Negli spazi espositivi del Centro culturale dei Gesuiti a Milano, una mostra di Nicola Villa, artista lecchese (che ha contribuito al nuovo Evangeliario ambrosiano), con opere sul tema delle migrazioni e delle tragedie nel Mediterraneo. Per non chiudere gli occhi.

a cura di Michele TAVOLA

Nicola Villa

Lo chiamano Mare nostrum. Per millenni è stato scenario di guerre, ma anche di proficui scambi commerciali e culturali. In epoca moderna è solcato dalle rotte dei mercantili, dalle imbarcazioni da pesca, dai traghetti di linea, dalle navi da crociera traboccanti turisti, dalle barche a vela, dai motoscafi da diporto e dagli yacht di lusso.

Oggi il Mediterraneo è anche uno sterminato cimitero che si estende dal nord dell’Africa al sud dell’Europa. Non è possibile sapere con esattezza quanti siano i corpi inghiottiti dal mare e i dati ufficiali sono stimati tragicamente e abbondantemente per difetto. Si dice che, tra coloro che partono, ne arrivino due su cinque.

Senza identità, sans papier, come dicono i francesi, destinati a rimanere anonimi, condannati all’oblio. Nicola Villa ha deciso di restituire loro un volto, di tributare un omaggio a chi ha tentato invano la fortuna e non è mai approdato sulle nostre coste. Sul viso di ciascuno di loro, come in sovra impressione, campeggia la scritta quanto mai esplicita: “We can’t understand why we can’t move anywhere we want”.

E poi ci sono quelli che gridano all’invasione, quelli che hanno paura, quelli che speculano sulla paura, quelli che ci guadagnano. Coloro ai quali la più grande tragedia dei nostri tempi, per diversi motivi, conviene. Villa non ha dimenticato nemmeno loro, li ha dipinti in giacca e cravatta. Impeccabili, eleganti, puliti.

Ma, rappresentato dalla schiera dei ben vestiti, c’è anche chi si gira dall’altra parte e chi pensa non sia un problema suo. Ci siamo anche noi, che leggiamo i giornali e guardiamo la televisione. Noi, che sapremmo come fare per risolvere il problema, che abbiamo la verità in tasca. Noi, che non abbiamo colpa e che ci autoassolviamo perché, in fondo, non ci possiamo fare niente.

Le due serie, una accanto all’altra, stridono alla perfezione, lucido ossimoro dell’esistente. Meglio ancora, per descrivere questi tempi difficilmente decifrabili e incongruenti, osservarle intercalate a ritmo regolare. Un volto di migrante scomparso nel canale di Sicilia, un uomo d’affari che specula sulle vite altrui senza sporcarsi le mani. Un migrante, un businessman. Un migrante, un benpensante. Un migrante, uno di noi.

L’arte non risolve il problema, ma ciò che viene sentitamente e sinceramente offerto da Nicola Villa è una testimonianza. Un monito. Un modo di non chiudere gli occhi.

Nicola Villa nasce a Lecco nel 1976. Al termine degli studi classici si iscrive alla facoltà di architettura del politecnico di Milano e conseguita la laurea si dedica a tempo pieno alla pittura. La vita dei personaggi di Villa appartiene a una storia senza trama, dove le figure si rincorrono di là della loro presenza fisica, immersi in un’atmosfera immaginifica e in quell’ansia sottile che deriva dall’inafferrabilità di quanto, ci circonda. Nel 2011 è chiamato insieme con altri artisti a realizzare dodici illustrazioni per il Nuovo Evangeliario Ambrosiano voluto dal Cardinale Dionigi Tettamanzi e destinato al Duomo di Milano. Vive e lavora a Genova.

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