Il 6 ottobre 1924 iniziavano in Italia le trasmissioni radiofoniche. Espressione di libertà, la radio, quale strumento di comunicazione, ha contribuito allo sviluppo sociale e culturale del nostro Paese.

Radio

Se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Buon compleanno alla radio per i suoi 90 anni di onorata carriera a servizio degli italiani.

Alle 21 del 6 ottobre 1924, dal Palazzo Corrodi a Roma, la voce di Maria Luisa Boncompagni annunciava l’inizio delle trasmissioni radiofoniche con un concerto di musica classica. La società concessionaria della radiodiffusione era allora la Uri-Unione radiofonica, che nel 1928 diventerà Eiar (Ente italiano audizioni radiofoniche), nel 1944 si trasformerà in Rai (Radio audizioni Italia), e nel 1954, inglobando la neonata televisione, in Rai Radiotelevisione italiana.

Novant’anni di vita per uno strumento di comunicazione prezioso, moderno e veloce, che gli italiani hanno imparato presto ad amare e seguire. Sì, la radio da subito ha saputo conquistare la simpatia della gente, forse per la discrezione della sua voce, mai invadente, capace di affiancare gli ascoltatori anche durante le loro attività quotidiane, di tenere loro compagnia nelle case come negli spostamenti, senza mai “sequestrare” la gente per essere ascoltata. Forse anche per queste sue caratteristiche “amicali”, la radio ha conosciuto fin dal suo inizio una diffusione rapida e costante, raggiungendo già nel 1938 la soglia programmata di un milione gli abbonati (al costo annuo di 81 lire!).

Novant’anni di radio per raccontare efficacemente gli avvenimenti del nostro Paese e del mondo, tra cronache, politica, economia, cultura, sport e intrattenimento. Per vent’anni utilizzata a piene mani dal regime fascista come potente strumento di propaganda, dagli inizi del 1943 la radio ha potuto diffondere anche i messaggi dell’Italia liberata, soprattutto al sud (Radio Bari, Radio Napoli e Radio Roma e la neonata Rai, nata dopo la liberazione di Roma), quasi a ribadire la sua innata vocazione democratica che, alla fine, riemerge dalle paludi di ogni strumentalizzazione.

Ma la radio ha saputo anche contribuire allo sviluppo sociale e culturale della popolazione. Nel giugno del 1933, ad esempio, con la diffusione massiva di Radiorurale (un ricevitore a prezzo imposto e con caratteristiche standardizzate promosso dall’Ente Radio Rurale), oltre tre milioni di scolari italiani hanno potuto conoscere la radio e, cosa più importante, cominciare a conoscere la lingua italiana, usufruendo di una vera e propria nuova forma di alfabetizzazione.

Ma non bisogna dimenticare che la radio, attraverso una programmazione appositamente studiata e realizzata, ha anche assolto a compiti di aggregazione sociale, ad esempio come strumento domestico attorno al quale si riuniva la famiglia o gruppi di amici per condividere aggiornamenti ed intrattenimento. Insomma, ce n’è abbastanza per fare gli auguri più sinceri a questo piccolo ma potente mezzo, che per la sua efficacia ha saputo cogliere e valorizzare la sfida dello sviluppo tecnologico e comunicativo, fino ai nostri giorni.

Lunga vita alla radio, espressione di libertà e “colonna sonora” della nostra vita quotidiana in movimento!

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi