualmente sulla popolazione. Anche in questo senso c’è molta sensibilità e attenzione. Una realtà in continua crescita: quest’anno le organizzazioni che potranno ricevere il 5 per mille sono passate da 36 a 42 mila. Sempre più questa modalità diventa una fonte di entrata, spesso decisiva, che mantiene il volontariato italiano. E al contribuente non costa neanche un euro in più. Stiamo parlando del 5 per mille che i cittadini possono destinare al momento della dichiarazione dei redditi a favore del no-profit (un binario parallelo all’8 per mille che è un’altra cosa). Una possibilità in più per i contribuenti per dare un sostegno a quel vasto mondo del volontariato, così importante per la qualità della vita. Ne parliamo con Lino Lacagnina, presidente del Centro servizi per il volontariato di Milano e provincia.Che valore ha il 5 per mille per il cittadino e per il no-profit?Credo che gli italiani ne abbiano capito il valore, perché c’è stato un aumento notevole delle persone che sono sensibilizzate e firmano: il cittadino ha capito che in qualche modo riesce a contribuire per le associazioni no-profit a partire da quelle di volontariato. Queste godono la maggior fiducia degli italiani: gli ultimi dati mettono ancora il volontariato in testa alla classifica. Quindi il fatto che sia così cresciuta la partecipazione dei cittadini vuol dire che si sentono utili e responsabili di dare un sostegno a chi fa azioni che aiutano il Paese ad avere una maggiore coesione sociale e un’attenzione al territorio. C’è stata una crescita anche delle richieste da parte delle organizzazioni di volontariato: siamo passati da 36 mila domande nel 2009 a 42 mila nel 2010. Quindi c’è una forte crescita anche da questo punto di vista, ma ci ritroviamo davanti però a diverse difficoltà.Quali sono i problemi che presenta la gestione del 5 per mille?Tutti gli anni va presentata la domanda, la tempistica scelta è veramente "strozzante" e mette le associazioni in difficoltà. Il tempo a disposizione da quando escono le linee guida alla scadenza dell’iscrizione è pochissimo: quest’anno sono uscite il 23 aprile ed entro il 7 maggio andava fatta l’iscrizione. Con questo limite temporale è molto difficile riuscire ad avere tutto a posto. Anche se quelli che l’hanno già fatto nel passato sono più preparati.Allora c’è il forte rischio di venire esclusi?Certo, c’è il rischio di non avere il riconoscimento. In quel caso i soldi raccolti dall’organizzazione rimangono allo Stato, non vanno devoluti in altri modi. L’anno scorso come Centri servizi del volontariato siamo intervenuti per far riconsiderare molte associazioni che erano state escluse. Dopo un contenzioso siamo riusciti a ottenere una riapertura che ha permesso il recupero di ben 8 milioni di euro. Inoltre, il passaggio successivo è l’iscrizione telematica: l’Agenzia delle Entrate pubblica un primo elenco con i dati di chi si è iscritto, ciascun ente deve controllare i propri dati e ha potuto modificarli entro ieri. In questo ambito sono maggiormente sfavorite le organizzazioni piccole rispetto a quelle grandi più strutturate, che fanno anche la pubblicità. Poi c’è una seconda fase dove serve l’invio di una dichiarazione sostitutiva con gli appositi materiali, anche questa in un tempo breve (entro il 30 giugno). Perciò è davvero facile incorrere in errori formali.C’è poi la questione di quando c’è l’effettivo versamento dello Stato…Intanto c’è un ritardo nella pubblicazione degli elenchi definitivi di chi ha diritto: dovrebbe essere pubblicato tra settembre e ottobre, ma per lo più questa scadenza non è mai rispettata, si scivola sempre. Nel 2009 infatti sono stati pubblicati gli elenchi definitivi del 2007, in ritardo di due anni e mezzo. E i versamenti quindi arrivano anche più tardi.Quanto il volontariato si basa sulle risorse del 5 per mille?Sta diventando una voce importante. Le grandi organizzazioni puntano a evidenziare per cosa li usano, in genere per grandi progetti piuttosto impegnativi. Le realtà più piccole invece utilizzano di più questi fondi per spese di servizio che consentono loro lo svolgimento dell’attività ordinaria. Se analizziamo i dati vediamo che a parità di soldi ottenuti abbiamo una differenza notevole di numero di contribuenti, in base al reddito di chi firma: alcuni con molto meno firme ottengono cifre molto più significative. Anche le associazioni infatti puntano a un certo tipo di contribuente piuttosto che a un altro, c’è un target di riferimento.Milano e la Lombardia sono generose?Sì, come al solito. Così come siamo tra i primi nella raccolta differenziata, lo siamo pure nel 5 per mille. Milano c’è, con il più alto numero di volontari presenti percentualmente sulla popolazione. Anche in questo senso c’è molta sensibilità e attenzione. – La riflessione di don Roberto Davanzo, Caritas ambroisana – La riflessione di don Davanzo – Chi riceve di più

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