Da contrapporre a quello giallo o rosso, potrà essere assegnato dall’arbitro al termine della partita. Finalmente premiato il fair play nel calcio

di Leo GABBI

arbitro

Si è sempre detto che il calcio ha bisogno di buoni esempi, ma poi sui giornali a fare notizia sono solo violenze, scandali e polemiche. Si era cercato di promuovere il “terzo tempo”, come nel rugby, con una stretta di mano e un abbraccio in mezzo al campo tra le due squadre al termine della partita, ma poi, dopo qualche settimana, il nervosismo e certi atteggiamenti infantili l’avevano ridotto a pratica sporadica o a una forzatura inutile. Adesso la Lega di Serie B ci riprova con uno strumento nuovo, il cosiddetto cartellino verde, da contrapporre a quello giallo o rosso, che senza sfociare nella retorica buonista, dovrebbe però riuscire a ricondurre il nostro calcio a un minimo di fair play, prima, durante e dopo una partita di calcio. Da qualche settimana la Lega calcio ha adottato quest’iniziativa che è solo il primo passo di un progetto più ampio che ha come obiettivo quello di riportare al centro dell’attenzione tematiche “sensibili” che a volte nel calcio tendono a smarrirsi come il rispetto, la cultura sportiva e la responsabilità sociale. Questo nuovo riconoscimento, che potrà essere assegnato dall’arbitro al termine di ogni partita, non premierà soltanto calciatori, ma anche allenatori o dirigenti che si siano distinti durante il match per un gesto o un atto sportivo di fair play straordinario. Un cartellino che non verrà assegnato a tutti i costi: in uno dei primi match presi in esame, Spezia-Bari, partita tirata, nervosa e non particolarmente corretta, l’arbitro non ha ravvisato comportamenti particolarmente vistosi tali da meritare il riconoscimento.

Di sicuro non basta l’annuncio di un’iniziativa meritoria per cambiare alcuni vizi italici ormai radicati, come l’ossessiva cultura legata sempre e soltanto alla logica del risultato, alla vittoria a tutti i costi, senza contare gli episodi di razzismo, come l’ultimo di qualche giorno fa durante Lazio-Napoli, che fanno vergognare un Paese intero per quei “buu” gridati contro il giocatore di colore di turno. Forse per questo qualcuno, al posto del cartellino verde, ne avrebbe preferito uno “arancione”, che evidenziasse i comportamenti dei “furbetti” o dei “simulatori”, in modo che la slealtà conclamata potesse essere ulteriormente evidenziata, come esempio negativo da stigmatizzare soprattutto nei confronti dei giovani e giovanissimi.

La proposta del cartellino verde è partita dal Comitato Etico (composto da Marino Bartoletti, Chantal Borgonovo, Gianfelice Facchetti ed Emiliano Mondonico) e vorrebbe rimettere al centro della discussione comportamenti virtuosi, emarginando quelli negativi.

Molti però non sanno che nel nostro calcio c’è già un piccolo precedente, legato alla Fiorentina, la stessa che cercò anni fa di promuovere proprio il “terzo tempo” (senza grande successo) e che aveva istituito il “cartellino viola”, sempre per promuovere il fair play, premiando tra i primi quel Simone Farina, ex giocatore del Gubbio che durante Calciopoli aveva denunciato un tentativo di combine, rifiutando 200 mila euro per “arrangiare” una partita.

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