L’82% chiede servizi specialistici e accessibili. Gualzetti: «Una scelta d’amore che andrebbe sostenuta anche con interventi pubblici»

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Le famiglie che hanno scelto l’adozione riconoscono gli sforzi di enti e associazioni, ma chiedono servizi specialistici a loro dedicati e accessibili, che le sostengano nel tempo. È quanto emerge da un’indagine condotta da Caritas Ambrosiana come esito di un tavolo di lavoro che ha coinvolto 14 differenti realtà. La ricerca «Sostenere l’adozione», che sarà discussa domani in un evento on line, si basa sui dati raccolti attraverso 379 questionari compilati nel corso della primavera estate 2019 da altrettante famiglie residenti nel territorio della Diocesi di Milano. 

Cosa chiedono

L’82,6% di chi ha risposto alle domande ha dichiarato che i servizi post adozione specialistici sono pochi rispetto al bisogno. Ne percepisce, in particolare, maggiore necessità chi sceglie l’adozione internazionale (tra costoro la percentuale di chi vorrebbe un accompagnamento specifico sale all’84,6%, mentre è del 78,5% tra chi sceglie di adottare un bambino nato in Italia). L’84,4% pensa che tali servizi siano costosi e che dovrebbe essere loro riconosciuto un contribuito. 

Perché lo chiedono

Il gruppo più numeroso di chi ha richiesto aiuto, l’ha fatto per avere un confronto con qualcuno di competente su alcune situazioni problematiche (43,1%), per avere un sopporto educativo (19,9%), perché la situazione era diventata difficile (11,5%), per problemi scolastici (9,2%), perché il ragazzo o la ragazza ha difficoltà psicologiche (8.4%). Confrontando le motivazioni dei vari tipi di adozione, in generale emerge una maggiore richiesta di aiuto da chi si è rivolto all’adozione internazionale. Ha risposto di essere ricorso ad un sostengono perché la situazione era divenuta difficile il 12% di chi ha scelto l’adozione internazionale contro il 6% di chi ha scelto quella nazionale, per problemi scolastici il 10% rispetto al 4,6%, per difficoltà psicologiche l’8,6% contro il 6%.

Chi sono 

Dall’indagine risulta che la maggioranza dei genitori adottivi che hanno risposto al questionario è laureata (lo è il 62,5% della madri, il 51,5% dei padri) e ha un’età compresa tra i 35 e i 44 anni (65,4% le madri, 66,5% i padri). 

«Adottare è una scelta d’amore, che richiede apertura e altruismo – dichiara Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana -. Andrebbe incentivata e sostenuta con interventi anche pubblici. Queste famiglie non possono essere lasciate a loro stesse o contare solo sulla capacità creativa degli enti e delle associazioni di mutuo aiuto. Un paese più solidale e quindi più forte, starebbe loro a fianco, soprattutto nei momenti più critici della crescita dei ragazzi».

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