Fino al prossimo 31 maggio, presso lo spazio espositivo di via Sant'Andrea 21 a Milano saranno esposte circa un centinaio di opere tra disegni e dipinti eseguiti dall’artista negli ultimi due anni. Parte del ricavato della vendita sarà devoluto all'Associazione Amici del "Centro Dino Ferrari" dell'Università degli Studi di Milano per la ricerca contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA).

di Stefano ZUFFI

Vittorio Mosca

La circostanza è stata del tutto particolare, una situazione personale assai delicata: ma la scoperta della pittura è stata per Vittorio Mosca come l’apertura improvvisa di una diga. Chissà: forse il riserbo innato come tratto caratteristico dell’educazione, forse la memoria (consapevole o inconscia) della straordinaria e “segreta” vicenda artistica della madre Carla Maria Maggi, forse l’appagamento venuto dal fatto stesso di aver trascorso la vita professionale di grande successo accanto a forme, linee, colori applicati al tessile di qualità. Fatto sta, che la creatività espressiva è sgorgata di colpo, con una felicità e una quantità di opere che appaiono quasi liberatorie.

Raccolte in uno spazio cronologico che si conta nel giro delle settimane e dei mesi, le opere pittoriche e grafiche di Vittorio Mosca appaiono ovviamente “imparentate” fra loro, anche se è comunque possibile tracciare una linea di sviluppo creativo che va dall’esercitazione sulle singole teste (tanto da comporre un’ironica “galleria” di tipi fisici e psicologici) alle cosmogonie più complesse, passando attraverso la serie dedicata ai sensi, le visioni oniriche, le combinazioni di personaggi, e soprattutto alle superfici specchianti, che sono forse una delle tappe più rilevanti del percorso. Base irrinunciabile di ogni espressione figurativa è il disegno, esercizio di stile severo e controllato, passato al vaglio delle cancellature, dei ripensamenti, delle modifiche.

Solo dopo essere davvero convinto e soddisfatto del dato grafico avviene il passaggio a tecniche più “permanenti”, dal pennarello al pennello, fino al risultato finale, talvolta coloratissimo. Eppure, questa elaborazione intimamente “classica” appare totalmente riassorbita in dipinti di grande freschezza e immediatezza, che sembrano (ma non sono!) nati di getto, quasi à l’impromptue non senza una leggera e gradevole memoria del più luminoso surrealismo. 

Ma quello che stupisce gradevolmente chi osserva una singola opera o una ampia selezione di lavori è l’equilibrio. Ogni dipinto di Vittorio Mosca appare perfettamente bilanciato, grazie a un senso davvero “umanistico” dei rapporti tra linea e superficie, tra immagine e spazio. Ogni elemento della composizione si armonizza con gli altri e con il tutto, con grande semplicità e immediata efficacia. Ne nasce sempre un’impressione di piacere, di limpidezza; una “facilità” di lettura che non è affatto superficialità, ma il frutto di una educazione all’immagine che si è profondamente sedimentata nell’indole di Vittorio Mosca, e che ci viene restituita come forma visibile di una ricerca, logica, giusta e umanissima, di una possibile felicità. 
(dal catalogo della mostra, a cura di Simona Bartolena e Stefano Zuffi)

La mostra sarà aperta al pubblico dal lunedì al sabato con orari 10.30-19,00

 

 

 

 

 

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