Uscirà fra aprile e giugno 2011, nel pieno dei festeggiamenti per il 150° dell'Unità nazionale, il volume che racconta la storia dell'emigrazione degli italiani all'estero fra il 1861 e il 1911: una raccolta di voci per narrare un fenomeno epocale

di Gina PAVONE
Redazione

Uscirà tra aprile e giugno 2011, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, il Dizionario dell’emigrazione italiana: 1861-1911, semantica di una storia tricolore. L’opera propone il tema dell’emigrazione come momento fondante della storia italiana, secondo le intenzioni delle due autrici Mina Cappussi e Tiziana Grassi, giornaliste esperte di emigrazione.
La forma del dizionario – spiega Capussi – è stata scelta «per ufficializzare le parole che descrivono un fenomeno che non si è mai estinto, anche se oggi ha connotazioni diverse rispetto al passato: una raccolta di parole che indaghino anche l’aspetto psicologico e quello emotivo della partenza in cerca di una situazione migliore, con l’intenzione di parlare sia agli italiani sia a quegli ottanta milioni di oriundi che secondo un’indagine degli scalabriniani sono sparsi nel mondo». Tiziana Grassi sottolinea la preoccupazione per la tendenza a disinvestire in cultura e nell’insegnamento dell’italiano all’estero, «uno strumento che ha fatto da ponte e ha contribuito a mantenere viva l’attenzione per l’Italia nelle comunità formate all’estero dagli emigrati italiani».
Per il sottosegretario agli Affari esteri Vincenzo Scotti, intervenuto alla presentazione, ricostruire il lessico dell’emigrazione italiana è fondamentale per affrontare le sfide della modernità e gli odierni flussi migratori globali che compongono «la nuova città multietnica» con le sue mescolanze culturali, uno strumento in più per costruire la convivenza con i cinque milioni e mezzo di immigrati presenti in Italia, «perché non si può affrontare tutto ciò senza la memoria del passato, frutto di un’analisi storica rigorosa».
Alcuni dei lemmi che comporranno il dizionario dedicato all’emigrazione italiana li ha citati Franco Pittau, responsabile del Rapporto Italiani nel mondo di Caritas Migrantes, che tra le altre ha ricordato «Diaspora, una parola che non si usa mai quando si parla di emigrazione, ma che invece ben esprime quel senso di attaccamento e nostalgia di chi parte».
Il sentimento che caratterizza quelli che Mario Morcellini, docente alla Sapienza di Roma, ha chiamato «Italiani vocazionali», cioè tutti quelli che sono partiti e che continuano a sentirsi italiani nonostante la fatica fatta per costruire le loro comunità all’estero, che poi hanno lasciato un segno tanto profondo anche nella storia di quei Paesi stranieri. Uscirà tra aprile e giugno 2011, in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, il Dizionario dell’emigrazione italiana: 1861-1911, semantica di una storia tricolore. L’opera propone il tema dell’emigrazione come momento fondante della storia italiana, secondo le intenzioni delle due autrici Mina Cappussi e Tiziana Grassi, giornaliste esperte di emigrazione.La forma del dizionario – spiega Capussi – è stata scelta «per ufficializzare le parole che descrivono un fenomeno che non si è mai estinto, anche se oggi ha connotazioni diverse rispetto al passato: una raccolta di parole che indaghino anche l’aspetto psicologico e quello emotivo della partenza in cerca di una situazione migliore, con l’intenzione di parlare sia agli italiani sia a quegli ottanta milioni di oriundi che secondo un’indagine degli scalabriniani sono sparsi nel mondo». Tiziana Grassi sottolinea la preoccupazione per la tendenza a disinvestire in cultura e nell’insegnamento dell’italiano all’estero, «uno strumento che ha fatto da ponte e ha contribuito a mantenere viva l’attenzione per l’Italia nelle comunità formate all’estero dagli emigrati italiani».Per il sottosegretario agli Affari esteri Vincenzo Scotti, intervenuto alla presentazione, ricostruire il lessico dell’emigrazione italiana è fondamentale per affrontare le sfide della modernità e gli odierni flussi migratori globali che compongono «la nuova città multietnica» con le sue mescolanze culturali, uno strumento in più per costruire la convivenza con i cinque milioni e mezzo di immigrati presenti in Italia, «perché non si può affrontare tutto ciò senza la memoria del passato, frutto di un’analisi storica rigorosa».Alcuni dei lemmi che comporranno il dizionario dedicato all’emigrazione italiana li ha citati Franco Pittau, responsabile del Rapporto Italiani nel mondo di Caritas Migrantes, che tra le altre ha ricordato «Diaspora, una parola che non si usa mai quando si parla di emigrazione, ma che invece ben esprime quel senso di attaccamento e nostalgia di chi parte».Il sentimento che caratterizza quelli che Mario Morcellini, docente alla Sapienza di Roma, ha chiamato «Italiani vocazionali», cioè tutti quelli che sono partiti e che continuano a sentirsi italiani nonostante la fatica fatta per costruire le loro comunità all’estero, che poi hanno lasciato un segno tanto profondo anche nella storia di quei Paesi stranieri.

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