Un progetto ideato dall'ospedale Gaetano Pini per festeggiare il suo 140° anniversario, sostenuto dalla Fondazione Cariplo e patrocinato dal Comune di Milano. Le opere si dispiegano sui muri dell'istituto ospedaliero, ma anche della struttura diocesana e perfino del monastero della Visitazione. Fra figure astratte, volti di milanesi illustri e antiche scritture. A firma di alcuni fra i più noti artisti di strada.

di Luca FRIGERIO

Merini Murales

C’è chi passa di fretta, la testa bassa, lo sguardo fisso. Chi parla al telefonino, gesticolando e ammiccando ad un invisibile interlocutore. Ma c’è anche chi infine s’accorge che qualcosa è cambiato, in via San Calimero, a Milano. Che anzi tutta la zona, l’intero quartiere attorno all’ospedale Gaetano Pini, ha un aspetto diverso, nuovo. Per quei colori sui muri, i volti dipinti, i segni, le parole.

Sì, soprattutto le parole, vergate come una scrittura antica su una pergamena fatta di intonaco, all’ingresso dell’Archivio storico diocesano. Lettere nere, lettere rosse, che spiccano sul candore delle facciate, così che ci si ritrova a decifrarle, con uno sforzo d’infantile sillabazione. “Scoperte”, leggiamo sotto una finestra. “Divino”, intuiamo essere scritto un po’ più in là. E poi, sempre più divertiti dal gioco, compitiamo via via: “Città”, “Pubblico”, “Chiesa”, “Cultura”, “Mistero”, “Fede”, “Grazia”, in un crescendo di senso e di significato. “Straordinario”, sì, come è tracciato nel cuore della parete. Ma anche “Emozione”, quando il percorso, infine, si svela.

Il murale è opera di Ivan Tresoldi, classe 1981, talentuoso esponente della Street Art, già noto per le sue “scaglie” – come le chiama lui – di urbana poesia: «Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo», è una delle sue liriche più citate. E ha quasi un sapore evangelico…

A “ingaggiarlo” per questa impresa è stato l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini, che per festeggiare il suo 140° anniversario ha elaborato, con il sostegno della Fondazione Cariplo e il patrocinio del Comune di Milano, un progetto di riqualificazione dei “suoi” ambienti interni ed esterni, coinvolgendo anche le realtà adiacenti, in un’area compresa tra piazza Cardinal Ferrari e le vie Mercalli, Pini e San Calimero.

Un migliaio di metri quadri dipinti, insomma, affidati, oltre che a Tresoldi, all’estro e alla maestria di altri artisti di strada, come Paolo Bordino (in arte Pao: suoi, ad esempio, sono i paracarri trasformati nei famosi “pinguini”), che sul perimetro del Gaetano Pini ha realizzato una composizione di pattern astratti a rappresentare le contraddizioni, e i contrasti, della metropoli, che possono tuttavia trovare una loro “armonia” in una fruttuosa coesistenza.

Mentre Alessandra Montanari e Walter Contipelli (ovvero il duo Orticanoodles) sulla lunga muraglia del monastero di clausura della Visitazione, fra la divertita sorpresa delle religiose, hanno ritratto tredici milanesi illustri del recente passato (di nascita o per adozione), da Giorgio Gaber a Enzo Jannacci, da Gianfranco Ferré ad Alda Merini, gaio monumento al genio ambrosiano e alla civile passione meneghina.

E poi l’Archivio Diocesano, si diceva. La pregevole struttura architettonica che l’Istituto per il Sostentamento del Clero ha realizzato agli inizi del Terzo millennio, incastonandola in un contesto di storici edifici, per custodire le venerande carte della Chiesa ambrosiana: atti, documenti, testi. Un luogo del sapere e della memoria, che lo stesso Ivan è stato aiutato a conoscere, accompagnato ad immergersi fra manoscritti e stampe, codici e pergamene, in un viaggio nel passato che continua a farsi presente. E futuro.

È così che le muraglie dell’Archivio, ieri severamente protettive, diventano oggi pagine nuove (anche perché non più deturpate dagli sgorbi, quelli sì, di graffitari incivili), i cui segni grafici evocano già nel contenitore il contenuto, portando al di fuori quel che è custodito dentro. Ma, allo stesso tempo, invitando l’osservatore a interiorizzare parole-chiave di un’esperienza comune: di “Condivisione”, come, ancora, si può leggere letteralmente fra le righe…

Il carattere scelto per questa perfomance da Ivan Tresoldi, cultore di calligrafia, è una sorta di moderna rielaborazione del Fraktur, il tipico stile tedesco goticheggiante, qui depurato dei suoi eccessi barocchi e come stilizzato in un concetto tipografico universale, dagli ideogrammi alle rune. Un carattere, peraltro, che ben s’armonizza con le linee gotiche dell’adiacente chiesa di San Calimero. E che sembra perfino richiamare il cantiere gotico per eccellenza, quello della cattedrale ambrosiana che ancor oggi veglia su Milano. Con “Amore”, appunto, com’è diligentemente scritto.

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