Una biografia di mons. Samuel Ruiz, strenuo difensore dei diritti dei popoli indigeni, scritta da don Alberto Vitali e pubblicata dalla Emi in occasione della visita pastorale di papa Francesco in Messico.

Tatic Ruiz Vitali Emi Chiapas Messico

Tatic (padre), di questo titolo onorifico era stato «insignito» dai nativi chiapanechi del Messico mons. Samuel Ruiz García (1924-2011). Conosciuto anche come El caminante «per quella sua indomita disponibilità alle scarpinate per raggiungere tutte e ciascuna delle persone che gli erano state affidate», don Samuel è ancora oggi una delle figure più amate e rispettate della Chiesa messicana, per il suo strenuo impegno in difesa dei diritti dei popoli indigeni. Una figura che l’Editrice Missionaria Italiana vuole ricordare in occasione della visita pastorale di papa Francesco in Messico, in programma dal 12 al 18 febbraio.

La biografia Il vescovo del Chiapas. Vita di Samuel Ruiz detto Tatic (Editrice Missionaria Italiana), scritta da Alberto Vitali, sacerdote italiano che lo ha conosciuto da vicino, ne ripercorre la vita e l’impegno sociale, inquadrandoli nella tenace e per lungo tempo silenziosa resistenza degli indios del Chiapas fin dai tempi della conquista.

Figlio del Concilio Vaticano II e delle Conferenze di Medellín e Puebla, nel 1960 don Samuel succede idealmente a fra Bartolomé de la Casas alla guida della diocesi di San Cristóbal de las Casas, dove il 15 febbraio papa Francesco celebrerà la Santa Messa con le comunità indigene.

L’«incontro» del presule messicano con il mondo indigeno, come sottolinea Vitali, non avvenne tuttavia in modo repentino e folgorante. Fu piuttosto frutto di una lunga e maturata «conversione», che tradusse la sua «opzione per i poveri» in una cura pastorale intesa «non solamente come preoccupazione per i nativi, ma come incarnazione della nostra presenza nel loro mondo», che guidasse «la nostra aspirazione ecclesiale di progredire verso il sorgere di una chiesa autoctona», e a offrire concretamente sostegno economico e appoggio legale ai più poveri della terra.

Un impegno concreto che nel 1994 lo vide protagonista e mediatore dei negoziati tra il subcomandante Marcos, leader rivoluzionario dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, e il governo messicano.

Il suo indomito impegno pastorale e sociale lo portò ad essere accusato di «vicinanza» a certe idee politiche di sinistra, ma nemmeno tali accuse riuscirono a farlo desistere dal portare avanti la sua missione, e dalle quali, riporta Vitali, don Samuel si difese affermando che «occuparsi del 75% dei fedeli, distribuito nelle comunità rurali, senza disattendere il 25% urbanizzato, non mi sembra sia esclusivismo ma unificazione, come oggi si può vedere, perché finalmente tutti sono rappresentati».

Alberto Vitali è prete della diocesi di Milano. Dopo un decennio nella pastorale giovanile, dal 1999 ha rivestito diversi incarichi in Pax Christi Italia, di cui è stato consigliere nazionale; dal 2009 è segretario del Centro Studi Economico-Sociali per la Pace dello stesso movimento. È membro del Consiglio Internazionale del Sicsal, la rete internazionale dei Comitati Óscar Romero di solidarietà con i popoli dell’America Latina. Dal 2014 è responsabile dell’Ufficio per la pastorale dei migranti e Cappellano vicario della Cappellania generale dei migranti della diocesi di Milano. È autore di Óscar A. Romero. Pastore di agnelli e lupi (Paoline, 2010) e di Gesù, il messia della pace (Paoline, 2012). 

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