Tra pochi giorni la fiducia delle Camere al nuovo esecutivo che ha giurato davanti a Napolitano. Efficace convergenza di tutte le istituzioni e pronte risposte al bisogno di rassicurazione del Paese i punti su cui si tireranno i primi bilanci


Redazione

09/05/08

Agenzia SIR

Bruciati i tempi per la lista dei ministri, il quarto governo Berlusconi, con il giuramento e – tra pochi giorni – con lo scontato passaggio della fiducia, è ormai nel pieno delle sue funzioni. E proprio qui sta il primo punto: l’urgenza del Governo o, più esattamente, l’urgenza di governo.

Non nel senso antico e un po’ mistico, per cui c’è qualcuno che può elaborare o calare dall’alto delle decisioni che poi meccanicamente si devono applicare. Ma piuttosto nel senso che i molteplici interessi di una società complessa devono essere organizzati e sviluppati nel quadro di una buona governance.

È una parola di moda che significa positiva interazione tra istituzioni, in cui pubblico e privato, centro e periferia, politica, amministrazione e interessi possano convergere, con ruoli definiti e una generale accountability, come si dice con un’altra parola inglese di moda, che traduce la necessità che ogni soggetto si assuma fino in fondo le proprie responsabilità. Nessun miracolo, ma un serio impegno, finalizzato alla cosa pubblica. Perché il Paese sembra avvertire la necessità di una nuova stagione di operosità e di investimento.

Il secondo punto è la questione della sicurezza. Che non è solo un tema di ordine pubblico. Èil Paese nel suo complesso, il tessuto sociale profondo, che ha bisogno di essere rassicurato. Ha bisogno di essere rassicurato sul quadro dei valori e dei principi di riferimento, quagli elementi “non negoziabili” che compaginano il tessuto sociale e che, se messi continuamente in discussione, generano uno stress profondo.

Ha bisogno di sapere che il Governo nazionale, e i governi a tutti i livelli, lavorano per mettere gli italiani in condizione di potere dispiegare le proprie energie, di vedere premiare il merito, l’impegno, il lavoro, e nello stesso tempo per assicurare a tutti standard di vita e di reddito accettabili e servizi efficienti.

Questo è tanto più vero in tempi di crisi o di stagnazione economica, che rende tutti più attenti e avvertiti. All’americana, convenzionalmente, si parla di “cento giorni”, di “luna di miele”, dopo di che trarre i primi bilanci di un governo. Conterà allora percepire se l’opinione pubblica ha decretato la fine della lunghissima campagna elettorale iniziata ai primi del 2006. Molto c’è da fare, molto si può fare.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi