Esaurito il tentativo di Marini, si va verso elezioni in primavera. I propositi "costituenti" e le aspettative di "buongoverno" della gente


Redazione

05/02/2008

di Sandro MUTI

Il tentativo Marini, così come lo stesso Presidente della Repubblica l’aveva motivato, era un atto dovuto. L’esito della crisi – e della XV legislatura – era piuttosto chiaro già al momento della decisione di Prodi di presentarsi al Senato e chiedere un voto di fiducia che con ogni probabilità già sapeva gli sarebbe stato negato. Lo spazio delle consultazioni, prima al Quirinale, poi a Palazzo Giustiniani è servito insomma per assuefare tutti all’idea – ormai inevitabile – di elezioni in primavera.

Prima di guardare alla campagna elettorale può essere utile interrogarsi sulle lezioni di questi ultimi due anni. La quindicesima legislatura, con i suoi due anni circa, raggiunge infatti – nella poco invidiabile graduatoria delle due più brevi della storia repubblicana – l’undicesima, quella che tra il 1992 e il 1994 vide la fine della Repubblica proporzionale e dei partiti che per quasi cinquant’anni avevano caratterizzato il sistema politico italiano. Anche in questo caso i parlamentari non hanno raggiunto il termine minimo per il vitalizio: evidentemente la situazione non era più sostenibile.

Due le cause strutturali della fragilità: l’esito elettorale, cioè il sostanziale pareggio prodottosi nel 2006 e, ciononostante, la scelta di scommettere sul principio maggioritario: è stata, quella del secondo governo Prodi, la maggioranza più a sinistra della storia italiana.

I numeri risicati e l’impossibilità di attuare un assorbimento molecolare al centro di parlamentari di opposizione (dopo l’isolato caso Follini) hanno generato una pratica ingovernabilità. Impossibile una larga intesa – per l’impopolarità del Governo che aveva ringalluzzito l’opposizione -, era dunque necessaria una soluzione di rinnovamento e di discontinuità. Ne sono emerse due: la costituzione del Partito Democratico e il referendum elettorale. Si sono rivelati, nell’immediato, acceleratori dei processi di crisi.

Allo stato il centro destra alle elezioni tenterà di capitalizzare in seggi quella che i sondaggi da quasi due anni gli attribuiscono come maggioranza virtuale. Il centro sinistra dovrà modificare la propria offerta politica: da qui forse verranno in queste settimane le maggiori novità.

Da vent’anni ormai si ripete che la prossima sarà una legislatura costituente. Difficile crederci fino in fondo, anche perché la nostra Costituzione, così com’è in sostanza, va assai bene. Certo, tra un anno bisognerà fare i conti con il referendum, sempre mina vagante: i temi istituzionali resteranno dunque in primo piano.

Ma gli elettori non votano sulla base dei temi istituzionali. Votano sulle priorità del buongoverno: tasse, servizi, infrastrutture, ambiente, livello del potere d’acquisto, valori e principi coerenti con l’identità italiana. Pochi punti essenziali, su cui si attendono proposte chiare.

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