Terza edizione dell’Agorà del Mediterraneo, giornate internazionali di studio dedicate dal Coe ai temi e ai fenomeni che si incrociano in quest’area del mondo. In programma anche una tavola rotonda sulla libertà d’informazione e la testimonianza dell’Arcivescovo di Baghdad

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Tornano le giornate internazionali di studio che l’Associazione Centro Orientamento Educativo – Coe dedica ai grandi temi e ai fenomeni spesso epocali che si incrociano intorno alle coste del «Mare di Mezzo». La terza edizione di Agorà del Mediterraneo, in programma da venerdì 28 a domenica 30 giugno, accoglierà esperti, giornalisti, attivisti e testimoni a Barzio (Lecco).

La riflessione parte dall’avanzata dei sovranismi e dei populismi che dilagano in quest’area del mondo. Si comincerà nella serata di venerdì con la proiezione del film Une saison en France del pluripremiato regista ciadiano Mahamat-Saleh Haroun, introdotta da Manuela Pursumal: la storia di un uomo il cui progetto di una vita migliore si scontra con la politica delle frontiere chiuse.

Nella mattina di sabato 29 giugno, poi, al centro sarà il difficile equilibrio tra difesa delle identità locali e tentazioni nazionaliste. Dopo la relazione dell’europarlamentare Brando Benifei, che spazierà dalla questione catalana al modello identitario “per esclusione” dell’Ungheria, ci sarà spazio per la riflessione su due casi scottanti: la giornalista bosniaca Azra Nuhefendić interverrà su “L’islam dei Balcani, un’occasione mancata?”, mentre Davide Romano, della sinagoga Beth Shlomo di Milano, delineerà “L’ombra di un nuovo antisemitismo”.

Il pomeriggio si apre con i panel tematici. Novità di quest’anno, lo sguardo sul Mediterraneo anche dal punto di vista ambientale: Simone Nuglio di Legambiente parlerà con lo scrittore Dino Ticli della minaccia delle microplastiche nel nostro mare. Gli altri due focus saranno su Siria e Afghanistan, nel centenario dell’indipendenza. La giornalista e scrittrice Susan Dabbous dialogherà con Valentina Sala sul suo libro La ragazza di Homs (Castelvecchi), mentre il regista afghano Amin Wahidi, intervistato da Romina Vinci, racconterà la storia del suo popolo perseguitato, quello degli hazara.

Un tema di particolare attualità è quello scelto per la tavola rotonda aperta al pubblico, dal titolo “Imbavagliati. La libertà d’informazione sotto attacco”. «È sotto gli occhi di tutti quanto il diritto a informare e a essere informati, nell’area mediterranea, stia subendo colpi sempre più duri, sulla scia dei conflitti, delle rivoluzioni represse, del consolidamento di regimi autoritari – afferma Chiara Zappa, che ha curato il coordinamento scientifico di Agorà del Mediterraneo -. Raccontare i fatti senza condizionamenti è oggi rischioso anche alle nostre latitudini, come dimostrano i casi di reporter che hanno pagato con la vita la ricerca della verità e le vicende di giornalisti intimiditi dalla criminalità organizzata o dalla galassia neonazista». A confrontarsi sulla sfida di tutelare la libertà di stampa quale elemento irrinunciabile per una democrazia compiuta saranno il giornalista libico Farid Adly, Susan Dabbous, l’editorialista del Corriere della Sera Antonio Ferrari e la giornalista turca Fazila Mat.

A seguire, serata di sapori e sonorità mediterranee, con la cena curata dall’esperta di cucina e cultura araba Joan Rundo e il concerto del musicista libanese Ghazi Makhoul, cantante e virtuoso dell’oud, strumento tradizionale mediorientale noto come “liuto arabo”.

L’apertura dei lavori di domenica 30 giugno è affidata a una testimonianza d’eccezione, quella dell’arcivescovo di Baghdad monsignor Jean Sleiman, che racconterà la difficile rinascita dei villaggi cristiani in Iraq dopo l’Isis. A inquadrare il suo intervento il ricercatore Andrea Plebani e monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la carità, la missione e l’azione sociale dell’Arcidiocesi di Milano, che poi concelebrerà la Messa insieme a monsignor Sleiman.

Si tornerà a parlare anche di migrazioni, fenomeno epocale strumentalizzato da un dibattito politico raramente all’altezza della sfida. Quest’anno si è scelto di dare spazio alle storie di semplici cittadini che hanno deciso di aprire le porte delle loro case. Tra le testimonianze di domenica pomeriggio spicca quella di Nicoletta Ferrara, che nel libro A casa nostra. I nuovi ragazzi della famiglia Calò (Emi) racconta l’esperienza della sua famiglia, premiata tra l’altro dal presidente Sergio Mattarella. E poi – coordinati da Chiara Vassena – Matteo Bassoli, che parlerà del progetto di co-housing tra giovani italiani e stranieri promosso da Refugees Welcome Italia, e Marta Casalone, dell’associazione lecchese Lezioni al campo.

La kermesse di Barzio – seminario residenziale, ma anche evento aperto al pubblico -, si conferma un’occasione preziosa per chiunque voglia orientarsi meglio nel complesso scenario del Mediterraneo contemporaneo.

È richiesto un contributo di 100 euro comprensivo di vitto e alloggio per ogni partecipante. I singoli moduli sono fruibili con il contributo di 20 euro comprensivo di pasto. La tavola rotonda è gratuita.

 

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