Ma il ministro Stefania Giannini, in visita al Leone XIII di Milano, ammette: «Il pregiudizio sulle paritarie è più forte del giudizio»

di Alberto CAMPOLEONI

scuola cattolica

«Serve un sistema integrato, composto da entrambi gli istituti, per dare alle famiglie la possibilità di scegliere il percorso educativo dei propri figli. Purtroppo in Italia la struttura del pregiudizio sulle scuole paritarie è più forte della cultura del giudizio, per questo c’è ancora tanta polemica sugli istituti privati. Ma deve essere chiaro che anche queste scuole fanno servizio pubblico: pubblico non significa gestito dallo Stato, ma a favore della comunità». È stato il ministro Stefania Giannini ad esprimersi così, durante una visita a una “storica” scuola paritaria, il Leone XIII di Milano. Un’occasione in cui la titolare all’Istruzione ha affrontato diversi temi caldi del dibattito sulla scuola: dall’autonomia ai criticati test Invalsi, fino alla questione dibattuta sull’opportunità di anticipare l’ingresso degli studenti all’Università e di “accorciare”, dunque, il percorso delle Superiori.

Tanti spunti, tra cui, appunto, quello sul rapporto tra scuole statali e non statali, nella costruzione di un sistema scolastico pubblico integrato che esiste sulla carta ma in realtà si scontra ancora oggi, a 14 anni di distanza dalla legge Berlinguer che l’ha “inventato”, con il problema della mancanza di risorse per le scuole paritarie, con la conseguenza di una sostanziale disparità. Per cui il sistema è tutt’altro che “integrato”. Ora, la questione della parità sostanziale, cioè dell’adeguato sostegno economico alle scuole non statali che rispondono ai requisiti di legge per far parte del sistema integrato, è da sempre sotto scacco di antichi retaggi culturali, relegata non di rado a “battaglia di parte”, in particolare dei cattolici, o addirittura difesa di privilegi. Non è però così. Piuttosto siamo di fronte alla necessità di riconoscere pienamente la libertà di educazione dei genitori, di metterli in condizione di operare una reale scelta educativa per i propri figli, senza l’onere aggiuntivo di costi talvolta insostenibili.

Qui stiamo. E il riconoscimento del ministro Giannini al Leone XIII sembra andare evidentemente in questa direzione, lasciando intravedere una volta di più la “questione delle questioni” sulla scuola: quella delle risorse, unita alla necessità di linee di indirizzo ben chiare e non ondivaghe, come invece mostra l’esperienza degli ultimi (e penultimi) anni. In sostanza, quella di un investimento vero, a tutto campo e non velleitario (dunque sostanziato da adeguate risorse economiche), sul sistema di istruzione e formazione, che traduca in concreto le tante buone affermazioni di principio sulla scuola come cardine del futuro del Paese. Un sistema integrato (come è definito dalle leggi), che tenga conto dell’autonomia scolastica (altro pilastro legislativo della nostra scuola) e capace di garantire risultati validati e possibilmente non troppo diversi nelle molte aree del Paese (come valutare?), attrezzato dal punto di vista delle dotazioni di base (a cominciare dalla sicurezza degli edifici) e attento agli sviluppi della tecnologia (non si può farne a meno)… e via di questo passo.

Si dirà che non si può fare tutto, tanto più in un momento di crisi. E che già ci sono tanti “interventi spot” su tutti i temi caldi. Forse è vero. Ma è altrettanto vero che senza uno sguardo d’insieme, una “politica” concertata e decisa, capace di individuare gli interventi parziali e collocarli in un quadro prospettico armonico, non si va lontano. Di questo c’è sempre più bisogno, altrimenti anche le belle affermazioni restano velleitarie.

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