Un percorso didattico e nuove ricerche realizzate nello straordinario complesso di San Lorenzo Maggiore dagli studenti della scuola di specializzazione di archeologia dell'Università Cattolica. Per riscoprire uno dei luoghi più importanti del tardoantico.

di Luca FRIGERIO

Sant'Aquilino

 

La Cappella di Sant’Aquilino, gioiello paleocristiano di quello straordinario complesso monumentale che è la basilica di San Lorenzo Maggiore a Milano, da oggi presenta un nuovo allestimento.

Ma quanti si recheranno a visitarla, non troveranno un ambiente riportato “all’originario splendore” (come, retoricamente, si dice in questi casi), né un nuovo impianto di illuminazione, in grado di evidenziarne al meglio i volumi architettonici e le opere d’arte… Ancora mancano i fondi, purtroppo, per procedere con questo tipo di interventi, che sarebbero quanto mai auspicabili per un sito di eccezionale interesse storico e artistico quale è quello di San Lorenzo alle Colonne.

Quel che c’è di nuovo, in Sant’Aquilino, è invece il percorso segnaletico e didattico che ne racconta le origini, illustrando le testimonianze archeologiche (alcuni importanti manufatti sono per la prima volta esposti al pubblico) e i mirabili capolavori di epoca tardoantica qui presenti (un filmato, appositamente realizzato, mostra, ad esempio, come erano le antiche pitture della volta e dei matronei).

Un lavoro, promosso in primo luogo dalla comunità parrocchiale stessa, per molti aspetti necessario e altrettanto importante rispetto al restauro complessivo del monumento, perché ne permette una diffusa conoscenza, anche da parte di un pubblico non specialista, e una piena valorizzazione.

Gli studi che hanno portato alla realizzazione di questo progetto sono stati condotti dai giovani ricercatori della scuola di specializzazione in archeologia dell’Università Cattolica di Milano, coordinati dalla professoressa Silvia Lusuardi Siena. Studenti che hanno anche analizzato, classificato e letteralmente “ripulito” le centinaia e centinaia di reperti ancor oggi conservati nei “depositi” della basilica milanese, in attesa – è la speranza – di reperire i finanziamenti per allestire un’apposita area museale.

Del resto, come afferma il parroco monsignor Gianni Zappa, «se si vuole conoscere la Milano antica, non si può prescindere da San Lorenzo. Con questo nuovo allestimento, dunque, che si presenta come progetto culturale di alto significato per tutta la città, intendiamo valorizzare in modo particolare quel tragitto storico nel cuore stesso della metropoli, che da Sant’Eustorgio, incrociando la nostra basilica, arriva fino al Duomo».

Nonostante i segni del tempo e gli inevitabili rifacimenti, infatti, la Cappella di Sant’Aquilino è ancora oggi un luogo di grande fascino, capace di evocare davvero la maestosità degli edifici romani dell’età imperiale.

Edificata nei primissimi anni del V secolo, e quindi subito dopo l’episcopato di Ambrogio, la struttura venne annessa alla preesistente basilica sanlorenziana, probabilmente come mausoleo imperiale o forse anche come chiesa destinata al culto dei martiri (Genesio, in particolare, un cristiano di Arles che subì il martirio nel 303: la dedicazione ad Aquilino, vescovo tedesco ucciso nel 1015 per il suo impegno contro gli eretici e nominato compatrono di Milano da san Carlo Borromeo, è infatti di epoca medievale). In passato la sua pianta ottagonale – otto è il numero simbolico della risurrezione di Gesù, e quindi legato da sant’Ambrogio alla rinascita del cristiano attraverso il battesimo – ha fatto pensare anche ad una funzione battesimale: ma è un’ipotesi oggi pressoché abbandonata dagli studiosi.

Una scala, dietro l’altare della cappella, permette ai visitatori di scendere nel sottosuolo e osservare le fondazioni dell’edificio, così come sono emerse negli scavi condotti all’inizio del Novecento: i massicci blocchi squadrati e i molti elementi architettonici qui ammassati provengono dal vicino anfiteatro romano, all’epoca evidentemente già utilizzato come cava.

Ancora in pieno Medioevo, il cronista Galvano Fiamma descrive la Cappella di Sant’Aquilino come interamente decorata di mosaici, marmi preziosi e lastre di porfido. Oggi purtroppo ben poco rimane di tanta meraviglia, che prevedeva, ad esempio, una splendida raffigurazione musiva della Gerusalemme celeste nell’atrio (dove, peraltro, si erge un magnifico portale in marmo di Luni, finemente scolpito e certamente “recuperato” da un precedente edificio romano).

Ciò che è giunto fino a noi, tuttavia, è di qualità straordinaria, e si pone tra le rare testimonianze artistiche dell’epoca. Come il mosaico più completo, quello nella nicchia occidentale, che raffigura Cristo fra gli Apostoli, dove lo sfondo interamente dorato e il prato verdeggiante fra due specchi d’acqua alludono alla pienezza del Regno di Dio.

Un’opera di entusiasmante bellezza. Che a maggior ragione doveva emozionare gli antichi visitatori della basilica di San Lorenzo. Come il vescovo Benzo, che attorno al Mille esclamava: «Non esiste in tutto il mondo una chiesa più bella»

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