Provengono da tutta la Lombardia�e trascorrono le loro vacanze in aiuto delle persone nelle zone terremotate, in particolare bambini e anziani. Metà sono ambrosiani. Affiancano i parroci e i giovani del posto. Saranno presenti anche tutti i seminaristi della diocesi di Como, con il loro rettore -

Luisa BOVE
Redazione

In Abruzzo la gente ha voglia di raccontare. Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, che nei giorni scorsi ha raggiunto la zona terremotata, è stato avvicinato da un ragazzo che «con molta schiettezza mi ha parlato del suo stato d’animo». Le tendopoli «sono ancora molto affollate anche a motivo della paura della gente a rientrare in case pur dichiarate agibili», gli confermava il giovane. «Il forte terremoto li ha colpiti nella notte, proprio nel momento in cui l’uomo perde ogni difesa». Per questo molti di loro dicono: «Se rientriamo in casa e restiamo a vedere la televisione anche la sera, quando però si tratta di andare a dormire… non ce la facciamo». Lasciano l’appartamento e si rifugiano nelle tende perché «sono segnati dall’ansia e dall’angoscia», se fosse capitato di giorno, «forse non saremmo così spaventati».
La vita dei campi, continua Davanzo, «è molto pesante, anche per le condizioni meteorologiche: giornate splendide, ma i tendoni che ospitano la popolazione non sono fra i più confortevoli. Temperature molto elevate durante la giornata, con forte escursione termica la notte». Questi disagi quindi restano «nonostante il grande impegno organizzativo della Protezione civile e di tutte le altre realtà che si prodigano per alleviare le difficoltà della gente».
«Come Caritas della Lombardia siamo riusciti a realizzare in tre settimane una struttura capace di ospitare più di 60 persone», spiega il direttore. Si tratta di un campo attrezzato dove si alternano i volontari già presenti dalla fine di giugno, anche se i primi «hanno dovuto scontare la fatica di un allestimento ancora in corso». Il parroco di Paganica (la zona terremotata affidata alla Lombardia e alla Sicilia) ha messo a disposizione un terreno per creare una nuova tendopoli. «Siamo passati da un prato a una struttura con tendoni, uffici, container, cucine, bagni, docce, tende per mangiare e per riunioni, oltre a quelle per alloggiare gli operatori fissi e i volontari». I turni sono previsti fino all’inizio di settembre e al momento i lombardi iscritti sono quasi 500, di cui metà ambrosiani (per info: tel. 02.76037277).
«Ora dal punto di vista logistico funziona tutto», assicura don Davanzo, «questo permetterà un maggior investimento di energie per le persone, in particolare bambini e anziani. Noi siamo in Abruzzo come volontari per affiancare i parroci e i giovani impegnati a sostenere le situazioni di fatica». >br> Alberto Minoia, responsabile operativo inviato dalla Caritas Ambrosiana è stato tra i primi a raggiungere le zone terremotate già a metà aprile, poi sono seguiti altre missioni esplorative. «All’inizio di giugno abbiamo iniziato ad allestire il campo base», racconta, «è stato un lavoro lungo, ma sono arrivate squadre di volontari da tutta la Lombardia per un centro operativo provvisorio per poter lavorare e ospitare durante l’estate volontari e operatori».
I primi turni erano solo di 15-30 persone, ma settimana prossimo il numero aumenterà. «Saranno presenti tutti i seminaristi della diocesi di Como con il proprio rettore, vicerettore e direttore della Caritas». In tutto ci saranno una novantina di presenze, poi si tornerà a turni di una cinquantina di volontari. Ogni candidato si è rivolto alla propria Caritas diocesana dove ha dovuto affrontare un colloquio di selezione con alcuni criteri: «Esperienza di animazione con i ragazzi, assistenza agli anziani, manualità, capacità di adattamento alla vita del campo…», spiega Minoia. In base alle loro capacità vengono smistati nei diversi servizi e inviati alle tendopoli dei paesi gemellati. «I volontari ambrosiani partono ogni sabato da Milano in pullman», dice ancora il responsabile, «abbiamo scelto una linea locale per sostenere l’economia dell’Abruzzo e nei limiti del possibile acquistiamo tutto in loco. Settimana prossima apriremo un altro campo operativo in montagna, a Rocca di Mezzo, il comune più alto degli Appennini, altra zona gemellata con la Lombardia». In Abruzzo la gente ha voglia di raccontare. Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, che nei giorni scorsi ha raggiunto la zona terremotata, è stato avvicinato da un ragazzo che «con molta schiettezza mi ha parlato del suo stato d’animo». Le tendopoli «sono ancora molto affollate anche a motivo della paura della gente a rientrare in case pur dichiarate agibili», gli confermava il giovane. «Il forte terremoto li ha colpiti nella notte, proprio nel momento in cui l’uomo perde ogni difesa». Per questo molti di loro dicono: «Se rientriamo in casa e restiamo a vedere la televisione anche la sera, quando però si tratta di andare a dormire… non ce la facciamo». Lasciano l’appartamento e si rifugiano nelle tende perché «sono segnati dall’ansia e dall’angoscia», se fosse capitato di giorno, «forse non saremmo così spaventati».La vita dei campi, continua Davanzo, «è molto pesante, anche per le condizioni meteorologiche: giornate splendide, ma i tendoni che ospitano la popolazione non sono fra i più confortevoli. Temperature molto elevate durante la giornata, con forte escursione termica la notte». Questi disagi quindi restano «nonostante il grande impegno organizzativo della Protezione civile e di tutte le altre realtà che si prodigano per alleviare le difficoltà della gente».«Come Caritas della Lombardia siamo riusciti a realizzare in tre settimane una struttura capace di ospitare più di 60 persone», spiega il direttore. Si tratta di un campo attrezzato dove si alternano i volontari già presenti dalla fine di giugno, anche se i primi «hanno dovuto scontare la fatica di un allestimento ancora in corso». Il parroco di Paganica (la zona terremotata affidata alla Lombardia e alla Sicilia) ha messo a disposizione un terreno per creare una nuova tendopoli. «Siamo passati da un prato a una struttura con tendoni, uffici, container, cucine, bagni, docce, tende per mangiare e per riunioni, oltre a quelle per alloggiare gli operatori fissi e i volontari». I turni sono previsti fino all’inizio di settembre e al momento i lombardi iscritti sono quasi 500, di cui metà ambrosiani (per info: tel. 02.76037277).«Ora dal punto di vista logistico funziona tutto», assicura don Davanzo, «questo permetterà un maggior investimento di energie per le persone, in particolare bambini e anziani. Noi siamo in Abruzzo come volontari per affiancare i parroci e i giovani impegnati a sostenere le situazioni di fatica». >br> Alberto Minoia, responsabile operativo inviato dalla Caritas Ambrosiana è stato tra i primi a raggiungere le zone terremotate già a metà aprile, poi sono seguiti altre missioni esplorative. «All’inizio di giugno abbiamo iniziato ad allestire il campo base», racconta, «è stato un lavoro lungo, ma sono arrivate squadre di volontari da tutta la Lombardia per un centro operativo provvisorio per poter lavorare e ospitare durante l’estate volontari e operatori».I primi turni erano solo di 15-30 persone, ma settimana prossimo il numero aumenterà. «Saranno presenti tutti i seminaristi della diocesi di Como con il proprio rettore, vicerettore e direttore della Caritas». In tutto ci saranno una novantina di presenze, poi si tornerà a turni di una cinquantina di volontari. Ogni candidato si è rivolto alla propria Caritas diocesana dove ha dovuto affrontare un colloquio di selezione con alcuni criteri: «Esperienza di animazione con i ragazzi, assistenza agli anziani, manualità, capacità di adattamento alla vita del campo…», spiega Minoia. In base alle loro capacità vengono smistati nei diversi servizi e inviati alle tendopoli dei paesi gemellati. «I volontari ambrosiani partono ogni sabato da Milano in pullman», dice ancora il responsabile, «abbiamo scelto una linea locale per sostenere l’economia dell’Abruzzo e nei limiti del possibile acquistiamo tutto in loco. Settimana prossima apriremo un altro campo operativo in montagna, a Rocca di Mezzo, il comune più alto degli Appennini, altra zona gemellata con la Lombardia». – – «Lavoriamo in punta di piedi accanto ai più deboli» (https://www.chiesadimilano.it:81/or4/or?uid=ADMIesy.main.index&oid=2028956) – Quell’amica di scuola ritrovata dopo 25 anni (https://www.chiesadimilano.it/or/ADMI/pagine/00_PORTALE/2009/Segno_26_27_Terremoto.pdf)

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