Parlando ai membri del Movimento per la vita, Benedetto XVI ha rilevato che l'introduzione della legge 194 ha aperto «una ulteriore ferita nelle nostre società», e ha esortato le istituzioni a porre al centro della loro azione «la difesa della vita umana e l'attenzione prioritaria alla famiglia» e incoraggiato i credenti a «proteggere la vita con amore in tutte le sue fasi»


Redazione

13/05/2008

«L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società». È il bilancio di 30 anni di legalizzazione dell’aborto tracciato dal Papa, durante l’udienza concessa ieri ai membri del Movimento per la vita (Mpv), guidati dal presidente, Carlo Casini.

«Molte e complesse sono le cause che conducono a decisioni dolorose come l’aborto», ha precisato Benedetto XVI, ricordando che la Chiesa «stimola a promuovere ogni iniziativa a sostegno delle donne e delle famiglie per creare condizioni favorevoli all’accoglienza della vita, e alla tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna».

«La mancanza di lavoro sicuro, legislazioni spesso carenti in materia di tutela della maternità, l’impossibilità di assicurare un sostentamento adeguato ai figli»: sono questi, per il Papa, «alcuni impedimenti» al «desiderio di tanti giovani di sposarsi e formare una famiglia», che producono «un crescente senso di sfiducia nel futuro».

Di qui la necessità che «le diverse istituzioni pongano di nuovo al centro della loro azione la difesa della vita umana e l’attenzione prioritaria alla famiglia», aiutando quest’ultima «con ogni strumento legislativo» per «facilitare la sua formazione e la sua opera educativa, nel non facile contesto sociale odierno».

A 30 anni dalla 194, ha ammesso il Papa, «difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo. Come conseguenza ne è derivato un minor rispetto per la stessa persona umana, valore questo che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede che si professa».

Per i cristiani, in un simile contesto, «resta sempre aperto un urgente e indispensabile campo di apostolato e di testimonianza evangelica: proteggere la vita con coraggio e amore in tutte le sue fasi». Un compito, questo – ha detto il Papa, rivolgendosi ai presenti – che «come Centro di aiuto alla vita e come Movimento per la vita, voi svolgete per evitare l’aborto anche in caso di gravidanze difficili, operando nel contempo sul piano dell’educazione, della cultura e del dibattito politico».

«È necessario testimoniare in maniera concreta che il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare», ha ammonito il Pontefice, secondo il quale «per chi ha il dono della fede questo diventa un imperativo inderogabile», alla luce «di una verità che mai potrà essere eliminata: Dio solo è Signore della vita. Ogni uomo è da Lui conosciuto e amato, voluto e guidato».

Risiede in questo, per il Papa, «l’unità più profonda e grande dell’umanità», nel fatto cioè che «ogni essere umano realizza l’unico progetto di Dio, ognuno ha origine dalla medesima idea creatrice di Dio». Per questo la Bibbia afferma: “Chi profana l’uomo, profana la proprietà di Dio”.

Nella parte finale il Papa ha citato il 60° anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo. «I diritti umani debbono essere rispettati quali espressione di giustizia e non semplicemente perché possono essere fatti rispettare mediante la volontà dei legislatori», ha ammonito il Papa, che ha poi ribadito quanto affermato nel recente discorso all’Onu: «La promozione dei diritti umani rimane la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza».

Di qui il «lodevole impegno nell’ambito politico come aiuto e stimolo alle Istituzioni, perché venga dato il giusto riconoscimento alla parola dignità umana». In questa direzione, Benedetto XVI ha apprezzato l’iniziativa del Mpv presso la Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo, in cui si affermano «i valori fondamentali del diritto alla vita fin dal concepimento, della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, del diritto di ogni essere umano concepito a nascere e a essere educato in una famiglia di genitori»; tutti principi «in sintonia» con quelli che la Chiesa chiama «valori non negoziabili».

Il Papa ha infine rinnovato, dieci anni dopo, il ringraziamento di Giovanni Paolo II, che il 22 maggio del 1998 esortava il Mpv a «perseverare» nell’impegno «di amore e difesa della vita umana», grazie al quale «tanti bambini potevano sperimentare la gioia del dono inestimabile della vita».

«Dieci anni dopo – le parole di Benedetto XVI – sono io a ringraziarvi per il servizio che avete reso alla Chiesa e alla società»: «Quante vite umane avete salvato dalla morte! Proseguite su questo cammino e non abbiate paura – ha esortato il Pontefice – perché il sorriso della vita trionfi sulle labbra di tutti i bambini e delle loro mamme».

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