Per don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana, non ci sono alternative: l’Europa deve creare le condizioni, se vuole evitare che intere famiglie fuggano da guerre e miseria

di Luisa BOVE

Don Roberto Davanzo

«Non ci sono alternative. Se l’Europa non crea le condizioni perché le popolazioni non debbano fuggire da guerre e miseria, Schengen o non Schengen dovremo fare i conti con questo drammatico fenomeno migratorio». A dirlo è don Roberto Davanzo, direttore di Caritas ambrosiana, che da anni segue con attenzione la situazione dei profughi e dei richiedenti asilo.

Ma ora qual è la situazione a Milano?
C’è un ri-aumento e una criticità, di cui i giornali stanno parlando, rispetto al fatto che ci sono frontiere chiuse. Ciò significa che le persone che sbarcheranno in Italia dovranno rimanere nel nostro Paese finché non avranno ottenuto una risposta alla loro domanda d’asilo. Il meccanismo attivato negli anni scorsi finora aveva funzionato perché molte persone transitavano da noi, fermandosi solo qualche giorno o una settimana, poi passavano la frontiera. Ora è chiaro che se le frontiere si chiudono questo provvedimento renderà critica la gestione delle persone. Come Caritas ambrosiana finora siamo riusciti a tamponare perché le persone che arrivavano in Italia poi seguivano, ma ora cambiando la prospettiva, le risorse e le strutture messe a disposizione dal privato e dal pubblico, non saranno più sufficienti a far fronte a questi flussi senza sbocco. È come tentare di riempire una pentola già piena. E questo sarà un problema.

Se l’Europa non salva lo spazio Schengen il problema non riguarderà solo Milano e l’Italia…
Questo varrà per tutti i Paesi in ingresso, pensiamo alla Grecia, in situazioni più critiche di noi. Se dalla Grecia le persone non potranno spostarsi in altri Stati rimarranno lì per questa assurda norma di Dublino che è stata fermata, quando il processo migratorio aveva ben altre proporzioni e prevedeva che il primo Paese europeo in cui un richiedente asilo arrivava, quello doveva essere il luogo dove fare richiesta e aspettare risposta. Ora è chiaro che con i flussi e i numeri a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni, tale norma è assolutamente impraticabile, in particolare per i Paesi di primo approdo come l’Italia e la Grecia.   

Avete ancora posti letto nelle strutture e ci sono ancora famiglie disposte ad accogliere i profughi?
Attualmente abbiamo ancora una serie di appartamenti che stiamo testando nelle parrocchie, però non basta che il singolo parroco metta a disposizione dei locali, occorre anche verificare se c’è una sensibilità da parte della cittadinanza o se non bisogna in qualche modo favorirla. Altrimenti non portiamo a casa niente. Non bastano i muri. D’altra parte ci rendiamo tutti conto che quando si è di fronte a certi numeri, le Prefetture rischiano di accontentarsi di qualsiasi struttura. A volte abbiamo imprese sociali discutibili dal punto di vista del modo di lavorare, che però riescono a recuperare capannoni, palazzine o alberghi, salvo poi non riuscire a garantire un vero accompagnamento sociale alle persone e la sicurezza ai cittadini italiani.

Se l’Europa chiude le frontiere quali soluzioni si possono immaginare per il futuro?
Che le popolazioni non partano più da casa loro. Non ci sono alternative. Fino a quando i conflitti e le situazioni di miseria continueranno, intere famiglie cercheranno di scappare dai Paesi più in difficoltà in cerca di un futuro migliore. Non ci sono alternative. Se noi come Europa non poniamo le premesse perché la gente non debba più scappare da casa, dalla miseria o dalla guerra, Schengen o non Schengen avremo questo fenomeno drammatico con cui fare i conti.   

 

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