Per la prima volta viene presentata al pubblico un'opera della fine del '500, in un allestimento che comprende anche un lavoro contemporaneo di Christian Cremona e due placchette rinascimentali. Una nuova occasione per scoprire i tesori della Collezione varesina.

La Collezione di Villa Cagnola a Gazzada Schianno (Va) è un’autentica miniera di tesori artistici, da ammirare e riscoprire. È il caso di un’opera per molti versi “inedita”, un Cristo alla colonna di anonimo pittore lombardo della fine del XVI secolo, che oggi per la prima volta è stata studiata e presentata al pubblico, dopo il restauro condotto da Lucia Laita.

«Finora trascurato dalla critica, al punto da essere relegato in appendice nell’ultimo catalogo della Collezione Cagnola pubblicato nel 1998, il dipinto si è rivelato invece di grande interesse per il suo carattere enigmatico e per il significato simbolico che si può intuire», spiega Andrea Bardelli, direttore del Museo di Villa Cagnola. «Si tratta di un’opera, inoltre, che rispecchia il clima culturale della seconda metà avanzata del XIX secolo in cui fu presumibilmente acquistata dai Cagnola, ma allo stesso tempo un’opera di grande modernità».

Per circa tre mesi la tavola sarà inserita in un allestimento realizzato nell’atrio della Collezione Cagnola dove resterà per circa tre mesi, prima di essere collocata per la prima volta e definitivamente in collezione. Oltre alla tavola, vengono esposte due placchette in bronzo della Collezione Cagnola raffiguranti la Flagellazione e un’opera contemporanea dell’artista tradatese Christian Cremona.

Uno dei temi principali attorno al quale si svolge la trattazione e che permette di rivelare il significato dell’opera è quello della luce. Per questo a Villa Cagnola si è voluto inserire nell’allestimento un’opera fotografica di Cristian Cremona che raffigura una sorgente luminosa. L’opera di Cremona è nata indipendentemente dalla tavola del Cristo alla colonna, ma riprende ed amplifica la luce di un braciere che emerge a fatica dall’oscurità dietro la figura del Cristo. Il lavoro di Cremona è in gran parte incentrato sulla possibilità di domare la luce attraverso l’apparecchio fotografico, con la gestualità di uno scultore, ma con l’idioma di un pittore.

«La prima placchetta in bronzo che compare nell’allestimento – commenta ancora Bardelli – è una Flagellazione che si deve a un artista che si firma il Moderno, attivo tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. A parte il soggetto che si relazione con quello della tavola, la placchetta mostra una figura di Cristo chiaramente ispirata al Laocoonte riportato alla luce a Roma nel 1506 e destinato a influenzare profondamente, con la sua fisicità, numerose raffigurazioni del Cristo, all’opposto del Cristo della tavola che mostra una grazia quasi femminea ancora legata alla pittura quattrocentesca».

«Anche la seconda placchetta mostra una Flagellazione, in questo caso eseguita da un anonimo artefice spagnolo o fiammingo degli inizi del XVII secolo. Il legame con la tavola è principalmente di tipo tematico, ma si ravvisa anche nell’incisione da cui è tratta, un bulino eseguito nel 1607 da Augusto Sadeler II; nello stesso anno, allo stesso autore si deve un’incisione in cui compare una colonna che presenta una forma simile a quelle che vediamo nella tavola».

Quest’opera, insieme all’intera Collezione Cagnola, si può visitare la seconda e l’ultima domenica del mese alle ore 16; oppure per gruppi di almeno 8 persone tutti i giorni su appuntamento, sempre con visita guidata. Per informazioni: tel. 0332.461304, www.villacagnola.it

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